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10.05.2022 - 23:190
Aggiornamento : 11.05.2022 - 08:31

Eurovision, la Svizzera è in finale

La romantica "Boys do cry" del 29enne appenzellese Marius Bear ha convinto il pubblico.

Passa il turno anche il brano degli ucraini, tra i favoriti. Alla fine della loro esibizione in platea sono comparse decine di bandiere giallo-blu, mentre il sole della scenografia sul palco si tingeva degli stessi colori.

TORINO - Forte del successo mondiale regalato dalla trasgressiva anima rock dei Måneskin (vincitori della scorsa edizione a Rotterdam), Torino ha aperto la 66esima edizione dell'Eurovision Song Contest. La conduzione della prima semifinale, che ha visto sfidarsi 17 Paesi, era affidata a Laura Pausini, Alessandro Cattelan e Mika, tre nomi legati in modo diverso, ma significativo, alla musica internazionale.

Solo 10 i brani che hanno potuto accedere alla finalissima di sabato che, con buone probabilità, avrà un mood all'insegna della tranquillità. Molto folk, e molto country, infatti, nei pezzi selezionati questa sera. Svizzera, Armenia, Islanda, Lituania, Portogallo, Norvegia, Grecia, Ucraina, Moldavia, Paesi Bassi sono i paesi che si potranno ritrovare nell'attesa finale di sabato. 

La serata - A dare il via alla gara è stata l'Albania con un'energica Ronela Hajati e il brano Sekret. Esplosivo, con sonorità molto disco/rap anni '80, è stato invece l'ingresso dei Citi Zeni con Eat your salad (Lettonia). È quindi stato il turno dell'eleganza e del gusto retrò di Monika Liu, dalla lituania con Sentimentai.

Senza inciampi la Svizzera - Marius Bear - il 29enne appenzellese che voleva diventare meccanico, ma che ha scelto la strada del musicista - ha portato invece la ruvidità della sua grana vocale con la romantica Boys do cry. Un pezzo sormione che gli è valso la finale. 

Dopo lo svizzero è stata la volta del look da Beatles e dei suoni pop dei giovanissimi LPS con Disko, dalla Slovenia.

Bandierine per gli ucraini, tra i favoriti - Attesa e molto applaudita è stata ovviamente l'esibizione degli ucraini Kalush con Stefania. «Troveremo la strada di casa anche se tutte le strade sono distrutte», recita uno dei versi del pezzo folk-rap  tra i favoriti di questa edizione.  Alla fine della loro esibizione in platea sono comparse decine di bandiere giallo-blu, mentre il sole della scenografia sul palco si tingeva degli stessi colori.

Un po' di sano rock&roll (decisamente anni '80) lo hanno portato gli Intelligent Music Project, dalla Bulgaria con Intention. Intimista e priva di fronzoli l'esibizione di S10, sola sul palco con De diepte (Paesi Bassi). Tutt'altro registro per i moldavi Zbod si Zdub & Fratii Advahov che, con Trenuletul e la loro esuberanza, hanno portato a casa la terza apparizione a un Eurovision.

Intensa e armoniosa, invece, la prova corale e tutta al femminile delle portoghesi Maro con Saudade. Pop "gentile" quello della croata Mia Dimsic con Guilty pleasure. La serata è proseguita con il pop/punk, ancora una volta tutto al femminile, dei Reddi con The show (Danimarca).

Catapulta nella dance degli anni '90 il brano di LUM!X ft. Pia Maria con Halo (Austria). Dalle fredde terre d'Islanda, invece, è sembrato di riascoltare i primi Clannad con le Systur e il loro Meo haekkandi sol, brano country folk acustico molto delicato.

Altrettanto fine l'esibizione della giovane Amanda Georgiadi Tenfjord con Die together, dalla Grecia. Dalla Norvegia è arrivato uno show elettronico e mascheratissimo (non hanno mai rivelato la loro identità), quello dei Subwoolfer con Give that wolf a banana.

A chiudere la prima serata è stata la cantante e compositrice armena 21enne Rosa Linn con Snap.

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Ultimo aggiornamento: 2022-05-18 04:31:48 | 91.208.130.86