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26.08.2016 - 10:000

Io prima di te: Quasi amanti

Forte di una formula collaudata la commedia romantica campione d'incassi con Emilia Clarke funziona, ma dimenticatevi "Quasi amici"

LUGANO - "Quasi amici" ce lo ricordiamo tutti, anche perché lo abbiamo visto praticamente tutti. La storia della strana amicizia fra Philippe e il suo assistente personale senegalese Driss non solo è uno dei film francesi di maggior successo di sempre ma anche pellicola memorabile per più di un motivo. Mentre si guarda "Io prima di te", commedia romantica dell'esordiente Thea Sharrok nelle sale ticinesi dal primo settembre ma in anteprima già questo sabato 27 agosto, è difficile non tracciare paralleli con "Quasi amici" anche se, di fatto, si tratta di tutta un'altra cosa.

Un esordio riuscito - Tratto dal romanzo omonimo ("Me before you") di Jojo Moyes ha finora fatto molto bene al botteghino (soprattutto negli States) sebbene sia, in realtà, una bella prova di coraggio. Oltre a essere un lavoro primo (cinematografico) per la regista, infatti, è anche il primo grande salto di Emilia Clarke (stellina televisiva de "Il trono di spade") e il primo ruolo di rilievo per il bel Sam Clafin. Insomma, un azzardo bello e buono, costato "appena" 20 milioni che però ne ha portati a casa più di 120 solo in America. Ma parliamo del film, che è anche ora.

Tutta colpa del destino - Will Traynor (Clafin), squalo della finanza di Londra con una smodata passione per Parigi, ha tutto quello che potrebbe desiderare: è giovane, ha una fidanzata da urlo, un fisico d'acciaio e una famiglia ricca (che possiede pure un castello). Tutto questo gli viene strappato via un giorno di pioggia in un incidente. Rimasto tetraplegico passa la sua vita da solo guardando dalla finestra della casa paterna chiuso nel mutismo e nel dolore. Louisa Clark (Clarke), invece, è una ragazza normalissima, nata e cresciuta in campagna, con un fidanzato discutibile tanto quanto il suo gusto in fatto d'abbigliamento. Cameriera modello in un piccolo bar del suo paesino resta disoccupata alla chiusura del medesimo. Visto che a casa la situazione è grama, ha un bisogno disperato di trovare un lavoro ed è disposta a tutto: il resto è facile da immaginare.

Simili ma diversi - In "Io prima di te" come in "Quasi amici" il canovaccio dell' "aiutante improbabile" funziona e si rivela ancora una volta prova di bomba: incontro, impatto, conflitto, (più o meno) serenità. Nel film di Sharrok, come è evidente, la chiave di lettura è quella sentimentale. Ma non è l'unica grande differenza con il film francese: la prospettiva, infatti, è completamente diversa. Se Philippe resta paralizzato nei suoi '40, Will finisce per essere prigioniero del suo corpo nel fulgore della sua giovinezza. Le implicazioni sono completamente differenti: se il primo ha già vissuto, l'altro stava giusto iniziando. Una sofferenza, quella dell'inglese, che appare quindi ancora più profonda e disperata.

La Targaryen della porta accanto - Ma non spaventatevi perché "Io prima di te", è prima e soprattutto una commedia romantica leggera mediamente brillante di quelle che sanno intrattenerti e che qualche volta prova pure a osare. Merito senz'altro dell'affiatatissimo duo di protagonisti. Emilia Clarke, praticamente irriconoscibile rispetto alla sua controparte de "Il trono di spade (la platinata regina dei draghi Daenerys Targaryen), indossa con estrema abilità i panni della ragazza della porta accanto, un po' sempliciotta e dalla bocca troppo larga in stile zelweggeriano. Dall'altro lato Sam Clafin non fa affatto rimpiangere i bellocci di razza di Hollywood, tipo McConaughey, e fa la sua (s)porca figura malgrado tutti i limiti (fisici) del caso. Insomma, di tutti e due sentiremo probabilmente di nuovo parlare.

Una campagna tutta da guardare - Splendida la fotografia che ritrae benissimo uno scorcio abbastanza singolare dell'inghilterra rurale e popolare.  Molto buono anche il doppiaggio, cosa non evidente di questi tempi, anche se forse in difficoltà con un paio di battute di spirito un po' intraducibili (ma quelle bisogna metterle in conto). Vale la pena andare a vederlo? Se vi piace il genere assolutamente sì: siamo pronti a scommettere che uscirete dalla sala con un bel sorriso (e magari un paio di lacrimucce). 

 

 

 

 

 

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