20minuten
ULTIME NOTIZIE Svizzera
FOTO GALLERY
SVIZZERA
8 ore
Incidenti e feriti: la Svizzera ancora sott'acqua
Il maltempo colpisce duro oltre Gottardo. Stazioni e negozi allagati, i pompieri lavorano senza sosta
SVIZZERA
10 ore
Chiarezza sul 5G: «Berna faccia la sua parte»
Gli operatori di telefonia chiedono al Governo federale di contribuire a «oggettivare la discussione»
VALLESE
11 ore
Il Vallese mette al bando i proiettili di piombo
Il Cantone dà l'ultimatum ai propri cacciatori: «Cinque anni per cambiare l'attrezzatura».
SVIZZERA
11 ore
«Sui grandi eventi tante domande restano aperte»
La Taskforce Cultura si aspetta chiarezza su chi debba sostenere i costi per le infrastrutture dei test.
SVIZZERA
13 ore
«Ci aspettiamo una nuova ondata tra i non vaccinati»
Berset dopo l'incontro con i direttori cantonali della sanità: «La situazione è da tenere sotto controllo»
SVIZZERA
13 ore
La pandemia ha pesato di più sulle persone con un reddito basso
A sottolinearlo è un nuovo studio commissionato dalla Confederazione ed effettuato durante la prima ondata.
SVIZZERA
13 ore
Un anno di SwissCovid
Era il 25 giugno 2020 quando l'applicazione di tracciamento elvetica venne messa a disposizione della popolazione.
SVIZZERA
14 ore
I bonus dei manager sono più impopolari
Aumenti bocciati durante la pandemia: in aumento il malcontento tra gli azionisti in Svizzera
VAUD
14 ore
«Il mio licenziamento? Abusivo»
L'attacco a Unia Vaud da parte di Anaïs Timofte, che si è anche rivolta a un tribunale
SVIZZERA
14 ore
Finisce la lezione e sparisce una sostanza radioattiva
Un campione di radio-226 è stato sottratto in una classe liceale che stava effettuando degli esperimenti.
BERNA
15 ore
Un altro morto ripescato dal Wohlensee
Si tratterebbe di un uomo scomparso nel fiume Aare lo scorso 17 giugno
SVIZZERA
15 ore
Contagi settimanali in calo del 47%
In sette giorni nel nostro paese sono stati registrati 1'235 casi. La variante Delta è al 3,8%
GIURA
16 ore
Con l'auto contro un muro: un morto
L'incidente si è verificato nella località giurassiana di St-Ursanne
VALLESE
16 ore
Chalet in fiamme a Zermatt
L'incendio, scoppiato ieri intorno alle 23, non ha fatto feriti.
SVIZZERA
16 ore
Ci sono dieci vittime in più (ma non di oggi), i casi sono 120
Il totale degli ospedalizzati sale di 52, ma 40 provengono da registrazioni tardive. Il consueto bollettino dell'Ufsp
ZURIGO
18 ore
Colpo esplosivo a un bancomat di Eglisau
Nella notte i malviventi hanno preso di mira l'apparecchio, facendo saltare l'intera struttura in cui era installato
VALLESE
18 ore
Fiamme in una fabbrica di magnesio
L'incendio è divampato questa mattina a Martigny, ma la situazione è «sotto controllo».
FOTO
SVIZZERA
18 ore
È il momento di dissotterrare le mutande mangiucchiate
In primavera Agroscope aveva chiesto d'interrarle in giardini e prati per valutare lo stato di salute del suolo.
SVIZZERA / SIRIA
15.07.2018 - 09:210
Aggiornamento : 15:56

Svizzero diventato soldato dell'ISIS: «È stato l'errore più grande della mia vita»

Abu Wael al-Swissri ha combattuto in Siria e Iraq in un'unità d'élite dello Stato Islamico. Ma da subito afferma di aver compreso di aver fatto un grosso errore

ZURIGO - Un soldato mascherato di nero lo porta nella stanza. La sua barba è tagliata, i suoi capelli legati, il suo viso è scavato. È alto un buon 1,90 metri. «Non vedo uno svizzero da tre anni! Sono contento di poter parlare con te. Mi fa sentire che non sono stato dimenticato», esordisce davanti alla giornalista di 20 Minuten.

Il 25enne è noto nell'ISIS con il nome di Abu Wael al-Swissri, ma a Losanna (da dove arriva) è chiamato Aziz B*. I suoi pantaloni sono arrotolati. Come ormai da tre anni. Nello Stato Islamico le gambe dei pantaloni non devono coprire le caviglie, il tessuto non deve toccare terra. Si dice che sia «impuro», spiega Aziz. Parla sottovoce, monotono, con voce profonda. Vuole raccontare la sua storia. Parla per ben due ore.

Nel 2013, l'uomo di origine svizzero-bosniaca si è convertito all'Islam. Ben presto ha subito quel processo di radicalizzazione che l’ha portato a incontrare estremisti bosniaci a Losanna, nella moschea Prélaz. Nel 2015 ha sposato Selwa*, una svizzera di origine bosniaca, anch'essa originaria di Losanna. Ora, lei si trova in Siria settentrionale in un campo per famiglie di combattenti dello Stato Islamico, a circa un'ora da Qamishli. «Sono contenta di essere lontana da Daesh - spiega la giovane donna a 20 Minuten, nel poco tempo che le è concesso per parlare -. Sono felice di essere viva».

Come tanti, vittime dei messaggi di propaganda dell’ISIS - Aziz e Selwa sono stati reclutati su Twitter. Un reclutatore li ha indotti a lasciare la Svizzera e a seguire il percorso classico degli “occidentali”, quello che li porta a diventare combattenti.

