Keystone
Mario Gattiker
BERNA / CANTONE
20.04.2017 - 10:130
Aggiornamento : 11:23

I migranti aumentati del 60% in Italia: «Una parte potrebbe dirigersi verso il Ticino»

L'avvertimento del segretario di Stato alla migrazione Mario Gattiker: «La pressione migratoria non cala»

BERNA - La pressione migratoria sull'Europa e sulla Svizzera non cala, avverte oggi il segretario di Stato alla migrazione Mario Gattiker. «L'Italia ha già registrato una crescita del 60% degli arrivi» in confronto ai primi mesi dell'anno scorso, spiega in un'intervista diffusa da diversi giornali romandi.

«Non si vedono ancora gli effetti in Svizzera (...) ma non è da escludere che una parte di queste persone arriverà nel nostro Paese dal Ticino», precisa Gattiker.

Tuttavia nella Confederazione l'aumento dei richiedenti asilo non raggiungerà il 60%. «L'attrattiva della Svizzera è diminuita con il trattamento in maniera accelerata delle domande d'asilo poco fondate presentate da persone provenienti da Paesi per i quali il tasso di riconoscimento è basso», rileva il segretario di Stato alla migrazione.

La Confederazione applica in maniera «rigorosa» gli accordi di Dublino, aggiunge. «Attualmente l'Italia registra quasi tutti i nuovi arrivati».

Gattiker nota che, per il momento, «le domande d'asilo sono perfino in calo in confronto al primo trimestre 2016». In febbraio, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) aveva censito 1507 richieste, ossia il 5% in meno che a gennaio. Comparate allo stesso periodo del 2016, le nuove domande sono diminuite del 44%.

Il ruolo centrale della Libia - Per il segretario di Stato alla migrazione, la Libia svolge un «ruolo centrale» nella situazione attuale. «Ci sono tra un mezzo milione e un milione di persone sfruttate da gruppi criminali o terroristi che organizzano un traffico di esseri umani attraverso il Mediterraneo», deplora.

«Si contano circa 5000 morti nel 2016. È inaccettabile», continua. Dall'inizio dell'anno, l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha già registrato più di 900 morti sull'itinerario che collega la Libia all'Italia.

La Svizzera ha così deciso un mese fa di coordinare le sue attività con otto Paesi europei, tra cui la Germania, l'Italia e la Francia, e nord-africani per «accogliere le sfide» legate a questa rotta migratoria. La strategia mira ad aiutare la Libia a proteggere meglio le sue coste, precisa Gattiker.

Oltre 24'000 migranti sono arrivati dalla Libia in Italia nei primi tre mesi dell'anno, secondo l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr), contro 18'000 nello stesso periodo del 2016. L'anno scorso 181'000 migranti, un record, erano venuti in Europa tramite le coste italiane, il 90% di loro proveniva dalla Libia.

Eritrei in Svizzera: asilo più difficile - In interviste apparse sui quotidiani svizzerotedeschi "Tages-Anzeiger" e "Der Bund", Gattiker si è anche espresso sulla prassi più severa della Svizzera nei confronti dei richiedenti asilo provenienti dall'Eritrea. Questi ultimi non ricevono più asilo solo perché hanno lasciato il loro Paese illegalmente. Lo ha deciso il Tribunale amministrativo federale (TAF) in una sentenza di principio di inizio febbraio.

Prima, un'uscita illegale dall'Eritrea era considerata quale motivo di fuga. La decisione riguarda al momento alcune centinaia di persone, afferma il segretario di Stato alla migrazione. Le loro richieste d'asilo sono state respinte e non sono nemmeno accolti provvisoriamente in Svizzera. «Per loro un ritorno è ragionevole».

Tuttavia l'Eritrea si rifiuta di riaccogliere queste persone, e questo «sebbene ogni Paese vi è obbligato secondo il diritto internazionale», precisa Gattiker. Se i richiedenti respinti tornano invece volontariamente nella loro patria, l'Eritrea si dice pronta a collaborare.

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