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LUGANO
05.12.2017 - 06:550
Aggiornamento : 09:42

Giovani nella zona grigia: «Noi li aiutiamo a uscirne»

Il progetto Mentoring compie 10 anni. E ora si va a caccia di nuovi volontari. La storia di Alessandra, rimasta sola con la mamma malata: «Mi hanno dato una grande mano»  

LUGANO – A caccia di nuovi mentori. Di persone che vogliano mettere a disposizione un po' del loro tempo per seguire ragazzi in difficoltà. Giovani, tra i 15 e i 22 anni, che si trovano in una zona grigia. Che non riescono a portare a termine una formazione, che soffrono di disagi affettivi o famigliari, che non si sentono inseriti nel contesto sociale. Il progetto "Mentoring", lanciato da Pro Juventute, nel 2018 compirà 10 anni. E ora lancia l’appello: si cercano nuovi volontari. «Al momento riusciamo a seguire una sessantina di ragazzi all'anno – spiega Ilario Lodi, direttore di Pro Juventute per la Svizzera italiana –. Ma potremmo seguirne molti di più, se avessimo i quattrini per coprire le spese. La richiesta è alta». 

Un paio di incontri a settimana – Giovani sull'orlo del baratro, o quasi. Oppure ragazzi che stanno semplicemente vivendo un momento di difficoltà. «Ma che non necessitano dello psichiatra di turno – puntualizza Giacomo Petruccelli, mentore di lunga data e oggi responsabile della sede di Paradiso del progetto –. Bensì solo di qualcuno che li sostenga. Di solito per 6-12 mesi, un paio di volte alla settimana. Finché non riescono a camminare da soli. Spesso sono i servizi sociali a segnalarceli, o le stesse famiglie. C'è anche tanto passaparola tra gli stessi ragazzi».

Il traghettatore – Petruccelli fino a una decina di anni fa era un semplice autista di bus. A un certo punto viene a conoscenza del progetto Mentoring, tramite un'inserzione sul giornale. «Ho iniziato a seguire i ragazzi a Locarno. All'epoca c'era solo una sede. Oggi ne abbiamo quattro. Mi stimolava l'idea di traghettare questi giovani da uno stato di difficoltà a una situazione più serena».

Punti di svolta – Ai ragazzi in questione, soprattutto agli adolescenti, mancano figure di riferimento al di fuori della famiglia. «Ci sono casi molto particolari. Con giovani che vivono in famiglie monoparentali, con la mamma che fa quattro lavori per arrivare alla fine del mese. E che non ha tempo per ascoltare i figli». «In generale i risultati finora sono stati ottimi – commenta Lodi –. C'è chi ricomincia o conclude la scuola, chi decide di partire per un soggiorno all'estero, chi riesce a trovare un appartamento e a essere indipendente».   

La testimonianza – Tra le giovani seguite dal progetto Mentoring c’è anche Alessandra, 19 anni. A un certo punto sua madre si è ammalata. E lei si è ritrovata da sola in casa. Con mille incognite. «Tramite i servizi sociali sono arrivata a conoscere Mentoring – dice –. I volontari mi hanno aiutata a trovare un nuovo appartamento, più consono alle mie possibilità. Ora mi seguono nella formazione, nel mio apprendistato nel ramo sanitario. E quando ho un problema burocratico, so che c'è qualcuno che mi può aiutare. Mi hanno dato una grande mano». 

Una grande sfida – Lodi è chiaro. I mentori non hanno la bacchetta magica. «È il giovane che deve, piano piano, fare click da solo. Responsabilizzarsi. Il nostro è unicamente un sostegno. Che può essere svolto da comuni cittadini. È questo il messaggio più bello che facciamo passare. E cioè che chiunque, dal barista all'impiegato, può occuparsi dei nostri giovani. Attualmente abbiamo circa una trentina di mentori. C'è chi lo fa da tanti anni, altri dopo un po' smettono. C'è un ricambio continuo. E, vista la crescente necessità di personale volontario, siamo di nuovo alla ricerca di persone che abbiano voglia di lanciarsi in questa sfida». 

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