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08.03.2021 - 19:020
Aggiornamento : 19:49

«Tutte le aziende in crisi vanno aiutate, anche quelle nuove»

Il Consiglio Nazionale vuole togliere il limite temporale del primo ottobre per la richiesta dei casi di rigore.

Secondo il ticinese Fabio Regazzi fissare una data come ha fatto il Consiglio degli Stati «è discriminatorio».

BERNA - Nel corso dell'esame particolareggiato della Legge Covid-19, il plenum ha voluto (130 voti a 60) garantire un sostegno a tutte le nuove imprese in difficoltà, stralciando la data di fondazione del 1° ottobre stabilita dal Consiglio degli Stati.

Secondo il consigliere nazionale Fabio Regazzi (Centro/TI), sostenuto dal campo rosso-verde, fissare una data come stabilito dai "senatori" sarebbe discriminatorio. Per il Presidente dell'Unione svizzera delle arti e mestieri (Usam), che aveva già annunciato battaglia su questo tema in un'intervista concessa a Tio.ch / 20 minuti, «tutte le aziende in difficoltà devono poter avvantaggiarsi del programma per i "casi di rigore"».

La destra avrebbe voluto limitare il numero dei potenziali beneficiari, anche per motivi di carattere finanziario, un leitmotiv più volte evocato in aula dai democentristi allo scopo di evitare un eccessivo indebitamento che, a loto parere, «ricadrebbe sulle spalle delle generazioni future».

Aiuti a ditte obbligate a chiudere - Il plenum, per 127 voti a 68, ha anche accolto una proposta Regazzi secondo cui le imprese chiuse per ordine delle autorità o la cui attività è stata fortemente limitata durante la pandemia devono poter ottenere un contributo a fondo perso per un importo pari al massimo al 30% del fatturato medio dello stesso periodo nel 2018 e 2019. Per il presidente dell'Usam, anche in questo caso bisogna evitare discriminazioni con le altre aziende, se non altro per istituire una prassi il più possibile omogenea a livello nazionale: i Cantoni applicano infatti criteri diversi per valutare i casi di rigore e vi sono segnali di un irrigidimento per quanto attiene al versamento di aiuti finanziari.

Dopotutto, i proprietari non hanno alcuna colpa se hanno dovuto chiudere l'attività su ordine delle autorità. In molti casi, anche un'attività limitata (qui il grido d'allarme di una coppia di ristoratori di Camorino) - non è sufficiente per rimanere a galla, ha spiegato il ticinese.

Caso di rigore, -25% fatturato - In merito alla diminuzione del fatturato che darebbe diritto a un sostegno per i "casi di rigore", la maggioranza della camera crede che una diminuzione del 25% - e non del 40% come deciso dal Consiglio degli stati - sia sufficiente per qualificare un caso di rigore.

Il plenum ha seguito invece il Consiglio degli Stati per quanto riguarda il divieto di distribuire dividendi per i tre anni che seguono la concessione degli aiuti, prevedendo tuttavia alcune eccezioni (per es. la distribuzione di dividendi a scopo di finanziamento).

Grandi imprese, più generosità - La Camera del popolo ha anche accolto le modalità di versamento dei contributi alle imprese con ricavi superiori a 5 milioni di franchi stabilite dagli Stati, pur essendo più generosa su due punti, stralciando l'obbligo per i proprietari di fornire prestazioni proprie in caso di contributi superiori a 5 milioni di franchi. In secondo luogo ha deciso che il Consiglio federale potrà aumentare i massimali non appena un'impresa mostrerà un calo del 70% invece che dell'80%.

Per quanto riguarda le modalità di un eventuale rimborso dei contributi, il plenum ha accolto una proposta di minoranza sostenuta dal centro e dal campo rosso-verde che esclude dall'obbligo di rimborso per contributi a fondo perso le società con un fatturato inferiore a 250 milioni di franchi.

Quota parte al 70% - Con una forte maggioranza, il Consiglio nazionale ha poi respinto la decisione dei "senatori" di portare la quota di finanziamento della Confederazione per i casi di rigore dal 70 all'80%.

La decisione del plenum non sorprende più di tanto: la Camera dei Cantoni aveva approvato questo aumento grazie unicamente al voto del suo presidente, Alex Kuprecht (UDC/SZ). L'innalzamento della quota a carico della Confederazione per le imprese con ricavi annuali fino a 5 milioni costerebbe alle casse federali 600 milioni di franchi supplementari

Commenti
 
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blob 1 mese fa su tio
Buongiorno Alma, mi spiace. anche io avevo una attività qualche anno fa e so cosa significa .... Mi sa però che NON vogliono aiutare più di tanto .
Didimon 1 mese fa su tio
No no nessuno dei ticinesi va aiutato.. Meglio trovare accordi e firmare con Italia per rimborsi frontalieri hom office
seo56 1 mese fa su tio
Mah!!!
ALMA 1 mese fa su tio
Speriamo davvero in aiuti ho aperto a novembre , ma se non mi facevano chiudere non avrei avuto i problemi finanziari attuali niente ipg niente casi di rigore e niente ponte COVID quindi niente di niente ... aiutateci che come me vi sono altri... noi piccoli soffriamo in una situazione dove non c’è dato nulla non siamo grosse società solo persone che hai voglia di lavorare! Visto che ci avete chiuso sarebbe un diritto aiutarci.
ciapp 1 mese fa su tio
lé po ol minim che i po faa
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