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Sergio Ermotti ha rassegnato le dimissioni dalla guida di UBS per il prossimo primo novembre.
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28.04.2020 - 07:320
Aggiornamento : 11:30

Il coronavirus non ferma l'utile di UBS

Il primo trimestre si chiude con 1,6 miliardi di dollari. Su base annua è in progressione del 40%

ZURIGO - UBS ha registrato nel primo trimestre di quest'anno un utile netto in progressione del 40% su base annua a 1,6 miliardi di dollari. Lo ha comunicato oggi il numero uno bancario elvetico. Il dato è superiore agli 1,5 miliardi preannunciati da UBS a inizio aprile.

I ricavi operativi si sono attestati a 7,93 miliardi (7,2 miliardi nello stesso periodo del 2019), mentre i costi operativi sono saliti del 4% a 5,93 miliardi, portando la cost/income ratio al 72,3% (77,9% un anno prima e 80,5% a fine dicembre).

L'utile prima delle imposte è cresciuto del 30% a 2,01 miliardi di dollari. Tutte le regioni hanno registrato una progressione a due cifre percentuali. In termini di divisioni il contributo maggiore, 1,22 miliardi (+41%), è prevenuto da Global Wealth Management, seguita da Investment Bank con 709 milioni (+242%) e Asset Management con 157 milioni (+52%). Personal & Corporate Banking ha invece ha subito una contrazione del 14% a 334 milioni in seguito a rettifiche di valore sui rischi di credito. Si è poi ampliata da 306 a 410 milioni di dollari la perdita ante-imposte di Group Functions.

I fondi amministrati sono scesi nettamente soprattutto a causa della debole evoluzione dei mercati azionari, portandosi a 3'236 miliardi di dollari a fine marzo dopo 3'607 miliardi a fine dicembre.

La quota di capitale ponderata per il rischio CET1 è scesa in tre mesi dal 13,7% al 12,8% e l'indice di leva finanziaria CET1 dal 3,9% al 3,8% mentre mentre la Tier 1 leverage ratio (quota d'indebitamento non ponderata) è diminuita dal 5,7% al 5,4%. Questo mentre il rendimento dei fondi propri (RoTE) è salito dal 5,9 al 12,8%.

Soddisfatti i vertici dell'istituto: «in un contesto di mercato estremamente volatile e incerto" UBS ha dimostrato in tutti i segmenti "un'elevata capacità di resistenza nelle attività operative», viene affermato nella nota. Il risultato rispecchia inoltre l'elevato volume di negoziazioni nei comparti Global Wealth Management e Investment Bank. L'epidemia di coronavirus comporta notoriamente forti turbolenze sui mercati finanziari e pertanto a un'elevata attività della clientela.

Come Credit Suisse, anche UBS è stata costretta ad operare rettifiche di valore in seguito alla pandemia, ma meno della concorrente (444 milioni): complessivamente le rettifiche di valore nette sui rischi di credito sono ammontati a 268 milioni di dollari.

Quanto alle prospettive, il management si mostra prudente: non è ancora per nulla chiaro come evolverà la situazione. I patrimoni della clientela scesi a causa della debolezza dei mercati azionari diminuiranno i ricavi da commissioni ricorrenti. Inoltre i bassi tassi d'interesse peseranno anche sui proventi delle operazioni su interesse. I vertici della grande banca si attendono un calo delle attività della clientela, cosa che avrà effetti negativi sui ricavi da operazioni di negoziazione.

Secondo l'istituto le prospettive congiunturali globali sono cambiate drammaticamente in seguito alla pandemia di Covid-19. A breve termine l'economia mondiale dovrebbe contrarsi. L'attività è limitata, cosa che nell'intero settore bancario comporterà maggiori rettifiche di valore sui rischi di credito. La maggior parte dei crediti concessi da UBS è tuttavia caratterizzato da un'elevata qualità, assicura la banca.

Nell'ambito dell'attuale programma di sostegno del Consiglio federale alle piccole e medie imprese l'istituto ha elaborato fino a venerdì scorso più di 21'000 richieste e concesso prestiti per un valore complessivo di oltre 2,5 miliardi di franchi. Come già comunicato, UBS donerà eventuali guadagni derivanti da tali crediti a progetti svizzeri di sostegno alla comunità.

È pure già noto che la banca verserà 30 milioni di dollari per diversi progetti d'aiuto elvetici e globali. Nella nota viene inoltre ricordato che i membri della direzione hanno deciso di donare nei prossimi sei mesi la metà del proprio stipendio a favore di misure di sostegno.

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