MENDRISIO
10.07.2014 - 07:050

Mattia Bianchi: "L'hockey? Mi ha dato tanto, ma ora voglio dedicarmi ad altro"

Il ticinese ex Ambrì e Lugano ha chiuso la carriera per scoprire un altro mondo che da un po' di tempo ha suscitato il suo interesse

MENDRISIO -  Dedizione e spirito di sacrificio: chi conosce Mattia Bianchi sa che l’ormai ex giocatore ticinese non si è mai tirato indietro. Un giocatore apprezzato dagli allenatori con un fisico possente, abile soprattutto nei box-play e nel gioco alla balaustra. Negli scorsi giorni il 30enne, dopo una stagione in Prima Lega con il Biasca, ha deciso di porre fine alla carriera. Ad attenderlo c’è la fisioterapia, un mondo che l’ha sempre coinvolto e dal quale vuole togliersi le future soddisfazioni. Nella massima serie Bianchi ha messo a bilancio 67 punti (28 gol) in 477 partite. Il punto massimo della carriera sicuramente il titolo vinto con il Lugano nella stagione 2005/06.

Mattia, come mai ha deciso di porre fine alla tua carriera?
Ora ho la scuola di fisioterapia a cui pensare. Il primo era un anno passerella, adesso sta diventando più impegnativa. In più c’è la famiglia, ho due bambine piccole che voglio godermi. Sto cominciando a scoprire un po’ anche i week-end finalmente (ride).

Una carriera comunque di tutto rispetto la tua…
Esattamente. Sono molto contento della mia carriera. Ho fatto diversi anni da professionista e ora, come capita a tutti gli sportivi, è arrivato il momento di dire basta. Ci sono cose più importanti e ora ho altre priorità". 

Come hai scoperto il mondo della fisioterapia?
“L’ho scopertao da…paziente. Inizialmente volevo fare il maestro di ginnastica, ma poi mi sono affezionato a questo nuovo mondo. Ho trovato degli aspetti molto interessanti e sono davvero molto gasato”.

Ti piacerebbe aprire qualcosa per conto tuo?
Sono all’inizio, ma non sarebbe male un giorno. Non voglio però precludermi altre esperienze pensando già troppo in là. Man mano che scoprirò sceglierò la strada migliore. Questo ambito offre tante possibilità: dagli anziani, ai bambini fino agli atleti. Vedremo”.

Tornando alla tua carriera: qual è il momento che ricordi con più piacere?
Difficile da dire perché ce ne sono stati davvero tanti. Nei primi anni ad Ambrì c’era un ambiente davvero speciale ed eravamo tanti givani. E poi sicuramente il titolo del 2006 con il Lugano è senza dubbio un bel ricordo”.

…e il più difficile?
Sicuramente gli spareggi con l’Ambrì. In particolare il primo con il Visp non è stato un momento facile. Poi arrivavo da un brutto infortunio visto che avevo rotto una vertebra. Nel secondo con il Langenthal invece eravamo un po’ più preparati”.

Il derby più emozionante?
“Mi ricordo in particolare un derby dove Thomas Bäumle era infortunato e Lorenzo Croce giocò la sua prima partita in LNA. Eravamo decimati per via degli infortuni. In quel derby segnai un gol ed eravamo anche in vantaggio. Poi però perdemmo 7-6 ai rigori, ma noi disputammo un partitone (era il 1 novembre 2008, ndr)”.

Negli scontri ticinesi futuri per chi tiferai?
Ad Ambrì mi sono rimasti molti amici. L’addio dalla Leventina inoltre è più fresco rispetto a quello dal Lugano. Dunque direi Ambrì. Ultimamente ammetto però che non ho guardato derby ticinesi…(ride)”.

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