Keystone (archivio)
C'è chi vede i segnali di una "Blocherdämmerung", una sorta di crepuscolo degli dei
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15.04.2019 - 15:280
Aggiornamento : 16.04.2019 - 16:05

Preso d'assalto dai giornalisti, Blocher rompe il silenzio

Il 78enne terrà una conferenza stampa domani in cui parlerà del futuro della Svizzera e dell'Udc, uscito nettamente sconfitto dalle ultime elezioni cantonali zurighesi

ZURIGO - Niente paura, l'UDC è in buona forma e l'argomento clima passerà di moda: lo sostiene l'ex consigliere federale Christoph Blocher, che oggi a Zurigo ha fatto il punto su un partito in perdita di velocità nelle recenti elezioni cantonali, prendendo anche posizione sulle forzate dimissioni dei vertici della sezione locale, che tanto hanno fatto discutere. E sul numero uno nazionale Albert Rösti.

«Il tema del clima è oggi di moda, ma passerà: si deve solo aspettare», afferma il 78enne. A suo avviso non è il caso di preoccuparsi per le elezioni federali di ottobre. Blocher ha paragonato la situazione odierna con gli scenari definiti da fine del mondo del passato, in relazione per esempio alla morte dei boschi e al buco dell'ozono. «Chi ne parla ancora? Anche questa volta non finirà il mondo», si dice convinto.

Per il plurimiliardario con il pretesto della protezione del clima si punta unicamente a riscuotere nuove tasse: dapprima verrebbero aumentati i prezzi della benzina, poi i costi del riscaldamento e infine toccherebbe all'agricoltura finire sotto pressione.

«Noi come UDC dobbiamo difenderci da queste misure avventate, che nel complesso non servono a nulla», ha detto Blocher. I democentristi intendono puntare sulla responsabilità individuale. Non si deve dire alla gente cosa può mangiare: «una persona che vive provoca emissioni di CO2, bisogna accettarlo.»

Blocher ha comunque ammesso che il tema del clima è costato diversi voti all'UDC nelle ultime elezioni, non da ultimo nel canton Zurigo. «Non avevamo su questo argomento nulla da opporre, è vero». A Zurigo però l'UDC non ha perso solo per questo: ha arretrato perché la direzione del partito non ha fatto il suo lavoro, si è detto convinto.

Se anche l'UDC, a causa dell'onda verde, dovesse perdere voti pure nelle elezioni nazionali, non vi è da preoccuparsi, sostiene Blocher. Il compito di un partito non è vincere le elezioni: in gioco vi devono essere i temi politici, non le sedie e i mandati. «Sarebbe deprecabile fare solo ciò che serve per vincere le elezioni». E la questione politica numero uno, secondo Blocher, rimane «l'accordo di sudditanza con l'Ue», vale a dire l'accordo quadro.

L'ex ministro di giustizia (2004-2007) ed ex consigliere nazionale (1979-2003 e 2011-2014) ha indetto la conferenza stampa per rispondere alle numerose domande di giornalisti ricevute in particolare dopo il passo indietro cui è stata costretta la dirigenza della sezione cantonale zurighese (di cui Blocher è stato presidente, dal 1977 al 2003).

Le dimissioni sono state una conseguenza della sconfitta subita nelle elezioni. Il deciso intervento di Blocher (che negli anni in cui ha "regnato" a Zurigo ha portato il partito dal 16% al 30% dei voti) non è piaciuto a tutti: ma secondo l'interessato è avvenuto nell'ambito di un processo democratico.

Da due anni - afferma l'ex consigliere federale - ci si chiedeva se la direzione di Konrad Langhart fosse quella giusta. «Solo che nessuno ha fatto nulla, perché sarebbe stato spiacevole farlo». Quale consulente e "elder statesman" (cioè vecchio e rispettato politico che ha ancora un'influenza a causa della sua esperienza) si è assunto l'ingrato compito di promuovere il ricambio.

Dopo la sua uscita di scena in un'intervista Langhart aveva sostenuto che nell'UDC zurighese convivevano due mondi, quello della direzione e quello della base. A suo avviso l'aggressività e la propensione alla polemica mostrati dai vertici erano sempre meno accettati: e anche la rotta del partito contraria alla protezione del clima non veniva capita dai contadini bio vicini all'UDC.

Critiche che Blocher sostiene di non aver mai sentito. «Langhart non ha mai detto nulla di simile». Per l'imprenditore semplicemente chi perde il posto cerca le ragioni per cui ciò è successo. «Ma il cambio di direzione è avvenuto per motivi funzionali, non politici o ideologici». Naturalmente all'interno dell'UDC convivono opinioni diverse, ma la forza del partito è tuttora quella di essere in grado di trovare una sintesi.

E i vertici nazionali? Possono almeno per il momento dormire sonni tranquilli, Blocher non vede problemi in materia. Non c'è motivo di cambiare la direzione sotto la guida di Albert Rösti: «credo che sia ben attrezzati per le elezioni», osserva.

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