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26.10.2006 - 16:100
Aggiornamento : 15.10.2014 - 09:01

DIABETE: L'ESPERTO, CONTRO MALATTIA ATTIVITA' FISICA E DIETA MEDITERRANEA

Roma, 26 ott. (Adnkronos Salute) - Per combattere il diabete non esistono solo i trattamenti farmacologici, ma è necessario svolgere anche una prevenzione ‘personale’ basata su un’attività fisica appropriata e su una corretta alimentazione, in cui è ancora ‘leader’ la dieta mediterranea. E’ il consiglio di Maurizio Di Mauro, diabetologo dell’università di Catania, intervenuto oggi a Roma in occasione dell’incontro ‘Diabete: prevenzione e trattamento tra studi clinici e attività fisica’, promosso da GlaxoSmithKline. L’invito ad un corretto stile di vita non è rivolto solo ai più anziani, che solitamente soffrono di diabete di tipo 1, ma anche ai ragazzi generalmente colpiti da diabete 2, che pur essendo più allenati dei ‘nonni’ possono soffrire ugualmente di problemi cardiovascolari. “L’Oms - spiega Di Mauro - ha riconosciuto recentemente il diabete come ‘una malattia ad andamento endemico’. La patologia colpisce oggi 150 milioni di persone nel mondo, tre dei quali solo in Italia”. Numeri destinati a crescere, se è vero che “entro il 2025 l’incidenza verrà raddoppiata, e i malati saranno globalmente 300 milioni”. E’ doveroso quindi intervenire non solo con i farmaci, ma anche con una terapia che - aggiunge l’esperto - “preferisco definire ‘dietetico-comportamentale’. Alimentazione corretta e attività sportiva, infatti, sono interventi primari per combattere il diabete”. L’invito è esteso agli anziani, solitamente più colpiti da problemi cardiovascolari, ma anche ai giovani. Tre giorni a settimana per un totale di 150 minuti di attività fisica programmata, ad esempio, “possono aiutare il paziente. Così come la dieta mediterranea, che però deve essere ‘povera e leggera’, senza eccedere con ingredienti che possono causare un aumento dei grassi”. Il diabete è una malattia cronica “che colpisce tutti - sottolinea il diabetologo - non si può guarire, ma si può curare. Ma per farlo bisogna avere conoscenze adeguate da parte del medico. Solitamente, invece, il medico di famiglia non ha la cultura necessaria per somministrare questo tipo di ‘cura’”. In questo senso è stato precursore il progetto ‘Ben Attivi’, promosso dalla GlaxoSmithKline (Gsk) nel 2001. “Obiettivo del progetto - ha concluso Di Mauro - era formare oltre 100 medici per la promozione dell’attività fisica negli anziani. ‘Ben Attivi’ è nato come progetto pilota in Friuli Venezia Giulia ed ora, dopo risultati soddisfacenti, verrà esteso anche per la cura dei diabetici”. (Sof/Adnkronos Salute)

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