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L'OSPITE – ARNO ROSSINI
27.05.2020 - 09:000
Aggiornamento : 16:05

«Si riparte? Faranno festa dottori e fisioterapisti, che vedranno riempirsi i loro studi»

Arno Rossini contrario al via della Super League: «I dirigenti del nostro calcio si sono mostrati deboli».

«Più giocatori a fine contratto ci sono in rosa, più guai ha, in questo momento, una squadra».

LUGANO - I limiti che deve rispettare mister Jacobacci, i dubbi palesati da Maric e dagli altri bianconeri... il Lugano è ripartito ma lo ha fatto con il freno a mano tirato. Ovvio, tenuto conto del lungo stop e dell'incertezza sanitaria e organizzativa che contraddistingue un pallone rossocrociato che solo venerdì 29 maggio deciderà il proprio futuro.

Fino a quel giorno i protagonisti del rettangolo verde dovranno sprintare, cercando di correre per recuperare il tempo perso, senza tuttavia esagerare, per non rischiare di mandare fuori giri un motore ancora “freddo”.

«I dirigenti del nostro calcio si sono mostrati deboli – ha raccontato Arno Rossini – non sono stati chiari e così hanno portato solo confusione. E questa ha di sicuro minato le poche certezze che avrebbero potuto avere i giocatori. È proprio il “mentale” il nodo del discorso: non si può pretendere il massimo dal fisico se la testa non è “convinta”».

Quindi ci si deve preparare a un avvio, se ci sarà, sotto tono?
«Peggio. Ci si deve preparare a un avvio, a un campionato, nel quale saranno gli infortuni a farla da padroni. Faranno festa dottori e fisioterapisti, che vedranno riempirsi i loro studi».

Maurizio Jacobacci si è lamentato perché non avrà il tempo e la possibilità di far lavorare i suoi al massimo.
«Vista la situazione, ha perfettamente ragione. Fisicamente i giocatori del Lugano, come d'altronde quelli delle altre squadre, non potranno essere al top. Non lo saranno fino al termine del campionato. Non è comunque solo questo il problema, che sarà acuito dal caldo e dagli impegni ravvicinati».

Ancora la testa?
«Il fatto di averla sgombra. Chi è in scadenza di contratto difficilmente “metterà la gamba”».

Problema citato anche da Jacobacci, che si è augurato venga risolta in fretta la situazione di Yao e Daprelà.
«Più giocatori a fine contratto ci sono in rosa, più guai ha, in questo momento, una squadra. Questo perché – deve essere chiaro - ora come ora sono proprio i calciatori ad avere il coltello dalla parte del manico. I dirigenti di turno potrebbero essere costretti a “firme” non pianificate. Finché queste non ci saranno, non mi stupirei di vedere molti tesserati fuori dal foglio partita. Assenze politiche ce ne saranno molte...».

Una soluzione a tutto ciò potrebbe essere quella ventilata da Renzetti: la stagione si chiude senza retrocessioni.
«Ma questo leverebbe ancor più intensità e pathos a parecchi match. Le squadre di bassa classifica avrebbero così la scusa per alzare immediatamente il piede dall'acceleratore».

La regolarità della stagione verrebbe così compromessa.
«Regolarità? Ma di cosa stiamo parlando? Il campionato è falsato. E questo qualsiasi decisione sarà presa venerdì. Non ci sono le condizioni e le premesse per riprendere serenamente. E, comunque, i valori in campo saranno stravolti».

Si fa di tutto pur di chiudere l'anno.
«Bene ma, con infortuni anche pesanti alle porte, rinnovi obbligati e pochissima programmazione, anche la stagione 2020/21 sarà pesantemente segnata. Ne sono convinto. Gli strascichi delle scelte fatte o non fatte in queste settimane si vedranno a lungo. Se non ci saranno altri intoppi, peseranno almeno fino all'anno nuovo. Forse solo allora, dopo il mercato invernale, si potrà ritrovare una certa regolarità. Ma chi avrà raccolto poco da agosto-settembre fino a dicembre partirà comunque svantaggiato».

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Ti-press (Samuel Golay)
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