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BERNA
05.07.2016 - 13:540

Franco forte, cala l'immigrazione verso la Svizzera

Calano gli arrivi dall'Unione Europea: nel 2015 quasi 3000 casi in meno rispetto l'anno precedente. Una tendenza che ha trovato conferma anche nei primi mesi del 2016

BERNA - A causa delle tensioni sul mercato del lavoro dovute al forte apprezzamento del franco, l'immigrazione dai paesi dell'Unione Europea verso la Svizzera è leggermente diminuita l'anno scorso e il calo si è confermato anche nei primi mesi del 2016.

È quanto riferisce oggi la Segreteria di Stato dell'economia (Seco) nel 12.mo rapporto dell'Osservatorio sulla libera circolazione delle persone tra Svizzera e UE, in cui rileva un aumento del numero di immigrati poco qualificati, meno pagati e più toccati dal deterioramento del mercato del lavoro. La Seco, pur ritenendo positivo il bilancio degli effetti della libera circolazione, consiglia quindi di tener d'occhio gli sviluppi dell'immigrazione, in particolare nelle regioni di confine.

Nel 2015, il saldo migratorio è rimasto ad alti livelli, per un totale di 71'000 immigrati. Dall'UE sono giunte 47'800 persone (il 67%), circa 3000 in meno rispetto al 2014. Il calo si è accentuato tra gennaio e maggio: 20'000 cittadini della zona UE sono entrati a far parte della popolazione residente, ossia il 30% in meno dello stesso periodo dell'anno prima. L'immigrazione netta dall'UE è risultata di 4800 persone inferiore.

La Seco constata poi che l'immigrazione ha un panorama settoriale diviso: è calata in modo forte nei rami più esposti alle oscillazioni valutarie (alberghiero, commercio, ecc), mentre in quello socio-sanitario ha di nuovo registrato un leggero aumento.

D'altro canto, rispetto ai primi anni dall'entrata in vigore della libera circolazione delle persone, è cambiata la provenienza degli immigrati. Quelli dalla Germania, dall'Europa settentrionale e da quella occidentale sono diminuiti e nel 2015 costituivano solo un terzo in ambito UE e AELS. Il 43% degli immigrati proveniva dall'Europa meridionale e il 22% dagli altri dieci Stati UE dell'Europa orientale.

Secondo i rilevamenti della Seco, rispetto al periodo 2006-2010, i nuovi immigrati giunti tra il 2011 e il 2015 disponevano in media di qualifiche professionali meno buone e di conseguenza percepivano salari leggermente inferiori.

Il deterioramento del mercato del lavoro elvetico, dovuta al rafforzamento del franco svizzero, ha colpito di più i cittadini originari di UE e AELS. Ma - sottolinea la Seco - non si può ancora dire se l'incremento della disoccupazione sia riconducibile al cambiamento nella composizione dell'immigrazione.

E comunque, a dispetto della cattiva congiuntura, nelle regioni di confine l'impiego di frontalieri è aumentato anche nel 2015, ad eccezione del Ticino, dove la quota è rimasta invariata a un livello molto alto. In Ticino e nelle regioni dell'arco giurassiano i frontalieri ricevono salari in media inferiori del 6% rispetto a quelli della popolazione attiva residente. Secondo la Seco "nessun fattore salariale obiettivo spiega tale situazione". Il controllo delle condizioni di lavoro e salariali deve quindi "avere la massima priorità".

Date le attuali tensioni sul mercato del lavoro, secondo la Seco è decisivo che l'immigrazione corrisponda al fabbisogno di manodopera e sia complementare al potenziale dei lavoratori già presenti in Svizzera. Sarebbe invece problematico se l'immigrazione concernesse in ampia misura i settori con scarse prospettive occupazionali (attualmente quelli particolarmente esposti alle oscillazioni dei tassi di cambio) o se la struttura delle qualifiche degli immigrati peggiorasse, provocando un aumento dei lavoratori poco qualificati.


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