CANTONE
20.08.2019 - 06:010

Vanessa Collier: «Il blues è sincero, vivrà per sempre»

In attesa di vederla esibirsi a Blues To Bop - in programma a Lugano (e Morcote) dal 29 agosto al 1. settembre, abbiamo parlato con Vanessa Collier

LUGANO - Cantante e sassofonista americana - nata a Dallas (Texas) e  cresciuta a Columbia (Maryland) - che all’occasione si diletta anche con altri attrezzi del mestiere - «al pianoforte, alla chitarra, un po’ al basso e un po’ alla batteria». Parliamo di colei che dopo avere portato a termine gli studi al Berklee College Of Music di Boston nel 2013 si è cucita addosso, quanto una seconda pelle, una commistione sonora incandescente - fatta di blues, soul, rock e funk -, pronta a scatenare gli animi del pubblico ticinese che tra pochi giorni la accoglierà nelle piazze luganesi Cioccaro, San Rocco e Riforma.

Vanessa, sarà il tuo primo Blues To Bop…

«Nel 2017 mi sono esibita in Svizzera centrale, ma mai alle vostre latitudini. Sono felicissima di poter portare la mia musica a Lugano!».

Cosa vuoi anticipare a coloro che assisteranno alle tue performance?

«Saranno degli show carichi di energia. Show che mi auguro portino il pubblico a cantare e a ballare più che mai!».

Ti senti più una cantante o una sassofonista?

«Non saprei… Mi sento bene vestendo entrambi i ruoli. Inizialmente, in ogni caso, una sassofonista, anche perché ho incominciato a suonare il sax a nove anni…».

Con quali musicisti ti sei formata?

«Da ragazzina, come tutte le mie coetanee, ascoltavo Christina Aguilera, ma, nel contempo, anche Aretha Franklin, Etta James, Ray Charles, i Fleetwood Mac, gli Eagles, Stevie Wonder e James Brown. Poi, col passare del tempo, mi sono avvicinata al jazz, con Cannonball Adderley e Charlie Parker».

Raccontami del tuo ultimo album, “Honey Up” (American Showplace Music, 2018)...

«Raccoglie nove tracce originali e - su richiesta del pubblico, visto che figurava spesso nelle mie setlist - una cover, “Love Me Like a Man” (di Chris Smither e interpretata anche da Bonnie Raitt, ndr). Il disco si muove attorno a più stili, dal New Orleans Blues - con un’influenza, direi, di Professor Longhair - allo swing, passando attraverso il soul, il rock e il funk».

Come si sono svolte le registrazioni?

«Si tratta di un live in studio… È così che fuoriesce l’essenza della musica...».

Hai lavorato nello stesso modo anche per i tuoi album precedenti, “Heart Soul & Saxophone” (Phenix Records, 2014) e “Meeting My Shadow” (Ruf Records, 2017)?

«In quelle occasioni, la band ha registrato in presa diretta, mentre le voci sono state incise in seconda battuta».

Il blues, dal mio punto di vista, vivrà in eterno...

«Certo, ci sarà sempre, perché è un genere vero, sincero. Ed è dappertutto. Il mio obiettivo è anche quello di portarlo al cuore delle nuove generazioni».

A proposito di nuove generazioni… A Blues To Bop, oltre a calcare il palco, vestirai i panni di docente in un incontro ludico. Che vuoi dirmi al riguardo?

«Racconterò le mie esperienze. Credo possa essere utile ai giovani e ai giovanissimi musicisti: in pratica, il mio intento sarà incoraggiarli a inseguire la loro passione e a non abbandonarla per strada, malgrado le mille difficoltà. È molto importante: non puoi fare qualcosa che non ami per cinquant’anni della tua vita!».

Info: bluestobop.ch

 

 

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