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Marc Gautschi ai tempi dell'Ambrì.
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06.04.2020 - 12:310
Aggiornamento : 07.04.2020 - 10:42

Le giornate di Gautschi e uno sguardo all'hockey del futuro

L'ex Ambrì ora a Ginevra: «Visto il momento non possiamo escludere che la Lega venga chiusa già quest'anno»

GINEVRA - In ogni angolo della Svizzera la situazione sanitaria è seria. L'avvento del Covid-19 nel nostro paese ha inevitabilmente stravolto i piani di tutti, così come la quotidianità. Si spera di poter riprendere al più presto una vita normale, ma su questo aspetto non v'è certezza. Nessuno sa come sarà la situazione tra qualche settimana. E allora non ci resta che pensare al presente, sperando in un futuro migliore.

Da Ginevra - con un occhio di riguardo alla Svizzera italiana - come sta vivendo questa particolare situazione l'ex Ambrì Marc Gautschi? Il 37enne membro di una commissione sportiva nel club romando ha dichiarato che - forse - qualche settimana fa anche lui è entrato in contatto con il maledetto virus... «È probabile che io l'abbia preso 3-4 settimane fa. Per un paio di giorni ho avuto alcuni sintomi riconducibili al virus, tra cui quello di non sentire il gusto del cibo. Con quest'ultimo sintomo mi hanno detto che al 90% si trattava di Covid-19. Non ho fatto il tampone in quanto, come detto, il tutto si è risolto in poco tempo».

Come stai vivendo questa situazione surreale?
«È veramente tutto strano. Sono in contatto giornalmente con amici e parenti in Ticino e la situazione da voi è più grave rispetto a quella ginevrina. Sono fortunato ad abitare in campagna, posso praticare un po' di sport all'aperto. In più esco una volta a settimana per fare la spesa. Le regole sono uguali a quelle ticinesi, l'unico cambiamento è che qui nei cantieri continuano a lavorare. Seguo sempre alla lettera tutte le regole emanate dal governo».

In questo periodo stiamo comunque vedendo più unità...
«È verissimo. Nella situazione difficile che stiamo vivendo, il lato positivo è vedere la gente che si aiuta a vicenda: c'è davvero molto altruismo. Per certi versi tutto questo ci ha permesso di aprire gli occhi, rendendoci conto di quali sono le cose importanti della vita... In questo periodo mi sarebbe piaciuto venire in Ticino, ma non lo farò. Attualmente, infatti, è troppo pericoloso».

La tua giornata tipo?
«Punto la sveglia tutte le mattine per mettermi al lavoro: guardo video, seguo i corsi d'allenatore online e faccio un po' di contabilità. Al pomeriggio lavoro ancora un po' e poi mi ritaglio il tempo per praticare un po' di sport».

Con la cucina come te la cavi?
«Molto bene. Cucino sempre, vado pazzo per il cibo thailandese e indiano. Anche quello italiano mi piace, ma con moglie e suoceri ticinesi - abituati quindi a questa cucina - non mi cimento nemmeno. Il rischio di deluderli sarebbe infatti troppo alto... (ride)».

Parliamo un po' di hockey. Le cose, quest'anno, a Ginevra non sono andate poi così male...
«No, anzi. Sia a livello giovanile che con la prima squadra non possiamo certo lamentarci. Lavorare a stretto contatto con Chris McSorley e Patrick Émond ti permette d'imparare qualcosa tutti i giorni». 

Che hockey t'immagini tra qualche mese? Si vocifera che già a partire dal prossimo campionato si potrebbe chiudere la Lega...
«Potrebbe essere un'opzione visto che, alla fine di questa crisi, molti club saranno ancor più sotto pressione dal profilo economico. Quindi credo che l'unico modo per ridurre in futuro gli stipendi - che sono la fetta più grande dei costi di una società - sia quello di chiudere la Lega. Vista la particolarità del momento, non possiamo escludere che questo possa accadere già quest'anno. Inoltre bisognerà decidere se percorrere questa strada soltanto per il campionato prossimo oppure per più anni. Con questa soluzione i club più piccoli potranno risparmiare un po', evitando di acquistare 5-6 stranieri l'anno e di stipulare le licenze B. Con una Lega chiusa i vari club saranno inoltre maggiormente incentivati a puntare sui giovani, favorendone la loro crescita ed evitando di reperire giocatori più costosi per la loro terza-quarta linea. Infine bisognerà vedere quali squadre in Swiss League hanno i requisiti per salire... Non sono certo tante quelle che possono permettersi un budget da 9-10 milioni. Forse solo il Kloten. Sono comunque fiducioso che i club, insieme alla Lega, trovino la miglior soluzione per uscire al meglio da questa situazione molto difficile». 

Così si rischia però che il livello si abbassi...
«Sì, il rischio c'è. Abbiamo però l'esempio di Ambrì e Ginevra: con tanti giovani nei loro ranghi hanno portato a termine un'ottima stagione. Certo che, con tale soluzione, l'acquisto degli stranieri rivestirebbe un'importanza notevole. Ancora maggiore...». 

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