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Il centro giovani di Mendrisio, dove si svolgono gli incontri
MENDRISIO
20.03.2019 - 06:000
Aggiornamento : 10:23

«Molti ci guardano con diffidenza»

La fondazione Pro Mente Sana ha lanciato il primo corso in Ticino per pazienti psichiatrici. Ma le difficoltà non mancano

MENDRISIO - I pazienti psichiatrici ticinesi sono 9300 – quelli che si rivolgono ogni anno alle strutture cantonali – ma Federica Giudici ha faticato molto per radunarne 14. «Di sicuro, qualcuno non si presenterà nemmeno in classe» mette in conto. Ma la 32enne del Mendrisiotto ha già raggiunto il suo primo obiettivo. 

Modello peer-to-peer - Le lezioni sono iniziate settimana scorsa. Per la prima volta approda in Ticino un corso “di vita” rivolto a persone con sofferenze psichiche, su un modello peer-to-peer già praticato da anni in Romandia e Svizzera tedesca. La classe formata da Giudici – un'assistente sociale – si ritrova due volte al mese al Centro Giovani di Mendrisio, a due passi dalla stazione e dalla clinica psichiatrica cantonale. Molti degli iscritti al corso vengono da lì: persone con problemi di depressione, bipolarismo, anche alcuni schizofrenici. 

«Guardati con diffidenza» - A differenza degli alcolisti anonimi, in psichiatria i gruppi di “pari” che seguono percorsi riabilitativi sono ancora da sdoganare. Le istituzioni sanitarie e molti professionisti guardano «con diffidenza» a progetti pilota come quello di Giudici, che invece sono promossi dalla fondazione Pro Mente Sana (specializzata in diritti dei pazienti).

Il corso pilota - In Ticino i pregiudizi «sono più radicati perché si tratta di qualcosa di totalmente nuovo» continua Giudici. «La medicina tradizionale si concentra sui ricoveri e la sedazione. Spesso trascurando la vita sociale e la capacità dei disabili psichici di gestirsi e realizzarsi in autonomia». Dopo mesi di sensibilizzazione presso associazioni ed enti del territorio – non sempre disponibili a collaborare – i primi 14 coraggiosi si sono fatti avanti. Nel corso-pilota impareranno «ad avere coscienza di sé e ad ascoltare i propri campanelli d'allarme» nella convinzione che «il disagio psichico può convivere con una vita attiva e piena». Il tentativo implica il rischio di una delusione. Ma vale la pena.

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