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09.12.2020 - 10:040
Aggiornamento : 15:21

Assist dagli Stati: «I consiglieri nazionali potranno votare da casa»

La legge verrà applicata solo nel caso i deputati siano in isolamento o quarantena per il coronavirus.

La decisione, valida solo per il Consiglio nazionale, ha creato qualche malumore. Lisa Mazzone: «I malati di Covid-19 possono votare, ma non le donne in congedo maternità: è una decisione difficile da giustificare».

BERNA - I consiglieri nazionali potranno votare da casa in futuro se impossibilitati a recarsi a Palazzo federale a causa di una quarantena o un isolamento imposta da un'autorità. Dopo il Consiglio nazionale lunedì, oggi anche quello degli Stati ha approvato - con 27 voti contro 13 e 4 astenuti - la pertinente revisione urgente della Legge sul Parlamento.

Questa legge, che non concerne i "senatori", si applica unicamente alle quarantene e isolamenti legate al nuovo coronavirus. Non riguarda altri impedimenti, come altre malattie, ha spiegato Andrea Caroni (PLR/AR) a nome della commissione.

I consiglieri nazionali potranno partecipare alle votazioni con il loro PC tramite un portale sicuro. Non potranno invece partecipare alle discussioni, depositare interventi parlamentari o emendamenti, ha precisato Caroni. I deputati che seguito i dibattiti da casa non sono inoltre considerati nel calcolo del quorum.

Oggi se un parlamentare è convocato per il servizio militare o civile, o è oggetto di una sanzione giudiziaria ha comunque il diritto di partecipare alla sessione. Non può invece, ed è l'unico caso, se un medico cantonale ordina una quarantena o un isolamento, ha detto Christian Levrat (PS/FR) citando il suo caso personale. La revisione proposta permette di correggere questa contraddizione.

Per Caroni questo approccio è giustificato anche perché consente di garantire la rappresentatività delle decisioni del Consiglio nazionale anche se all'interno di un gruppo diversi membri non possono essere fisicamente presenti alla seduta a causa del Covid-19.

Per elaborare tale revisione di legge, visto che non esiste una chiara base costituzionale per una partecipazione non in presenza alle sedute dell'Assemblea federale, la commissione all'origine del disegno di legge ha dovuto appellarsi all'articolo 165 della Costituzione federale sulla legislazione d'urgenza.

Questa prevede che le leggi dichiarate urgenti e prive di base costituzionale decadono un anno dopo la loro adozione da parte dell'Assemblea federale. Questo è il caso anche di questa modifica legislativa.

Una minoranza ha denunciato il carattere arbitrario della proposta: ci sarebbe una disparità di trattamento con i parlamentari che non possono recarsi a Palazzo per altri motivi, ha sottolineato Daniel Fässler (PPD/AI). I malati di Covid-19 possono votare, ma non le donne in congedo maternità, è una decisione difficile da giustificare, ha aggiunto Lisa Mazzone (Verdi/GE).

Al voto l'appenzellese ha dunque respinto la proposta. La ginevrina l'ha invece sostenta giustificando il suo "sì" con la volontà di non contestare una riforma voluta dal Nazionale per il Nazionale.

Da notare che, inizialmente, il progetto voleva concedere anche ai "senatori" la possibilità di votare da casa se in quarantena o in isolamento. La Commissione delle istituzioni politiche degli Stati si è però opposta, ha ricordato Caroni.

L'oggetto è poi tornato al Nazionale per la votazione sulla clausola d'urgenza, approvata nel pomeriggio con 130 voti contro 36 e 4 astenuti. Gli Stati si esprimeranno domani. La revisione potrebbe già essere applicata nella terza - e ultima - settimana della sessione invernale in corso.

 

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