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SVIZZERA/USA

Trump è infastidito dal predominio di Migros e Coop

All'amministrazione USA non va giù che i due distributori svizzeri favoriscano i marchi locali e che le normative svizzere sul bio siano particolarmente rigide. Tutto ciò creerebbe «importanti ostacoli» per i prodotti biologici importati.
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Trump è infastidito dal predominio di Migros e Coop
All'amministrazione USA non va giù che i due distributori svizzeri favoriscano i marchi locali e che le normative svizzere sul bio siano particolarmente rigide. Tutto ciò creerebbe «importanti ostacoli» per i prodotti biologici importati.

BERNA/WASHINGTON - Negli ultimi mesi la Svizzera ha già sperimentato l’approccio duro dell’amministrazione Trump. Tuttavia, l’ultima mossa di Washington sorprende: secondo il rappresentante per il commercio degli Stati Uniti, le severe norme svizzere sul biologico e il peso dominante di due grandi distributori costituirebbero un «ostacolo significativo» per i prodotti esteri.

Senza citarli esplicitamente, il riferimento è chiaro: nel mirino ci sono Coop e Migros. È la prima volta che, nel contesto della disputa sui dazi, gli Stati Uniti prendono di mira i due colossi della distribuzione svizzera. L’obiettivo, però, sembra essere soprattutto politico: aumentare la pressione su Berna nel momento decisivo delle trattative per un nuovo accordo commerciale, riposta oggi il Tages-Anzeiger.

All’inizio di aprile, il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha incontrato a Washington il negoziatore americano Jamieson Greer, parlando di un confronto positivo. Pochi giorni dopo, però, Trump ha dichiarato in un’intervista televisiva l’intenzione di aumentare nuovamente i dazi sui prodotti svizzeri.

Le richieste USA
Gli Stati Uniti chiedono che la Svizzera riduca le barriere all’importazione di prodotti agricoli americani. Gli agricoltori temono la concorrenza statunitense, mentre i consumatori rifiutano OGM e carne ottenuta con sostanze che ne aumentano la resa. Il divieto svizzero sulle sementi geneticamente modificate è da tempo motivo di attrito con Washington.

A Trump non va giù che si favoriscano prodotti locali
A queste tensioni si aggiungono ora le critiche a Coop, Migros e alle regole sul biologico. Secondo il rapporto americano, il predominio dei due distributori favorirebbe i marchi locali, mentre le normative svizzere sul bio sarebbero particolarmente rigide, con certificazioni complesse e obblighi di etichettatura stringenti. Tutto ciò creerebbe «importanti ostacoli» per i prodotti biologici importati.

Nuove giustificazioni per imporre dazi
Le osservazioni compaiono nel rapporto annuale sulle barriere commerciali globali, un documento che elenca gli ostacoli incontrati dai prodotti statunitensi nei vari Paesi. Pubblicato da anni, ha acquisito maggiore peso con la presidenza Trump, anche perché la Casa Bianca cerca nuove giustificazioni per imporre dazi dopo le limitazioni stabilite dalla Corte Suprema.

Le concessioni non bastano
Il documento, lungo oltre 500 pagine, dedica alcune sezioni alla Svizzera e cita anche i negoziati in corso, basati su un’intesa preliminare dello scorso novembre che prevedeva, tra l’altro, un maggiore accesso per carne e pollame statunitensi. Per Washington, però, le concessioni non bastano: l’accesso al mercato svizzero resta «limitato».

La Seco evita commenti, limitandosi a prendere atto del rapporto. Migros esprime sorpresa e sottolinea come la concorrenza nel commercio al dettaglio non sia mai stata così intensa, ricordando anche recenti riduzioni di prezzo, inclusi prodotti bio. Anche Coop respinge le accuse e richiama la forte competizione sui prezzi. Entrambi i distributori rivendicano inoltre la scelta di privilegiare prodotti agricoli svizzeri, in linea con le preferenze dei consumatori.

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