Foto Gabriele Ciavarra
Alan Alpenfelt.
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20.08.2018 - 06:010

Human Kind Records, musica per voce e poesia

C'è un intero viaggio nella sonorità delle parole alla base del primo lavoro della neonata etichetta discografica ticinese

CHIASSO - Da qualche mese a questa parte il panorama artistico, musicale e culturale ticinese è un po' più ricco. Grazie alla Human Kind Records, etichetta discografica nata da (un'intuizione? un sogno?) di Alan Alpenfelt.

Alan, come è nata l’idea di Human Kind Records?

«Ho avuto il piacere di diventare membro di una bellissima etichetta musicale ticinese, la Pulver und Asche Records di Chiasso, che pubblica lavori di stampo sperimentale, elettronica o cantautorale alternativo ticinese. Ho una grande passione per le pubblicazioni di lavori musicali, soprattutto quando viene data una grande cura alla veste grafica che accompagna un disco. È come per un libro: la cura del supporto deve rispecchiare la magia e il valore del contenuto. Avendo inoltre una strana e particolare passione per la voce e un fascino per la poesia - entrambi elementi umani che suscitano misteri - ho voluto creare una etichetta che potesse imprimere su memoria fisica lavori in cui questi due elementi sono centrali. "Human Kind", che vuol dire “genere umano” è preso dalla poesia di T.S. Eliot, "Quattro quartetti": "Go, go, go said the bird: human kind / Cannot bear very much reality. / Time past and time future / What might have been and what has been /Point to one end, which is always present"».

Ti focalizzi sui “musicisti poetici”: in che senso?

«Mi focalizzo sulla produzione di poeti e musicisti che trattano la voce e la lingua come strumento. Mi piacciono i lavori che hanno un forte concetto di sperimentazione tra il linguaggio, la lingua, le parole e la musicalità e il ritmo degli strumenti musicali. Non ci sono confini nazionali ma cerco la collaborazione. Spesso sono proprio gli scontri cultural-artistici che producono i risultati migliori».

L’album di debutto dell’etichetta è “Talk in a bit” di Hannah Silva: quali sono le caratteristiche di questo lavoro?

«Con Hannah ho lanciato l’etichetta. Lei è una poetessa inglese conosciuta per le sue capacità virtuose di articolazione vocale. Attraverso la sua acrobatica espressione sonora sfida i temi del corpo femminile, la sessualità, il potere e il dolore. La incontrai nel 2016 all’Edinburgh Book Festival e le proposi di registrare un disco presso La Nuova Sauna recording studio a Varese insieme a uno dei migliori batteristi svizzeri di jazz sperimentale, Julian Sartorius, al compositore di elettro-acustica Luca Xelius Martegani e al violoncellista nostrano Zeno Gabaglio. Il risultato è un vinile 180 g masterizzato da Henning Schmitz dei Kraftwerk: un album potente e crudo in cui percussioni, elettronica e violoncello vengono trattati come oggetti liberati e indirizzati a impattare con grande eleganza con gli arazzi semantici della poesia di Hannah. Per me è un sound di grande originalità, sperimentale ma anche accessibile, un matrimonio di musica e parole pieno di ritmo e a volte di malinconia. Il disco è stato recensito sulla più importante rivista di musica nuova, The Wire, ha avuto vari passaggi su BBC Radio 3 e la newyorchese WFMU ed è stato presentato a Cafe Oto a Londra il 9 maggio. Poi c'è stato un successivo mini tour in Inghilterra insieme al favoloso batterista svizzero Lionel Friedli e al poeta sonoro giapponese Tomomi Agachi».

Come già accennavi, al disco ha lavorato Zeno Gabaglio, vecchia conoscenza del pubblico ticinese…

«Certo, il contributo di Zeno sul disco è incisivo. Lavora con il violoncello elettrico a 5 corde che gli permette di creare suoni impensabili. Grazie a lui il disco ha acquisito (oltre a un sapore nostrano!) una maggiore profondità che solo il violoncello può dare».

Il prossimo lavoro che sarà pubblicato?

«È in lavorazione una produzione di un collettivo di 18 artisti svizzeri e internazionali sui 9 pianeti del Sistema Solare. Sono artisti che ho incontrato durante delle residenze artistiche o a dei festival e che ho reputato validi per affrontare un tema astratto, difficile ma anche affascinante come quello dello spazio. In cantiere c’è inoltre un lavoro fatto dal duo composto dalla cornista greca Elena Kakaliagou e dalla pianista austriaca Ingrid Schmoliner, in cui figureranno voce, corno e pianoforte».

Gli obiettivi futuri della Human Kind Records?

«Vorrei pubblicare un disco all’anno. Mi interessa la qualità e il contenuto, non la quantità e la forma. Ma devono anche essere lavori fruibili e vendibili ed essere passabili in radio, per quanto il genere può risultare arduo al primo ascolto. Ma la mia scelta nel produrre artisti è quella di tenere in considerazione elementi musicali e artistici che comunicano oltre quel territorio terribilmente arido, piatto e senza alcuna creatività che l’offerta radiofonica locale propone alla popolazione. Io credo che i fruitori professionali dell’arte e della cultura debbano stimolare l’intelligenza e la curiosità delle persone invece di indirizzarli verso un irresponsabile consumo di massa». 

Human Kind Records
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