Keystone (archivio)
BERNA
15.04.2019 - 19:000

Deposito di munizioni di Mitholz: il pericolo c'è

La perizia presentata oggi ha confermato l'esistenza di un rischio «inaccettabile» per la popolazione. L'esplosione del 1947 provocò nove vittime

MITHOLZ - I rischi del deposito di munizioni di Mitholz (BE), scoppiato nel 1947, stimati dal Dipartimento della difesa (DDPS) sono plausibili ma gli scenari devono tenere conto di una possibile esplosione equivalente a 20 tonnellate di TNT, non 10. È quanto afferma una valutazione indipendente redatta su incarico dell'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) presentata oggi agli abitanti della regione dallo stesso DDPS. I risultati comunque non cambiano: il rischio per la popolazione viene giudicato «inaccettabile».

L'esplosione avvenuta nella notte tra il 19 e il 20 dicembre del 1947 di parte del deposito contenente 7000 tonnellate di esplosivi - costituito da sei cavità collegate a un cunicolo - aveva causato la morte di nove persone, il ferimento di altre sette e circa 200 senzatetto. Inoltre aveva portato nel 1948 a grandi azioni di "smaltimento" nel lago di Thun. La causa del disastro non è mai stata del tutto chiarita: la più probabile sembra essere stata la formazione di azoturo di rame in spolette di granate.

Oggi si valuta che all'interno di quanto rimane del deposito siano rimaste circa 3500 tonnellate di materiale esplosivo, tra cui bombe aeree, mine, munizioni d'artiglieria e granate a mano. In origine i singoli tipi di munizione erano ripartiti in modo più o meno uguale nelle sei cavità, ma nel 1947 la violenza dell'esplosione ha verosimilmente causato un accumulo nel cunicolo di collegamento.

Gli esperti del DDPS, in un'analisi pubblicata lo scorso ottobre, ritengono che lì si trovino tuttora grandi quantità di munizioni di grosso calibro, nelle quali potrebbe prodursi una reazione di massa. E giudicano possibili due scenari: una piccola esplosione, causata da circa una tonnellata di esplosivo, e una grossa, in cui a deflagrare sarebbero circa 10 tonnellate.

Ora, incaricati dall'UFAM, esperti di un istituto tedesco - il Fraunhofer-Institut für Kurzzeitdynamik/Ernst-Mach-Institut - hanno realizzato una seconda perizia. In essa viene valutato uno scenario con 20 tonnellate di TNT. Le possibili aree interessate e l'esposizione della popolazione al rischio sono simili tra lo studio del DDPS e quello del Fraunhofer-Institut.

Le traiettorie delle esplosioni sono però diverse. Dato che le incertezze rimangono ancora elevate, il DDPS terrà conto di entrambi gli studi nell'elaborazione dei piani per ridurre il rischio.

Il gruppo di lavoro istituito dal Consiglio federale la scorsa estate si è intanto già messo al lavoro: è stato allestito un modello digitale tridimensionale dell'impianto e presto sarà disponibile una perizia geologica. Migliorata anche la sorveglianza del sito e delle acque sotterranee. Entro la metà del 2020 saranno poi presentate le diverse varianti volte a ridurre i rischi a un livello accettabile.

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