Foto Fabio Lovino
Elisa, classe 1977.
CANTONE
18.07.2019 - 06:010
Aggiornamento : 10:32

Aspettando Elisa a Bellinzona: «Il cantautorato è dominato dagli uomini»

Un concerto attesissimo, quello di Elisa: la cantautrice italiana si esibirà nell’ambito di Castle On Air (Bellinzona) venerdì 26 luglio alle 20.30

BELLINZONA - Ventidue anni di carriera. Dieci album in studio. 5,5 milioni di dischi venduti, che l’hanno proiettata dritta verso il successo in Italia, in Europa, così come negli Stati Uniti. Numerose, inoltre, le (prestigiose) collaborazioni che ha collezionato nel corso del tempo. Qualche nome? Luciano Pavarotti, Francesco De Gregori, Ligabue. Ma anche Tina Turner - «un’esperienza incredibile e surreale», ammette la cantautrice, nel corso di un’intervista telefonica che ci ha concesso in vista dello show bellinzonese -.

Elisa, a inizio giugno è uscito l’ep - costruito con cinque brani in inglese - “Secret Diaries” (Universal): quattro inediti e “Feeling This Way”, che in italiano - con il titolo “Con te mi sento così” - troviamo nel tuo ultimo album, “Diari aperti” (Universal, ottobre 2018)...

«Il fatto di proseguire questo rapporto viscerale con la lingua inglese è un mio desiderio puro, intimo, fragile, nonostante la mia storia - di vita e di musica - accada in Italia. Non si tratta di voler cercare il successo planetario, ma di continuare ad avere uno scambio anche con il pubblico internazionale, proprio per un confronto più obiettivo, reale».

Negli ultimi tempi l’inglese ti mancava?

«Mi manca sempre, quando non c’è…».

Ti fa sentire meglio cantare all’interno di un contesto anglofono?

«Affermare che io mi senta meglio, forse oggi non corrisponderebbe al vero. E per me, questa, è una conquista: d’altra parte, ho imparato a cantare in italiano, trovando la mia identità in una maniera non tanto semplice…».

Per quale motivo?

«Musicalmente non avevo radici. Tutto il mio background, i miei ascolti, eccetto Battisti e Mina, erano in inglese. Ho dovuto per cui scoprire e capire come utilizzare la mia lingua. Un processo molto bizzarro, direi…».

Si dice che le donne all’interno dell’industria discografica siano meno considerate degli uomini… Condividi?

«Sì, sono abbastanza d’accordo. In Italia c’è poca attenzione per quello che è il cantautorato femminile. Il cantautorato di successo - a cui, di conseguenza, viene data più rilevanza -, nella misura dell’80% appartiene agli uomini. E da questa percentuale fuoriesce un ambiente un pochino maschilista».

È così anche a livello internazionale?

«No, non credo. Non ho questa impressione. Non conosco comunque la situazione nei micromercati, ossia nei mercati nazionali di altri Paesi…».

Andiamo nella seconda metà degli anni Novanta… È stato difficile all’inizio?

«No, il primo disco mi ha portato tanta fortuna... Ho dovuto semmai imparare a convivere con una nuova vita: dal paesino di provincia in cui facevo la parrucchiera, a diciotto anni, d’un tratto, mi sono ritrovata a girare il mondo… La gavetta, diciamo, l’ho fatta nei 4-5 anni precedenti a tutto questo...».

Chi è stato il primo a credere in te? Caterina Caselli o Corrado Rustici?

«In primis Caterina, che mi ha dato l’opportunità di esprimermi, offrendomi un contratto discografico. Ma è stato assolutamente fondamentale anche Corrado, che l’ha convinta a darmi una chance con l’inglese…».

Un’ultima domanda… Elisa che tipo di mamma è?

«Malgrado i numerosi impegni, con i miei due figli credo di essere una mamma abbastanza presente. Sono forse un po’ ansiosa… Li lascio comunque sperimentare qua e là, seppur con un po’ di tachicardia... (ride)».

Info: gcevents.ch

 

 

 

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