Ivan Griggio (alias Vaniggio), classe 1972.
CANTONE
03.05.2019 - 06:010

Nel sogno di Vaniggio, tra rock e altre storie

Pubblicato alcune settimane fa dalla label italiana Music Force “Solo un sogno“, primo album di Vaniggio, pseudonimo dietro al quale troviamo il bassista e cantante Ivan Griggio

STABIO - Dal rock immediato e genuino dei Versivari all'industrial metal dei Matamachete, per poi passare - muovendosi in ambientazioni più morbide - nelle fila delle formazioni di Gionata e di George Merk. Eclettico come pochi e da oltre 25 anni sulle scene, Ivan - con la collaborazione di Cristiano Arcioni - ha confezionato il suo primo disco da solista, all'interno del quale ha raccolto nove tracce di ottima fattura - granitiche e autentiche - che, a poco a poco, si schiudono, dando voce a riflessioni profonde e sincere.

Ivan, la scorsa estate, in occasione della pubblicazione di “A volte basta”, il primo singolo estratto dall’album, mi dicevi che il progetto Vaniggio stava per trasformarsi in una band: è accaduto?

«Sì, e la trasformazione è avvenuta in maniera più che naturale. Quasi tutti i musicisti che hanno preso parte alle sessioni di registrazione dell'album hanno accettato di buon grado la mia offerta per la dimensione live - che mi vede impegnato alla voce e alla chitarra -: ovvero, Roberto Panzeri (batteria), Roberto Invernizzi (chitarra), Cristiano Arcioni (Hammond) e Alberto Pagani (basso)».

Un album - “Solo un sogno” - su cui hai lavorato a lungo: vuoi raccontarne la genesi?

«È stato facile incominciare a comporre i brani: la vita, in quel periodo, mi ha regalato molti spunti. E una volta pronti i provini li ho affidati a Cristiano Arcioni, ben sapendo di poter contare sulla sua decennale esperienza di fonico e di arrangiatore».

L’anno scorso mi spiegavi che “A volte basta” per te ha segnato un nuovo inizio. Presumo quindi anche l'album...

«Ho sempre suonato con band e musicisti di talento, portando energie e idee dentro progetti che fondamentalmente non mi appartenevano. Facevo il gregario, e quel ruolo, con il passare del tempo, non mi calzava più. Vaniggio è un progetto costruito con miei testi e le mie musiche: mi sono messo a nudo per potermi rivestire con nuovi abiti... E devo ammettere che in questa dimensione mi sento comodo e, soprattutto, soddisfatto…».

Vuoi entrare nel dettaglio della title-track, “Solo un sogno”?

«“Solo un sogno” è la vera storia di un uomo che si è bruciato i migliori anni della sua vita. Ogni volta che mi capita di parlare con lui, la sua consapevolezza nell’avere sbagliato a gestirsi la giovinezza e nel dover pagare lo scotto delle sue scelte mi appare come una voglia di rivalsa, ma al contempo come un sogno, che svanisce una volta sveglio. L’ho incontrato per la prima volta davanti a una macchina del caffè: non sapevamo che per forza maggiore avremmo dovuto passare molto tempo insieme, e siamo diventati amici».

Amore, ma anche rabbia all’interno dei versi, delle strofe, che completano le nove canzoni del disco… Vuoi approfondire?

«L’amore e la rabbia vanno di pari passo: ci si arrabbia quando chi ami ti delude e ti fa del male. In questo disco sono confluite esperienze che ho vissuto soprattutto nel periodo di scrittura».

Quali i tuoi ascolti in corso d’opera?

«Ho ascoltato di tutto, dai Foo Fighters ai Depeche Mode e del buon metal “old school”. In quel periodo ho suonato anche del blues - come bassista - con i “miei” musicisti che mi hanno coinvolto nelle loro situazioni live...».

Che vuoi dirmi delle registrazioni?

«L’album è interamente autoprodotto, una scelta che non ti porta a scendere a compromessi. È stato registrato, missato e masterizzato in sala prove da Cristiano Arcioni, che ha capito immediatamente ciò che volevo. Abbiamo passato notti insonni per portarlo a termine...».

Quando è in programma il prossimo live?

«Il 2 giugno, in occasione di Poestate 2019, al Bar Laura di Lugano».

Info: facebook.com/vaniggio/; musicforce.it

 

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