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BERNA / VAUD
12.02.2018 - 15:390

Accoltellò due uomini, pena confermata per un 45enne

Il Tribunale federale (TF) ha confermato la pena di otto anni e nove mesi di reclusione inflitta a un macedone che nel 2013 ha ferito a coltellate due uomini, uno dei quali è poi morto

LOSANNA - Il Tribunale federale (TF) ha confermato la pena di otto anni e nove mesi di reclusione inflitta a un macedone che nel 2013 ha ferito a coltellate due uomini, uno dei quali è poi morto. Il TF non ha considerato la legittima difesa invocata dall'imputato.

I fatti sono avvenuti nel settembre del 2013 al Motel Paradiso, un sex club con 30 camere nel villaggio di Lätti (BE), situato all'uscita autostradale di Münchenbuchsee, tra Berna e Bienne. Nel fumoir del locale è scoppiato un alterco fra il macedone e un gruppetto di tre persone: due svizzeri e un kosovaro. Dopo un'interruzione la lite è poi proseguita nel parcheggio antistante.

Il macedone, allora 41enne, ha estratto un coltello, con cui ha ferito uno svizzero a una spalla. Il kosovaro è allora uscito dall'auto e lo ha affrontato, ma ha ricevuto una coltellata in piena fronte. La lama è penetrata fin nel cervello provocando una ferita fatale, che poche ore dopo ha portato al decesso del kosovaro.

Il macedone è stato condannato nel 2015 a dieci anni di reclusione dal Tribunale regionale del Giura bernese-Seeland per omicidio intenzionale e tentate lesioni gravi. Un anno dopo il tribunale cantonale bernese ha ridotto la pena a otto anni e nove mesi di carcere da scontare.

Questa decisione è stata ora confermata dal TF, il quale sottolinea che la persona attaccata non può avvalersi della legittima difesa se essa stessa ha provocato l'attacco, oppure se i protagonisti hanno partecipato volontariamente alla zuffa.

In questo caso, il ricorrente ha colpito con una coltellata il primo avversario quando questi aveva già ricevuto diverse testate e uno degli amici cercava di trascinarlo via. Inoltre il macedone quando ha affrontato il kosovaro ha subito vibrato una coltellata senza nessun preventivo avvertimento e ha anche preso a calci la vittima quando questa giaceva ormai al suolo.

I giudici della corte suprema constatano poi che l'omicida si è limitato a contestare i fatti ritenuti dall'istanza precedente, senza avanzare argomenti che permetterebbero di scartarli. Inoltre il ricorrente non ha motivato a sufficienza il suo appello e di conseguenze il TF è entrato in materia solo parzialmente, respingendo il ricorso per quelle parti ritenute ricevibili.

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