«Dopo tre giorni mi sono reso conto che si era trattato di un errore», afferma il venticinquenne. «Il primo giorno ci hanno lasciato dormire, nel secondo hanno preso il mio passaporto, il terzo mi hanno chiesto quale compito avrei voluto assumere. Quando ho detto che volevo andare a studiare il Corano mi hanno risposto: "No, amico mio, sei qui per morire". Pensavo che stessero scherzando».  

Nella capitale dello Stato Islamico, Raqqa, Aziz è stato separato da Selwa. Quindi ha dovuto portare a termine l’addestramento militare. Doveva essere iniziato alle armi, per «combattere i miscredenti». «Ho rifiutato, non volevo combattere. Hanno risposto che era mio dovere. Quindi ho detto loro che volevo tornare indietro. Hanno riso. Non si può tornare indietro. Ho cercato di far pervenire a mia moglie dei messaggi per spiegarle che ci stavano mentendo».

Aziz insiste affermando di non avere mai combattuto per l'ISIS, di non avere mai ucciso nessuno. Come molti altri imprigionati, si presenta come una vittima, come uno che ha ingenuamente incontrato la sua rovina. Come uno che non sapeva che gli sarebbe toccata la guerra piuttosto che la lettura del Corano.

«Vedi - spiega -, l’ISIS mostra una vita piena di opportunità per i musulmani. E i video di guerra ti fanno credere che stai combattendo il regime siriano che uccide i musulmani. Pensavo fosse una lotta giusta». Aziz ora non ci crede più.

A causa del suo presunto rifiuto di completare l'addestramento militare, aveva ricevuto a malapena di che mangiare. E le cose sono andate peggio quando è stato portato a Mosul un mese dopo il suo arrivo: «Mi hanno legato a una sbarra di ferro e mi hanno messo un anello al collo. Mi hanno lasciato così, sotto il sole, per ore». Così ha scelto di imparare ad usare le armi. Kalashnikov, Dushka, lanciarazzi. «Ma so usare solo il Kalashnikov», aggiunge.

Il solo svizzero in un'unità d'élite - Dopo che Aziz ha completato l'addestramento, è stato assegnato al famigerato battaglione Tariq bn Ziad. Ciò non significa che lo svizzero abbia dimostrato capacità militari eccezionali: sono solo gli stranieri a finire in quell'unità. «C'erano anche persone dal Portogallo, dalla Spagna, dal Belgio e dalla Francia. Sicuramente trecento stranieri stavano combattendo lì. Ed ero l'unico svizzero».

Aziz però non vuole combattere. «Ecco perché sono diventato un Mutasaib. Si tratta di chi non ha disciplina, colui che non obbedisce alla legge». I documenti sequestrati dall'esercito iracheno a Mosul, nel gennaio 2017, sostengono parzialmente le sue affermazioni. Abu Wael al-Swissri, si legge, è sposato con una donna e rifiuta la lotta. Il suo status: «problematico».

Secondo questo documento, lo svizzero ha giustificato il suo rifiuto di combattere con problemi al ginocchio.

«Sono rimasto a casa il più spesso possibile» - Tuttavia, il documento spiega che al-Swissri sa come far funzionare lanciarazzi RPG 12.7 e 14.5 e mitragliatrici PKC - e non, come riferisce, «solo Kalashnikov». Quando gli viene chiesto di questo, Aziz risponde che ha avuto grossi problemi di memoria da quando ha iniziato il suo viaggio verso lo Stato Islamico. Di una cosa è certo: «Non ho mai ucciso nessuno».

Non sembra particolarmente credibile che lo svizzero non abbia mai partecipato a operazioni di guerra. Soprattutto nel periodo “molto caldo” nel quale sono arrivati lui e sua moglie.

Con i combattimenti sempre più insistenti, lo stress per lui è aumentato. «Sono rimasto a casa il più spesso possibile. Sono stato accusato di essere una spia. Sette francesi e due inglesi per lo stesso motivo sono stati uccisi».

Aziz è spaventato a morte, vuole fuggire per sempre. Contatta i genitori e dice di voler tornare il Svizzera. Vengono coinvolte le autorità svizzere. «Mi hanno consigliato di fuggire nella capitale curda di Erbil e di volare in Turchia. Ma io e mia moglie non avremmo mai superato i numerosi checkpoint dell’ISIS. Sono bianco, sembro europeo, non parlo bene l’arabo».

Aziz torna a Raqqa. Cerca di nascondersi assieme alla moglie. Alla fine viene imprigionato della milizia curda siriana. I curdi, afferma, lo tratterebbero bene. Lui prega cinque volte al giorno. «Altrimenti, gli altri prigionieri dell’ISIS ti guardano in modo strano». Lui non sa se sentirsi più musulmano. «Ci sono così tante sette che pretendono di rappresentare l'Islam. E io sono così stanco».

Aziz vuole assolutamente tornare in Svizzera. «Se devo stare qui ancora per degli anni preferisco una pallottola in testa». E' disposto a prendersi le sue responsabilità: «Sono pronto ad essere arrestato in Svizzera. Per cinque, anche dieci anni. Almeno lì mia moglie e mio figlio possono venire a trovarmi».

Il viaggio verso il "califfato"? «È stato il più grande errore della mia vita».


* Nome noto alla redazione

Potrebbe interessarti anche

YouTube

Facebook

Instagram

Linkedin

Twitter

TikTok


Copyright © 1997-2021 TicinOnline SA - Tutti i diritti riservati
IMPRESSUM - DISCLAIMER - SEGNALACI - COMPANY PAGES
Disposizioni sulla protezione dei dati  -   Cookie e pubblicità online  -   Diritto all'oblio


Ultimo aggiornamento: 2021-06-25 06:21:52 | 91.208.130.85