A Ginevra "la riga" te la fai in ospedale

Il progetto guidato da uno psichiatra e che mira all'uso terapeutico. Un po' come fu per l'eroina negli anni '90. Ma c'è chi non vede di buon occhio l'idea e ha già sporto denuncia per impedire che la sperimentazione prenda il via
GINEVRA - A Ginevra si sta per sperimentare una nuova strategia per contrastare l’esplosione del consumo di crack: somministrare cocaina sotto controllo medico ai tossicodipendenti più gravi. Obiettivo: sottrarli alla strada e ridurre il consumo all'aperto che, con l’aumento delle temperature, torna a farsi visibile in molte città svizzere.
Zurigo e ginevra spiccano per consumo - Secondo le analisi delle acque reflue, nel 2025 Zurigo e Ginevra figurano tra le città europee con i livelli più alti di consumo di cocaina. Nella città romanda i valori sono cresciuti di circa il 40% in quattro anni. A favorire il fenomeno sono l’alta disponibilità della sostanza e i prezzi storicamente bassi, oltre alla diffusione del crack con un effetto che insorge rapidamente, ma dura poco. E con un desiderio della sostanza che torna presto. Un circolo vizioso che mette sotto pressione le strategie antidroga collaudate.
Come riporta la Aargauer Zeitung, il progetto ginevrino - guidato dallo psichiatra Daniele Zullino -, non prevede una liberalizzazione, ma un uso terapeutico già consentito dalla legge svizzera, che riconosce alla cocaina lo status di farmaco. I pazienti riceverebbero la sostanza in ambiente ospedaliero, sul modello dei programmi di eroina medicalizzata attivi dagli anni Novanta.
Vaporizzata per minimizzare i danni - La cocaina, fornita da un’azienda farmaceutica svizzera, verrebbe inalata in forma vaporizzata per ridurre i danni polmonari. È previsto anche l’impiego di un sostituto, il lisdexamfetamine, usato per l’ADHD. La sperimentazione partirebbe con pochi partecipanti, in attesa dell’ok definitivo delle autorità cantonali.
Già partita la denuncia - Il progetto divide gli esperti. André Seidenberg, medico zurighese tra i pionieri delle terapie con eroina, ha presentato una denuncia penale contro Zullino definendo l’esperimento non etico e rischioso: teme danni alle vie respiratorie e conseguenze gravi per la salute. Pur non essendo contrario in assoluto alla somministrazione controllata, propone un’alternativa tecnologica ancora da sviluppare.
Zullino respinge le critiche, sostenendo che i rischi sono inferiori rispetto al consumo in strada, grazie al controllo medico e a condizioni igieniche adeguate. Molti specialisti condividono questa posizione: per la Fondazione Dipendenze Svizzera, la maggioranza degli esperti vede nella sperimentazione la soluzione più realistica per ridurre i danni del mercato nero.
Gli interrogativi - Restano tuttavia interrogativi pratici ed etici: la cocaina è più dannosa dell’eroina e può provocare gravi effetti cardiovascolari e psichici. Inoltre, l’accesso limitato e gli orari ridotti potrebbero non soddisfare i bisogni dei pazienti, che rischierebbero di continuare a consumare in strada. Secondo Zullino, però, la stabilità del contesto terapeutico potrebbe nel tempo ridurre il consumo compulsivo.
Il nodo finale resta ed è di natura economica: il personale sanitario qualificato, infatti, costa molto più della sostanza stessa.



