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LOCARNO/BASILEA
05.09.2018 - 07:000
Aggiornamento : 14:39

L'odissea oltre Gottardo di una bimba ticinese (tra tanti)

Ogni anno almeno 150 piccoli pazienti vengono curati fuori Cantone. E non sempre va tutto bene, come mostra il caso di una neonata del Locarnese

LOCARNO/BASILEA - L'odissea di Giulia* è iniziata a Locarno il 4 maggio alle 8.30. Appena nata, un elicottero l'ha trasportata d'urgenza in un posto lontano ma noto alle cronache ticinesi: il “Kinderspital” di Basilea. «Siete fortunati, è il luogo migliore per queste cose» si sentirono dire i genitori. Da allora però si sono fatti un'idea diversa.

I numeri - Al capo opposto della Svizzera, nell'ospedale universitario basilese (Ukbb) finiscono buona parte dei bambini coinvolti in incidenti gravi in Ticino. Ben 76 casi nel 2017: il numero è «in leggero aumento rispetto al passato» spiegano dall'ente. Confermano dall'associazione Alessia, che supporta le famiglie ticinesi in trasferta oltre Gottardo durante le cure dei figli: circa 150 i casi ogni anno, «in aumento costante» e divisi per lo più tra i “Kinderspital” di Basilea, Lucerna e Zurigo.

Viaggi pediatrici - Motivo dell'esodo: in Ticino manca un reparto di medicina intensiva per i più piccoli. Problema annoso (e costoso) per i genitori costretti a estenuanti viaggi sanitari. Da alcuni mesi l'Eoc ha potenziato e accorpato i servizi pediatrici a Bellinzona, ma per i casi «più complessi» c'è ancora una convenzione con Basilea. «Finora non c'erano state lamentele da parte delle famiglie» assicura il responsabile comunicazione dell'Eoc Mariano Masserini. 

Infezioni post-operatorie - Il caso di Giulia non è la norma. Dopo un'operazione eseguita con successo per una malformazione alla vescica, la neonata è stata sottoposta – a distanza di settimane – a due controlli nel reparto pediatrico dell'Ukbb. Da entrambe le visite la bambina è uscita con altrettante infezioni, per cui è stata in cura alla Carità di Locarno.

L'Ukbb: «Casi rari» - Recarsi così lontano dal Ticino per le cure non piace a nessuno: «Abbiamo speso e penato molto per le trasferte, e questo è il risultato» protestano i familiari, che in una lettera aperta (qui sotto) parlano di «carenti precauzioni igieniche e mancanza d'attenzione». L'Ukbb fa sapere che «non ha mai ricevuto prima lamentele su aspetti igienici» e dispone di una commissione ad hoc per i controlli. L'istituto, assicura un portavoce, «ha buoni punteggi a livello nazionale per la soddisfazione dei genitori e le infezioni post-operatorie». Per fortuna. 

La lettera di un familiare della bimba:

«La nascita di un figlio, maschio o femmina che sia, è l’evento più bello che possa esistere per due genitori. Le prime ecografie, le prime curiosità, sapere se sarà maschietto o femminuccia (...). Ma poi all’improvviso accade qualcosa che nessuno ha preventivato. A nascita avvenuta capita di scoprire cose che non avresti mai voluto scoprire, e comincia il calvario».

«La neonata Giulia (nome fittizio) è venuta al mondo con una malformazione non diagnosticata, un evento che lascia i genitori e il sottoscritto senza parole ma con molta paura e rabbia. Da subito la corsa in ambulanza dalla clinica dove è nata Giulia ad un ospedale più preparato, quello di Bellinzona (...). Quindi la decisione di trasferire Giulia in elicottero al Kinderspital di Basilea, per sottoporrla un intervento chirurgico (...). Medici e personale preparatissimi, sempre a disposizione a qualsiasi ora, unica pecca forse la lingua, che rendeva difficile la comunicazione (...)».

«Pochi giorni dopo finalmente anche la madre è stata in grado di raggiungere la figlia, ma non senza difficoltà. Infatti (...) nonostante i punti e i dolori ha dovuto raggiungere Basilea con mezzi propri. Operazione riuscita e dopo dieci giorni (...) la bambina viene affidata al reparto di pediatria».

«Qui cominciano i problemi. Non sempre la bimba, così come altri bambini ricoverati, sono seguiti con attenzione, anzi oserei dire che sono seguiti con leggerezza. Le infermiere del reparto sono state più volte inadempienti (...). Risultato: un'infezione alle vie urinarie della piccola. I genitori allarmati da questi comportamenti hanno (...) denunciato oltre ai già citati problemi anche una scarsa cura dell’igene della camera, problema già sollevato anche da un’altra madre che divideva la camera con i malcapitati».

«Al rientro in Ticino, la coppia ha cominciato una vita regolare con la piccola (...) Giulia è cresciuta e tutto lasciava presagire a una crescita normale, fino a quando la bambina deve tornare a Basilea per una visita programmata. Viene sottoposta a un esame di circa 90 minuti, ma poco dopo l’inizio, come spesso accade nei bebè, Giulia fa la cacca (...). La madre, presente all’esame, chiede più volte di poter pulire la piccola ma (...) purtroppo la risposta del personale dell'ospedale è negativa. L'esame viene portato a termine con Giulia sporca di cacca fino ai capelli. E non si tratta di un modo di dire».

«Di lì a pochi giorni torna la febbre, e una nuova diagnosi: infezione batterica! Altro calvario per la piccola, che dopo alcune visite viene sottoposta a cura antibiotica via vena ogni otto ore. A oggi Giulia non è ancora guarita dalla seconda infezione, ma i medici sono ottimisti e speriamo con tutto il cuore che si possa riprendere in fretta, auspicando che in futuro ci siano medici, infermieri e operatori sanitari più attenti ai loro pazienti».

«Questi genitori sono molto dispiaciuti per il calvario che ha dovuto subire Giulia (...). La bimba ha sofferto molto, soprattutto per gli sbagli altrui e questo non dovrebbe succedere, indipendentemente da chi sia il paziente. Non vogliamo puntare il dito obbligatoriamente contro qualcuno, ma speriamo con tutto il cuore che l’esperienza di Giulia serva da lezione affinchè certi scempi non accadano più e che i prossimi bambini, perchè purtroppo accadrà ancora, non siano trattati con leggerezza».

* nome di fantasia

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