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In una giungla di bugie e soldi, alla ricerca di Anna Delvey

STREAMINGIn una giungla di bugie e soldi, alla ricerca di Anna Delvey

21.02.22 - 06:30
“Inventing Anna” sfrutta la popolarità del filone delle truffe per raccontare una storia vera in maniera assai furbetta
Netflix
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21.02.22 - 06:30
In una giungla di bugie e soldi, alla ricerca di Anna Delvey
“Inventing Anna” sfrutta la popolarità del filone delle truffe per raccontare una storia vera in maniera assai furbetta

NEW YORK - 25 anni, spigliata, colta, estremamente snob e altrettanto ricca. Questa è Anna Delvey, ereditiera tedesca dall'immenso capitale, e che – in pochi mesi – è riuscita a intortarsi gran parte della New York finanziaria che conta per farsi concedere un prestito da 40 milioni di dollari.

Peccato che non era vero niente. Immigrata russa quasi nullatenente dalla colossale spregiudicatezza e nemmeno troppo vaga sociopatia, la giovane lasciava dietro di sé una scia di debiti, fatture inevase che poi si sobbarcavano amici, mentori e amanti.

“Inventing Anna”, nuova serie-fenomeno di Netflix, vuole raccontare sia la sua storia (vera) sia quella della giornalista del New York Magazine (Jessica Pressler) che ne ha ricostruito le vicissitudini. Una chiave di lettura fra l'investigativo e il cronachistico dal sapore vagamente d'altri tempi che funziona bene e non stupisce che abbia sedotto il pubblico dello streaming (in Svizzera è stabile al numero uno delle più viste).

Aiutano il fatto che il tema delle truffe è decisamente “in” (“Il truffatore di Tinder” su tutti), il cast di grido (praticamente tutti volti noti del piccolo schermo) così come la mano che ha curato la produzione: Shonda Rhimes. La “mamma” di pietre miliari dei telefilm di culto – “Grey's Anatomy”, “Scandal”, “Le regole del delitto perfetto” – dimostra che Netflix non è più un televisione alternativa, ma un'alternativa alla televisione. Un po', a dire il vero, ce n'eravamo già accorti.

Tornando ad “Anna” particolarmente degna di nota – oltre alle bravissime protagoniste Julia Garner e Anna Chlumsky – l'idea di costruire la storia in maniera trasversale, punto dopo punto (o meglio, vittima dopo vittima). Una sfida, questa, che non paga subito e che potrebbe anche scoraggiare. 

Fra i malus c'è invece sicuramente la durata, anche un paio di puntate in meno potevano bastare, e qualche problemino di ritmo verso i tre quarti. Il consiglio è quello di guardarsela a rate e con calma (lo so, non è semplice ma ce la potete fare).

Storia di una storia (di una storia)

“Inventing Anna” funziona un po' come una matrioska racconta la storia di una giornalista che vuole scrivere una storia (giornalistica) sulla storia di una truffatrice. Lo fa attraverso testimonianze e documenti cartacei. Mano a mano che l'autrice - Vivian Kent interpretata (bene) da Anna Chlumsky - ci vedrà sempre più chiaro potremo capirci qualcosa di più anche noi. Una bella idea, ma è anche importante sapere che l'articolo in questione esiste davvero (come esiste Anna) ma la giornalista, ovvero Vivian, non è un personaggio reale. A scrivere il pezzo per il New York Magazine, è stata invece Jessica Pressler a cui lei è ispirata e che è anche produttrice della serie. Pressler, tra l'altro, negli anni seguenti scriverà anche un altro articolo che verrà (felicemente) tradotto nel film, ovvero, “Le ragazze di Wall Street - Business Is Business“.  Altra indiscrezione divertente riguarda la stessa Anna che, pare, abbia venduto i diritti sulla sua vita a Netflix per 300mila dollari.

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