Keystone (archivio)
I giudici del Tribunale di Horgen hanno dovuto affrontare un processo totalmente indiziario.
ZURIGO
03.07.2019 - 18:380

Picchiò e strangolò la compagna, condannato 62enne

il Tribunale distrettuale di Horgen ha condannato oggi a 10 anni di carcere un uomo che nel 2017 uccise la propria convivente ad Adiswil

ZURIGO - Ha maltrattato in modo brutale la sua partner e il giorno successivo l'ha uccisa strangolandola: il Tribunale distrettuale di Horgen (ZH) ha condannato oggi a 10 anni di carcere uno svizzero di 62 anni, giudicandolo colpevole di omicidio intenzionale.

I fatti risalgono all'autunno 2017. La donna - all'epoca 64enne - condivideva con l'imputato un appartamento ad Adliswil, vicino a Zurigo.

Si è trattato di un processo indiziario. L'uomo ha sempre respinto le accuse e in aula ha oggi dichiarato di non avere "alcuna idea" di come la sua convivente abbia riportato le gravissime ferite che ne hanno causato la morte.

La pubblica accusa ha richiesto una condanna a 15 anni di prigione, mentre la difesa si è battuta per il proscioglimento e l'immediata liberazione dell'imputato dalla detenzione preventiva.

I due si conoscevano da una quindicina di anni e avevano seri problemi con l'alcol. La mattina del primo novembre 2017 era stato l'imputato a chiamare la polizia, sostenendo che la compagna giaceva senza vita nel letto dell'appartamento di Adliswil.

Constatando le gravissime ferite sul corpo della donna - un rapporto dei medici legali elencherà diverse fratture, contusioni ed emorragie, come pure la rottura della laringe e di un timpano - gli inquirenti ne ordinarono la carcerazione preventiva.

La donna era morta il 31 ottobre 2017. Secondo l'accusa, la sera precedente l'imputato, ritornando a casa dopo un giro di bevute, aveva trovato la compagna sdraiata nei propri escrementi nel soggiorno dell'appartamento. Ne sarebbe quindi nata una violenta lite nel corso della quale la donna ha riportato gravi ferite, ma non è morta. Lo strangolamento è invece avvenuto il giorno successivo, o a mani nude oppure utilizzando un foulard, secondo l'atto d'accusa.

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