ITALIA
24.10.2007 - 07:520

Quell’ulcera che fece un regime, la malattia segreta di Mussolini

Nuova luce sugli anni '24-'26 nel carteggio inedito Sarfatti-Federzoni . Paolo Cacace: ‘’Se la portò avanti pensando di curarsi bevendo latte e mangiando frutta'’. E rifiutando di sottoporsi ai ferri scampò al ‘golpe’ di Farinacci

ROMA - Dietro la svolta autoritaria impressa da Benito Mussolini al fascismo si nasconderebbe una fastidiosa ulcera. I cui morsi hanno accelerato il processo che ha portato alla ‘secessione aventiniana’ e al ‘colpo di Stato’ del 3 gennaio '25. Ne è convinto Paolo Cacace, editorialista e quirinalista de ‘Il Messaggero’, autore di una singolare inchiesta sugli anni del regime visti dal ‘lettino’ del Duce. I documenti inediti (ora pubblicati in ‘Quando Mussolini rischiò di morire. La malattia del duce fra biografia e politica 1924-1926’, Fazi), provenienti dall'archivio di Luigi Federzoni - nominato ministro degli Interni dopo il delitto Matteotti - presentano in modo particolare il carteggio tra lo stesso Federzoni e Margherita Sarfatti, svelando nuovi particolari sulla malandata salute di Mussolini nel triennio 1924-26 e sui tentativi per spodestarlo.

‘’Il filo rosso che aiuta a ricostruire un periodo storico particolare – spiega Cacace a Ign, testata on line del Gruppo Adnkronos - è proprio la presenza, di cui si finora si sapeva solo a grandi linee, di una brutta ulcera duodenale che causò non pochi problemi a Mussolini’’. L’uomo che in quegli anni si mostrava forte e ‘macho’ dal balcone di Palazzo Venezia, in realta’, rivela il gionalista, ''vomitava sangue, aveva collassi e svenimenti. La prima di queste terribili crisi avviene nel febbraio del 1925, all’indomani quindi del discorso del 3 gennaio quando decise per un giro di vite al fascismo’’. A questo punto, aggiunge il giornalista con il pallino della storia, il capo delle camicie nere ‘’sparisce per un mese. La versione ufficiale lo dava influenzato, ma lui se ne sta rintanato in via Rasella, in un piccolo appartamento a Palazzo Tittoni che di fatto era la 'garconniere' dove riceveva le sue amanti, tra cui la Sarfatti, l’unica delle donne del Duce veramente temuta da donna Rachele Mussolini per via del suo fascino intellettuale’’.

Cosa succede durante questa malattia? ‘’Al capezzale di Mussolini – spiega ancora Cacace a Ign - arrivano medici e luminari dell’epoca, tra cui i fratelli Bastianelli. I camici bianchi tengono un consulto e si dividono: c’è chi si pronuncia a favore di un intervento chirurgico e chi si dice contrario a mettere il Duce sotto i ferri’’. Da parte sua, il malato prende tempo. C’è da prepararsi al processo per il delitto Matteotti e ‘’lui non vuole allontanarsi dalla scena’’.

Qui si innesta una delle rivelazioni di Cacace: ''Nella corrispondenza tra la Sarfatti e Federzoni, la donna racconta le crisi di cui è vittima il capo del fascismo, una sofferenza di cui è testimone perché Mussolini, di nascosto dalla moglie, va a trovarla nella sua villa di Como’’. Viene coinvolto un altro medico, ''ebreo come la Sarfatti, Bellom Pescarolo. Anche lui insiste per l’intervento. La Sarfatti mette a parte di questa diagnosi Federzoni e questi, nell’ottobre del ’25, le risponde che Mussolini non ne vuole sapere’’.

Forse sente sul collo il fiato dal ras di Cremona Roberto Farinacci, che spinge per convocare il Gran Consiglio probabilmente per affrettare la successione a Mussolini alla guida del regime. Nel frattempo, il Duce esce illeso, o quasi, da ben quattro attentati.

Se ‘’Federzoni in qualche modo smonta il ‘complotto’, nel ’26 viene retrocesso a ministro delle Colonie. Successivamente viene nominato presidente del Senato ma la sua stella tramonta e viene progressivamente emarginato. E con tutta l’ulcera, Mussolini si libera sia di Farinacci sia di Federzoni’’.

Il Duce restò sempre ‘’roso da questa malattia, timoroso dell’intervento perche’ nel ’25 di ulcera si poteva anche morire. Di fatto se la portò avanti pensando di curarsi bevendo latte e mangiando frutta. L’ulcera però è tornata periodicamente alla luce soprattutto nei periodi di maggiore stress’’. Così nel ’41, quando le sorti della guerra sono in picchiata, va in scena un nuovo consulto medico, nel quale si sospetta addirittura un cancro allo stomaco. Il medico di Hitler lo rimette in sesto. Ma la malattia picchierà ancora allo stomaco di Mussolini, anche se al momento dell’autopsia se ne trovò solo una lieve traccia. ‘’Alla fine – taglia corto Cacace - ha avuto ragione lui, perché è morto di altro''.

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