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21.11.2019 - 21:210
Aggiornamento : 22.11.2019 - 13:32

«Avevo lasciato un gruppo come questo. Kubalik? All-in per seguire i suoi sogni»

Samuel Guerra, tornato a Davos dopo le avventure a Zurigo e Ambrì, è alla seconda esperienza in gialloblù: «Inizio buono, ma il difficile comincia ora. Anche noi svizzeri dobbiamo tirare il carro»

DAVOS - Affondato martedì il Lugano di Kapanen e salito a quota 35 punti (in soli 17 match), il Davos continua la sua marcia, con 8 vittorie nelle ultime 9 partite di campionato. Ripartiti in primavera con un nuovo progetto dopo la fine dell’era Del Curto e la parentesi Vitolins - che aveva traghettato la squadra sino a fine stagione -, i gialloblù sono subito tornati protagonisti sotto la gestione Wohlwend.

«L’inizio è stato molto buono, ma non abbiamo ancora raggiunto niente e sappiamo che il periodo più duro inizierà proprio adesso - esordisce il difensore Samuel Guerra, tornato a Davos in estate dopo due anni a Zurigo e una stagione in Leventina - Ora ci prepariamo ad un altro weekend di fuoco, dove dovremo dare il 110% per conquistare punti contro Rapperswil e Ambrì».

Un anno da dimenticare, la fine di un ciclo; poi l’immediata “rinascita”. Un andamento così positivo era difficile da prevedere. 
«Il segreto? Nessuno aveva troppe aspettative e questo è stato un vantaggio. Wohlwend è un coach che trasmette emozioni e ama vivere il presente. Sia i nuovi che i vecchi, fin dal primo giorno, si sono messi in testa di non guardare troppo in là. Poi, scorrendo il roster, ci si accorge che comunque a Davos il talento c’è... Lo scorso anno è andato male, ma ci sono elementi che in carriera hanno vinto tanto e volevano subito mostrare una reazione».

Svizzeri integri - anche la sfortuna lo scorso anno aveva fatto la sua parte - e ottimi stranieri, con Lindgren, Tedenby, Palushaj e Rantakari che stanno brillando. In attesa del recupero di un ulteriore valore aggiunto come Nygren.
«Gli stranieri sono spesso determinanti e stanno tirando un po’ il carro. Questo è un aspetto sia positivo che negativo. Per andare davvero lontano noi svizzeri dobbiamo darci una svegliata e iniziare pure noi a trascinare il gruppo. Diversi giocatori importanti non sono ancora ai livelli che vorrebbero e, da questo punto di vista, i risultati a volte nascondono un po’ la verità. Proprio per questo sappiamo di essere ancora un cantiere aperto, dove c'è ancora molto lavoro da fare».

Già a Davos dal 2009 al 2016, per Guerra si tratta della seconda esperienza nei Grigioni. Nella prima erano arrivati due titoli sotto la gestione Del Curto, in quella che era una squadra sempre al vertice e ammirata per continuità e carattere. Nel Davos attuale vedi delle similitudini?
«A livello di squadra sicuramente. Avevo lasciato un gruppo come questo, dove ognuno era abituato a lottare con le unghie e con i denti per i compagni. Era sempre stato un nostro punto di forza. L’anno scorso, pur vedendo la situazione da fuori, mi sembrava che questa qualità si fosse un po’ persa. Invero credo che già da qualche anno il Davos si trovasse in una fase calante. Poi, i risultati ed i playoff sempre raggiunti, nascondevano quello che stava accadendo. Lo scorso anno c’è stato il colpo di grazia. Ora siamo riusciti a riportare tanta energia positiva nello spogliatoio e ripartire col piede giusto, ma il progetto durerà anni».

Martedì avete piegato lo zoppicante Lugano, incappato nel sesto ko consecutivo. Come vedi i bianconeri?
«Anche loro hanno affrontato tanti cambiamenti e in questi casi serve tempo. Nell’ultima sfida l’abbiamo spuntata in rimonta perché forse avevamo più fame. Volevamo vincere più di loro. Per il resto mi è difficile dire qualcosa, ma con i talenti che ha in gruppo il Lugano è una squadra sempre pericolosa».

Ultime battute sul “tuo” Ambrì. Lo scorso anno avete vissuto una stagione entusiasmante culminata con i playoff. Ora la mentalità è rimasta la stessa, ma - tra partenze di peso e infortuni - manca qualcosa a livello d’efficacia.
«Da qualche anno l’Ambrì ha ritrovato la sua identità e questo è importante. L’attitudine non è cambiata e questo rende l’Ambrì una squadra pericolosa da affrontare. O sei al 100%, oppure ti castiga. All’inizio forse c’era anche una sorta di elemento sorpresa, mentre ora tutte si sono accorte e conoscono le qualità dei biancoblù. Sanno che, tanto più quando si va in Ticino, o si dà il massimo o si torna a casa a mani vuote».

Oltre a quella di Guerra, un’altra partenza di peso è stata quella di un certo Dominik Kubalik, volato in NHL ai Chicago Blackhawks.
«Sicuramente. Ora lo seguo e mi fa davvero piacere vedere quello che sta facendo. Tira sempre molto e so che a Chicago sono contenti anche del suo lavoro difensivo. Lo scorso anno era stramotivato e sapeva esattamente cosa fare. Si può dire che è andato “all-in” per seguire i suoi sogni e li sta realizzando», conclude Samuel Guerra.

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Commenti
 
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cle72 7 mesi fa su tio
Sinceramente non lo considero e non dovrebbe permettersi di parlare ancora di Ambri. Era arrivato dicendo che aveva scelto Ambrì perché gli piaceva il progetto e voleva rilanciare la sua carriera e dopo un anno by by by non professionale. Poco corretto.
Alessio Nesurini 7 mesi fa su fb
Io metterei un #all-in
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