KEYSTONE/KPINL KPAPA KPPA (ENNIO LEANZA)
BERNA
24.06.2019 - 15:550

Uccise la figlia del un campione olimpionico Korir, condannato

Il cittadino americano dovrà scontare 16 anni di reclusione

MOUTIER - Si è concluso con una condanna a 16 anni di reclusione il processo svoltosi a Moutier (BE) nei confronti di un cittadino americano accusato di aver ucciso nel 2017 a Reconvilier, villaggio del Giura bernese, una 30enne kenyota. La vittima era la figlia di Julius Korir, medaglia d'oro nei 3000 siepi alle Olimpiadi di Los Angeles nel 1984.

Il procuratore aveva chiesto una pena di 15 anni per assassinio, argomentando che l'imputato ha agito per futili motivi, dimostrando totale disprezzo per la vita umana. Ha strangolato la vittima dopo averla accoltellata, ha aggiunto, escludendo l'ipotesi di un doppio tentativo di suicidio. Secondo il pubblico ministero l'imputato era «profondamente» innamorato della vittima, la quale voleva invece prendere le distanze da lui.

L'avvocato difensore chiedeva al massimo sette anni di prigione. La sua tesi era che l'imputato e la vittima avessero deciso di suicidarsi accoltellandosi a vicenda, il reato era quindi quello di omicidio e non di assassinio.

La giudice del Tribunale regionale del Giura bernese-Seeland ha sposato la tesi dell'accusa, parlando di furia omicida e crudeltà, oltre che di freddezza da parte dell'imputato nel descrivere i suoi atti. L'incarcerazione sarà accompagnata da misure terapeutiche. Una volta scontata la pena, l'uomo sarà espulso dalla Svizzera per dieci anni.

I fatti - La vittima, sposata con uno svizzero che al momento dei fatti si trovava in Kenya con il figlio, era stata accoltellata la sera del 25 gennaio 2017 al domicilio di famiglia. La polizia, allarmata per una violenta lite nell'appartamento, vi aveva trovato un uomo ferito e, poco dopo, la donna senza vita. L'uomo, un americano allora 31enne, egli pure di origine kenyota, era stato arrestato.

L'inchiesta, durata oltre due anni e svoltasi tra Svizzera, Kenya e Stati Uniti, ha permesso di appurare che i due si conoscevano da tempo. La kenyota e il marito svizzero erano attivi nella corsa a piedi e solevano ospitare corridori d'élite africani venuti in Svizzera per partecipare a gare come la Morat-Friburgo. Fra loro anche l'imputato.

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