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17.01.2020 - 00:100
Aggiornamento : 18.02.2020 - 08:34

«Prima erano i pappagalli, ora rettili e aracnidi»

A differenza dell'importazione illegale, il numero di sequestri di animali è stabile. L'USAV: «Parliamo di 30-40 casi. Per i reati gravi si rischiano fino a 20'000 franchi di multa e la prigione»

BERNA - «Le multe variano da un caso all'altro, ma nei casi gravi possono raggiungere importi fino ai 20'000 franchi e il trasgressore rischia fino a tre anni di prigione». L'importazione illegale di animali alle frontiere svizzere è - come detto - in aumento. I casi che hanno infranto la convenzione sulla conservazione della specie (CITES, vedi box) sono infatti passati dai 569 del 2017 ai 747 del 2018.

I dati - provenienti dall'Amministrazione federale delle dogane - riguardano però sia casi eclatanti, come quello dei due pesci provenienti dall'Amazzonia sequestrati a Oberriet (SG), sia (e sono la maggioranza) eventi minori. 

«I casi più gravi, quelli che per intenderci comportano il sequestro degli animali e una multa salata per il trasgressore, sono stabili negli anni», ci spiega telefonicamente Bruno Mainini dell'Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV).

«Parliamo di 30-40 casi di confisca all'anno che interessano dai 100 ai 150 animali. La maggior parte di essi concerne privati cittadini che non hanno intenti criminali».

Spesse volte questi sequestri non avvengono però alle dogane stradali, bensì negli aeroporti di Ginevra e Zurigo. E il motivo è semplice. «Le specie protette spesso arrivano da paesi lontani e la loro importazione viene quindi effettuata tramite aereo».

Mainini, poi, precisa che il caso avvenuto il 4 gennaio nel canton San Gallo è molto raro, in quanto sono pochi i pesci a rischio estinzione presenti sulla lista del CITES.

«La maggior parte delle specie protette rientra infatti nella flora. Per quel che concerne gli animali quelli più presenti e richiesti sono pappagalli, rettili, tartarughe e aracnidi».

Le preferenze nei decenni sono profondamente cambiate: «Negli anni 90 gli animali più richiesti erano i pappagalli. Oggi invece quelli più ricercati sono rettili, aracnidi e scorpioni», precisa Mainini. «È un segnale dei tempi che cambiano. Sono animali silenziosi. Non fanno rumore e quindi non creano problemi nel vicinato».

Le importazioni coinvolgono molto spesso dei privati cittadini che si recano all'estero per motivi di convenienza o perché quella determinata specie in Svizzera non si trova.

Insomma, la maggioranza dei casi trattati dall'USAV non ha nessun intento criminale e riguarda un numero esiguo di animali. Anche se Mainini ci svela qualche eccezione: «Ricordo una persona beccata con 40 tartarughe greche. Un'altra, invece, portava con sé 200 aracnidi».

Casi molto rari, certo, ma che costano caro a chi importa illegalmente. «Le multe - sottolinea il funzionario dell'USAV - variano di caso in caso e dipendono dal livello di protezione dell'animale. Le sanzioni partono dai 250 franchi. Ad esempio per un pitone».

Possono però raggiungere cifre a tre o quattro zeri per specie rare o a forte rischio di estinzione: «In casi molto gravi - conclude Mainini - la multa può toccare i 20'000 franchi e il trasgressore rischia fino a tre anni di prigione».

Cos'è la convenzione CITES - La CITES, acronimo di Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora, è una convenzione sul commercio nata nel 1973 allo scopo di garantire una conservazione sostenibile delle specie animali e vegetali del nostro Pianeta.

Le ultime disposizioni in materia, decise durante la diciottesima Conferenza svoltasi nell'agosto 2019 a Ginevra, sono entrate in vigore il primo dicembre dello stesso anno in Svizzera.

Svizzera che, tra l'altro, è stata tra i primi firmatari del CITES, che attualmente comprende più di 180 Paesi. La convenzione prevede che - a seconda del grado di minaccia - l’esportazione e l’importazione di piante e animali vivi o di loro parti e prodotti derivati sono vietate o necessitano di un’autorizzazione.

Nel CITES troviamo attualmente 5'000 specie di fauna e 28'000 di flora. Esse sono classificate in tre livelli di protezione a dipendenza del grado di minaccia. Nel primo troviamo gli esemplari altamente minacciati, il cui commercio è fortemente limitato o addirittura vietato.

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