keystone
GINEVRA
31.05.2018 - 12:020

Uccise un giovane con un colpo accidentale, condannato il detentore di un Fass 90

Il ricorrente aveva conservato il fucile appendendolo al muro di casa. Carico. Un amico l'aveva preso facendo partire il colpo

GINEVRA - Il Tribunale federale (TF) ha confermato la condanna per omicidio colposo pronunciata nei confronti di un ginevrino detentore di un fucile d'assalto che, manipolato da un amico, uccise una terza persona.

Il ricorrente aveva conservato il suo Fass 90 dopo il servizio militare, appendendolo al muro della sua stanza con inserito il caricatore in cui c'erano sette cartucce. Nell'agosto 2015, in sua assenza, l'amico aveva preso l'arma per mostrarla a conoscenti: era partito un colpo, letale per uno dei giovani presenti.

Nel gennaio 2017 il proprietario del fucile era stato condannato a 360 aliquote giornaliere di 20 franchi, mentre all'amico erano stati inflitti 18 mesi di prigione. Entrambe le pene - sospese con la condizionale - erano state convalidate nell'ottobre dello stesso anno dal tribunale cantonale. Il detentore del Fass 90 - solo lui - aveva poi fatto ricorso a Losanna.

In una sentenza pubblicata oggi il TF ha confermato la sentenza cantonale. I giudici hanno ricordato che in base alla legislazione civile chi possiede un'arma deve conservarla con attenzione e garantire che non sia accessibile a terzi.

Inoltre le normative militari prevedano che la culatta di un fucile come il Fass 90 sia tenuta separata dal resto dell'arma. È perdipiù naturalmente vietato portare a casa cartucce non sparate durante il servizio militare, come aveva fatto il ricorrente.

Viste le circostanze, il TF ha ritenuto che i tribunali ginevrini fossero legittimati a ritenere che il detentore avesse violato le più elementari regole di prudenza esponendo la sua arma con le munizioni nella sua stanza. Avrebbe dovuto limitarne l'accesso, considerato che nell'appartamento viveva con altri due giovani.

I giudici federali hanno invece rifiutato di seguire la tesi del ricorrente, che invocava l'interruzione del nesso di causalità. Il proprietario dell'arma riteneva che le sue manchevolezze fossero di secondaria importanza rispetto al comportamento dell'amico, che aveva effettuato il movimento di carica, tolto la sicura, puntato contro la vittima e azionato il grilletto senza aver controllato che l'arma fosse scarica.

Copyright © 1997-2019 TicinOnline SA - Tutti i diritti riservati
IMPRESSUM - DISCLAIMER - SEGNALACI - COMPANY PAGES
Disposizioni sulla protezione dei dati  -   Cookie e pubblicità online  -   Diritto all'oblio


Ultimo aggiornamento: 2019-07-18 03:01:55 | 91.208.130.85