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EURO 2020
01.07.2021 - 08:000
Aggiornamento : 14:57

Eusebio: l'indomabile “pantera nera” della nazionale lusitana

La statua dedicata all'ex campione portoghese davanti l'Estádio da Luz di Lisbona.

Articolo redatto da Matteo Casari.

Una storia affascinante, una rivalsa insperata, una carriera da campione, il lascito di una leggenda. Eusebio è stato senza dubbio uno dei migliori calciatori di tutti i tempi, il primo fuoriclasse nativo africano universalmente riconosciuto. Iniziando dal nulla divenne dominante nella sua epoca, creando una nuova dimensione di eccellenza calcistica.

La storia di Eusebio inizia in Mozambico, in un ambiente estremamente povero. Si approccia al calcio sin da giovane, giocando con i suoi amici a piedi nudi e con palloni improvvisati, fatti di calzini e giornali. Nonostante le ovvie difficoltà nel farsi notare in un contesto simile, il giovane Eusebio, arrivato a far parte di una squadra locale affiliata allo Sporting Lisbona, viene acquistato dagli acerrimi rivali del Benfica, divenendo con gli anni il miglior giocatore della storia del club portoghese, che guidò con passione ai suoi più grandi traguardi. «Se mi dessero una scelta, morirei lì, allo stadio del Benfica. È la casa che mi ha reso uomo, dove sono da quando avevo 18 anni. E in una partita intensa e con una vittoria del Benfica».

Nei suoi 15 anni a Lisbona portò la sua squadra a 11 campionati, 5 coppe nazionali e una Coppa dei Campioni nel 1962, raggiungendo la finale altre tre volte. A livello individuale ottenne il Pallone d’oro nel ‘65, così come la Scarpa d’oro nel ’68 e nel ’73, vantando 620 reti in 632 partite ufficiali in carriera.

Nonostante fosse nativo del Mozambico e di padre angolano, Eusebio poté giocare solo per la nazionale portoghese, in quanto all’epoca entrambi i territori erano colonie del Portogallo. La “pantera nera”, come veniva soprannominato, ebbe il merito di conferire notorietà alla sua nazionale, che fino ad allora era stata lungi dall’essere competitiva, trascinandola, al debutto assoluto, fino al terzo posto al Mondiale del ’66.

Un misto mai visto prima di tecnica sopraffina e atletismo straripante lo rese a tratti infermabile dai difensori avversari. Eusebio si portò sulle spalle il suo Benfica, il Portogallo e l’intero continente africano, diventando un’icona indimenticabile.

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