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29.03.2020 - 13:060

Cento malati nell'esercito, ma la scuola reclute va avanti

Il coronavirus ha infettato 100 militi, mentre altri 800 sono stati messi in quarantena

Il brigadiere Raynald Droz è contrario a un "rompete le righe". «Siamo al servizio del Paese. C'è bisogno di noi nel settore sanitario e in quello della sicurezza».

BERNA - Sono circa 100 i malati di Covid-19 nell'esercito e altri 800 militi sono in quarantena: i numeri vengono indicati dal brigadiere Raynald Droz, secondo il quale non è comunque il caso d'interrompere le scuole reclute.

«L'esercito è al servizio del paese e della sua popolazione su incarico del Consiglio federale», ricorda in un'intervista alla SonntagsZeitung il capo di stato maggiore del Comando Operazioni delle forze armate, cioè l'unità responsabile della pianificazione e della condotta di tutti gli impieghi dei militari. «C'è urgente bisogno di noi nel settore sanitario, ma anche in quello della sicurezza».

«Per poter garantire questi servizi anche domani e nei prossimi mesi continueremo per quanto possibile a mantenere aperte le scuole reclute: pure quella estiva avrà luogo», afferma Droz, che risponde in tal modo indirettamente alla raccolta di firme partita fra i militi in grigioverde affinché l'istruzione sia interrotta.

Riguardo alla rinuncia ai test per chi si presenta in servizio, l'alto graduato sottolinea che vengono seguite le disposizioni dell'Ufficio federale della sanità pubblica. Chi ha sintomi rimane a casa o, se è già in caserma, viene subito isolato. «I test sono pochi in Svizzera ed è quindi è importante utilizzarli dove sono urgentemente necessari».

A chi critica la tenuta di esercizi di tiro o di conflitto nucleare in tempi come questi, Droz risponde che occorre pensare non solo alla crisi in cui ci troviamo. «L'esercito deve poter svolgere la sua funzione anche in seguito: per questo manteniamo tutte le capacità». Comunque a causa della carenza di mascherine di protezione sono stati sospesi alcuni tipi di addestramento, precisa

A titolo di primo bilancio, «positivo è il fatto che il nostro sistema si può rapidamente adattare ai cambiamenti, ma mi accorgo che manca una cultura della resistenza». «I nostri corsi di ripetizione durano solo alcune settimane, ci siamo abituati; le persone sanno che dopo un po' la cosa è passata». Ora si parla invece di far rimanere in servizio i militi non tre settimane, ma tre mesi.

«E questo si sente», osserva Droz. «Non solo abbiamo eliminato i fine settimana a casa e le libere uscite: queste persone dormono poco, devono prestare in parte interventi pesanti dal profilo emotivo, sono confrontati con il rischio d'infettarsi e a casa hanno congiunti di cui si preoccupano».

A livello personale la crisi del coronavirus ha fatto improvvisamente diventare Droz, che ha cominciato la carriera come capitano d'artiglieria, un volto conosciuto in tutta la Svizzera. L'ufficiale dice di aver ricevuto diverse lettere, fra cui anche quella d'italofoni che apprezzano il fatto che sappia esprimersi nella loro lingua. Come noto la questione delle competenze linguistiche fra gli alti graduati in grigioverde è tornata d'attualità con la nomina a capo dell'esercito di Thomas Süssli, che non sa il francese.

Commenti
 
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vulpus 1 anno fa su tio
Ma almeno li tengono isolati e in quanrantena. Quanti di questi se rientrano a casa starebbero isolati? Vedendo certi ritrovi privati , un qualche dubbio è leccito
lilo86 1 anno fa su tio
Scandaloso! Proprio vero dove inizia il militare finisce la logica!
Galium 1 anno fa su tio
@lilo86 Temo che tu abbia ragione
Zico 1 anno fa su tio
@lilo86 se uno ritorna a casa e poi infetta tutti gli altri, per i loro compiti a favore della popolazione civele ti offri tu come volontario?
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