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15.06.2018 - 17:170
Aggiornamento : 16.06.2018 - 09:29

Si è chiuso l’anno scolastico, aspettando la “Scuola che verrà”

Da oggi gli studenti ticinesi potranno godersi le meritate vacanze. Il DECS fa un punto della situazione su quello che è stato e quello che sarà: parlando anche dell’integrazione dei migranti

BELLINZONA - Zaini, astucci e penne finiscono negli armadi. Fino al prossimo 3 settembre. Data in cui è prevista l’apertura del prossimo anno scolastico. Da oggi migliaia di studenti ticinesi (esclusi quelli che stanno affrontando gli esami di maturità) possono infatti godersi le vacanze. Per il DECS, invece, è tempo di bilanci di quello che è stato e quello che sarà. Soprattutto per quanto riguarda la “Scuola che verrà”.

La “Scuola che verrà» - Il progetto - ricordiamo - sarà “allargato” pure alla Scuola Media di Caslano a partire da settembre. Diventeranno quindi quattro le sedi nella quali si svolgerà la sperimentazione. Inoltre si è chiesto di affidare la valutazione della sperimentazione, della durata di tre anni, a «un istituto universitario confederato», mentre la forma didattica del laboratorio verrà provata con due varianti che prevedono una diversa organizzazione dei gruppi a metà classe (eterogenea la prima, come proposto dal Dipartimento; basata sulle capacità degli allievi la seconda, in accordo alla proposta del rapporto di maggioranza della Commissione speciale scolastica).

Lievitano i costi - I costi del progetto - viste le modifiche volute dal Parlamento - sono cresciuti di quasi 1.5 milioni di franchi (da 5'310'000 a 6'730'000).

Incognita referendum - Sulla “Scuola che verrà” si sono però materializzate delle nuvole nere sotto forma del referendum «No allo smantellamento della Scuola pubblica» che i ticinesi dovranno votare il prossimo 23 di settembre. «Il referendum ha un impatto immediato sulla riforma»,  sottolineano dal DECS. «Anche nell’ipotesi che dalle urne esca un ‘sì’, la sperimentazione potrà iniziare unicamente a settembre 2019, prolungando di un ulteriore anno un processo avviato nel 2013». Nel caso di esito negativo, invece, il progetto di riforma subirà «un’inevitabile battuta d’arresto».

Nuove “medie”: «Esperienza positiva» - Cambiando tema da quella che verrà si torna alla scuola che è stata (durante questa annata 2017/18). Un anno che ha visto l’implementazione del nuovo Piano di studio nelle scuole medie. A giugno 2018 tutte le sedi hanno concluso l’approfondimento grazie alla collaborazione di esperti e consulenti di materia. Lo stesso approfondimento, con la preparazione di materiali didattici, è avvenuto nei laboratori disciplinari. «È stata un’esperienza positiva - sottolineano dal DECS - che ha ha permesso la conoscenza e il confronto costruttivo tra le varie componenti delle scuole obbligatorie, grazie a uno sguardo più ampio e più variegato nei metodi e nelle modalità di approccio didattico alle varie discipline».

Integrazione dei migranti - Il tema dell’integrazione sociale e professionale degli stranieri, in particolare quello dell’inserimento durevole di rifugiati, è stato anch’esso al centro delle preoccupazioni politiche ed è stato affrontato nel corso di quest’anno scolastico 2017/18. «Grazie all’accordo di programma sottoscritto con la Segreteria di Stato della migrazione - specifica la Divisione della formazione professionale - promuoverà tra il 2018 e il 2021 ben 150 posti di pre-apprendistato in diverse aree professionali rivolti a giovani adulti e adulti migranti, contribuendo in questo modo ai percorsi di integrazione. Forte sarà il coinvolgimento dei partner della formazione e tra essi delle scuole professionali».

Un po’ di numeri - Il Dipartimento capeggiato da Bertoli ha pure fornito un po’ di numeri in merito all’anno scolastico appena andato agli archivi. In totale 8’305 bimbi (+99 rispetto al 2016/17) hanno frequentato l’asilo accuditi da 548 maestri (+14). Alle scuole elementari gli allievi erano in 14’775 (-291) curati da 1’280 insegnanti (+1) e da 207 docenti di sostegno (+6). Alle scuole Medie sono andati 11’909 studenti (-46) seguiti da 1’499 professori (-16). Alle scuole superiori, infine, sono andati 5’111(-82) studenti e 593 docenti (-6). Il bilancio (totale) della scuola ticinese durante questa annata: 56’498 allievi (52’498 in istituti pubblici, 3’994 in quelli privati) e 5’890 docenti.

Commenti
 
Evry 1 anno fa su tio
Scusate ma dobbiamo proprio inventare l'acqua calda, in tutti gli altri cantoni svizzeri si adottano metodi sbagliati ? Impegati piutosto il tempo e denari per preparare meglio gli insegnanti, grazie
87 1 anno fa su tio
Se non ricordo male su "L'inchiesta" o "Spendere meglio" avevano pubblicato un articolo a riguardo, sull'attendibilità per i confronti del nuovo metodo di insegnamento rispetto al metodo attuale. Citavano l'esempio «Piove poco e nell'orto manca verdura. Proviamo a cambiare la zappa e innaffiamo di più.». Nell'articolo volevano esprimere come non sia verificabile il tentativo di cambiare lo strumento (la zappa = il nuovo metodo di insegnamento) a causa della maggiore irrigazione (=finanziamenti da parte del Cantone). A questo punto allora innaffiamo anche le scuole che continuano con il metodo corrente per avere una verifica attendibile tra i due strumenti.
Evry 1 anno fa su tio
La scuola che verrà, speriamo non sia quella prospettata da capo... dipartimento,
miba 1 anno fa su tio
La scuola che verrà, alias il parto (o l'aborto?) dei sinistroidi. La SCUOLA è la scuola non una palestra di esperimenti!!! I nostri figli/giovani DEVONO apprendere ed imparare per essere poi preparati alla vita personale e professionale. Per farla breve: i nostri figli/giovani hanno il DIRITTO alla SCUOLA, non a fare da cavie alle teorie campate in aria da chi non ha altro da fare che il buon tempo per inventarsele!
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