Berna tira dritto: nessuna marcia indietro dopo il «no» popolare

Confermata la riduzione del canone radio-tv a 300 franchi entro il 2029
Confermata la riduzione del canone radio-tv a 300 franchi entro il 2029
BERNA - Dopo il chiaro "no" all'iniziativa "200 franchi bastano", il Consiglio federale non intende fare marcia indietro sulla sua decisione, sostenuta dal Parlamento, di abbassare il canone radio-tivù da 335 a 300 franchi entro il 2029.
È quanto risponde oggi il Governo a un quesito del consigliere nazionale Ueli Schmezer (PS/BE), già ex giornalista della televisione svizzerotedesca.
La domanda di Schmezer è stata inoltrata al governo lo scorso 4 di marzo ossia prima della votazione - ma la richiesta è stata reiterata ieri dopo il risultato alle urne - qualora l'iniziativa anti SSR fosse stata respinta dal 55% o più di votanti.
Secondo Schmezer, che poteva avvalersi degli ultimi sondaggi, considerata la netta maggioranza dei "no", il controprogetto indiretto del Consiglio federale, ossia riduzione della tassa Serafe a 300 franchi tramite ordinanza per contrastare l'iniziativa, non sarebbe stata evidentemente necessaria. A detta del consigliere nazionale, una simile "riduzione indebolisce notevolmente la SSR ed è discutibile dal punto di vista democratico".
Ma per il Consiglio federale, non è il caso di dare seguito a una simile richiesta. Popolo e i Cantoni hanno deciso sull'iniziativa conoscendo il controprogetto a livello di ordinanza. Il Consiglio federale attuerà quindi la revisione parziale dell'ordinanza sulla radiotelevisione conformemente alla sua decisione del 19 giugno 2024 anche in caso di "no" all'iniziativa (poi verificatosi). Tornare sulla propria decisione "sarebbe altamente discutibile dal punto di vista democratico".




