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13.01.2022 - 23:240
Aggiornamento : 14.01.2022 - 00:11

L'infettivologo: «La riduzione delle quarantene è un passo giustificabile»

Manuel Battegay, specialista in malattie infettive, difende la proposta del Consiglio federale.

BERNA - Taglio netto a quarantene e isolamenti. Il Governo federale ha proposto ieri una riduzione dei confinamenti da dieci a cinque giorni. Le motivazioni? L'elevato numero di contagi, l'ingente mancanza di personale e il più breve periodo d'incubazione della variante Omicron del virus, ora dominante nel nostro Paese. Ma se buona parte della comunità scientifica, tra cui il direttore sanitario della Clinica luganese Moncucco Christian Garzoni, si è detta critica all'idea, c'è anche chi, come l'infettivologo dell'Ospedale universitario di Basilea Manuel Battegay, definisce ragionevole questo cambio di marcia. 

Dottor Battegay, il Consiglio federale vuole ridurre a cinque giorni la quarantena e l'isolamento. Ha senso da un punto di vista epidemiologico? 
Questo passo è giustificabile. Perché con Omicron il tempo dal contatto all'infezione è più breve, così come il tempo in cui si è contagiosi. Il rischio di trasmetterlo diminuisce notevolmente dopo il quinto giorno, mentre il rischio di infezione è aumentato notevolmente. Ciò significa che i benefici aggiuntivi della seconda metà della quarantena e dell'isolamento sono troppo piccoli rispetto agli svantaggi sociali ed economici.

Possiamo rilassarci, dunque?
Chiaramente no! Bisogna fare attenzione. È importante che le persone che vivono con una persona infetta vengano testate. In inglese si chiama "Case Finding". Anche se si ha avuto contatti stretti con qualcuno al di fuori della famiglia, ad esempio durante una cena, bisognerebbe sottoporsi al test. E il messaggio più importante rimane: non è troppo tardi per una vaccinazione, anzi. Anche solo dopo la prima dose, il rischio di dover andare in ospedale dopo un'infezione da Covid si dimezza. Dopo la seconda diminuisce del 70 percento e dopo il richiamo dell'88 percento.

Il Consiglio federale persegue una strategia di contaminazione. Ritiene che quasi tutti saranno infettati da Omicron. Anche lei?
La parola contaminazione non è corretta, poiché circa il 70% della popolazione è vaccinata e alcuni hanno già ricevuto il booster. Inoltre, ci sono stati oltre un milione di contagi e le misure sono ancora in vigore. La popolazione non è esposta a questo virus senza protezione. Ma è vero che la protezione vaccinale diminuisce nel tempo. In generale, tuttavia, si può dire che la vaccinazione protegge solo fino al 40% dall’infezione, ma tra il 70 e il 90% da un decorso grave. Gran parte della popolazione sarà infettata da Omicron. Ecco perché la vaccinazione è fondamentale.

La task force scientifica federale aveva messo in discussione una riduzione del periodo di quarantena già alla fine del 2020. Siamo rimasti a casa per un anno e mezzo per niente?
No, assolutamente no. La situazione era molto diversa allora, la copertura vaccinale era appena iniziata. La vaccinazione ha sicuramente salvato un numero enorme di vite in tutto il mondo, visti i 5,5 milioni di morti. Oggi la protezione immunitaria è più forte, anche per via delle tante persone che sono guarite. Inoltre, presto ci saranno farmaci migliori contro il Covid e probabilmente sarà necessario un secondo booster per la prossima stagione invernale. Lasciar circolare il virus ora, rispetto a fine 2020, è completamente diverso. 

Con le misure esistenti arriveremo al picco di Omicron profetizzato dalla task force?
Non posso prevederlo. E le esperienze in altri Paesi europei sono molto diverse. In Svizzera, la combinazione del tasso di vaccinazione e delle infezioni naturali può essere sufficientemente elevata da non rendere necessarie ulteriori misure. È importante che ognuno tenga conto del proprio livello di rischio, in caso di infezione, nelle proprie azioni. Chi è vaccinato e non è a rischio può comportarsi in modo diverso rispetto a una persona non vaccinata con precedenti malattie. Dobbiamo stare attenti ora: è anche importante che non troppe persone si contagino contemporaneamente. Se questo carico diventa eccessivo, saranno necessarie misure aggiuntive specifiche, ad esempio in occasione di grandi eventi o per l’accesso agli spazi interni. Ma se i numeri scendessero di nuovo in modo significativo, la quarantena potrebbe essere abolita del tutto. Probabilmente sarà così in primavera.

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