Keystone
BERNA
25.09.2017 - 18:430

Si fingeva donna e costringeva ragazzi a rapporti sessuali

Un ex allenatore di calcio di 24 anni è da oggi sotto processo al Tribunale correzionale di Ginevra per aver abusato di 26 adolescenti tra il 2009 e il 2013

BERNA - Sulle reti sociali si fingeva donna, attirando così i ragazzi, per poi ricattarli e costringerli a fare sesso gay: un ex allenatore di calcio di 24 anni è da oggi sotto processo al Tribunale correzionale di Ginevra per aver abusato di 26 adolescenti tra il 2009 e il 2013.

Il giovane, che agiva con lo pseudonimo di Lucie, inviava alle sue vittime foto e video a luci rosse di una donna, facendosi passare per lei. Una volta catturato il loro interesse chiedeva ai ragazzi di inviargli immagini di se stessi, nudi o intenti ad atti di autoerotismo, per poi usare queste istantanee quale mezzo di pressione.

Sempre sfruttando la sua falsa identità minacciava gli adolescenti di pubblicare le loro foto sulle reti sociali se non avessero accettato di andare oltre. In seguito affermava di essere lui stesso ricattato da Lucie e invitava i giovani piegarsi alla volontà della - inesistente - donna.

Alcune vittime sono state catturate da questo ingranaggio, altre hanno invece resistito. Dei ragazzi hanno dovuto andare a casa dell'uomo per filmare scene di masturbazione o di sesso orale con lui.

Davanti alla corte l'imputato ha spiegato che si rivolgeva a giovani calciatori poiché, appartenendo lui stesso al mondo del pallone, aveva facilità nel dialogare con loro. "Lucie era la mia faccia oscura", ha detto. All'epoca non capiva di essere attirato dagli uomini e considerava l'omosessualità come una malattia: nel frattempo dice di aver progredito in questo campo.

La presidente della corte penale, Anne Jung Bourquin, ha ricordato all'accusato il male che ha fatto nei confronti dei ragazzi, costretti a commettere atti che li disgustavano profondamente. La gran parte delle vittime ha sperimentato insonnia, incubi, perdita di appetito e calo delle prestazioni scolastiche.

«Pensavo solo a soddisfare i miei desideri», ha ammesso l'imputato, aggiungendo che non si rendeva conto dei traumi inflitti agli adolescenti. L'uomo trascorreva tantissimo tempo su internet per rendere credibile l'esistenza di Lucie. «Era la mia occupazione numero uno», ha detto.

L'imputato avrebbe voluto che il processo si tenesse a porte chiuse, senza la presenza di rappresentanti dei media. Ma la corte ha respinto la richiesta, ritenendo importante che questo dibattimento serva da monito per i giovani riguardo ai pericoli che possono comportare le reti sociali.

Oggi il 24enne non è più autorizzato ad allenare. Gioca però ancora in una squadra. Sta seguendo una formazione di impiegato di commercio dopo aver successivamente interrotto un apprendistato come pasticcere e un altro come elettricista. Il processo continua domani.


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