Werner Zurbriggen, il pittore che ha colorato il Vallese

Dialoghi alpini nel cuore del Saastal – tra memoria, turismo e futuro (terza e ultima parte)
Dialoghi alpini nel cuore del Saastal – tra memoria, turismo e futuro (terza e ultima parte)
SAAS-FEE - Il torrente Feevispa scorre impetuoso poco sotto il sentiero. Poco prima ho visitato il museo storico di Saas-Fee, dove fotografie, utensili e testimonianze raccontano la trasformazione di un remoto villaggio alpino in una delle destinazioni turistiche più celebri della Svizzera. Ora mi dirigo verso una casa discreta, circondata dal verde e dal silenzio, poco distante dal fiume. È qui che visse e lavorò Werner Zurbriggen.
Ad attendermi sulla soglia c'è la figlia dell'artista, Chantal, che oggi custodisce con passione l'eredità lasciata dal padre. Mi invita a entrare e poco dopo ci ritroviamo seduti davanti a una tazza di caffè. Attraverso le finestre filtra la luce limpida dell'alta montagna, mentre sulle pareti si susseguono dipinti, schizzi e studi preparatori.
«Mio padre non riusciva a separare la vita dall'arte», mi racconta. «Anche questa casa era il suo atelier».
Basta guardarsi attorno per comprenderlo. Ogni parete custodisce una storia. Le montagne del Vallese emergono dalle tele attraverso colori intensi e pennellate energiche. Non sono paesaggi realistici nel senso tradizionale del termine. Sono interpretazioni emotive di una natura che Werner Zurbriggen conosceva profondamente.
«Quando osservava una montagna», continua la figlia, «non vedeva soltanto una cima. Cercava di coglierne il carattere, la forza, l'anima».
Al pianterreno le opere dialogano tra loro come le pagine di una biografia artistica. È qui che emerge con chiarezza ciò che rende Werner Zurbriggen una figura centrale nella storia culturale della Valle di Saas e del Vallese.
«Mio padre cercava sempre l'essenziale», mi spiega Chantal.
Osservando le sue opere si comprende immediatamente il significato di questa affermazione. Werner Zurbriggen possedeva una rara capacità di osservare le persone e i paesaggi della sua terra e di ridurli alla loro essenza senza privarli della loro anima. Le sue composizioni uniscono la chiarezza delle forme geometriche alla forza espressiva del colore, creando un linguaggio artistico personale e immediatamente riconoscibile. Particolarmente emblematica è la figura della donna in costume vallesano, che ritorna costantemente nella sua produzione. La silhouette slanciata e allungata della Trachtenfrau attraversa decenni di lavoro artistico e diventa quasi un simbolo dell'intero Vallese. Werner Zurbriggen la dipinse e reinterpretò fino agli ultimi anni della sua vita, trasformandola in un'icona senza tempo.
Dotato di uno straordinario senso dei valori decorativi e di un eccezionale talento compositivo, l'artista sviluppò uno stile che i critici hanno definito un figurativismo costruttivista di assoluta originalità. Nelle sue opere convivono rigore e poesia, struttura e movimento, tradizione alpina e modernità. Questa ricerca non rimase confinata alle tele. Al contrario, Werner Zurbriggen portò la sua arte negli spazi pubblici, rendendola accessibile a tutti. Ancora oggi il visitatore incontra le sue opere in numerosi edifici di Saas-Fee e ben oltre i confini della valle. Il murale della scuola, le opere presenti nel municipio, i mosaici e le vetrate disseminati nel Vallese testimoniano la volontà dell'artista di dialogare con la comunità e con il territorio.
«Molte persone conoscono le sue opere senza sapere che sono di Werner Zurbriggen», osserva Chantal. «Fanno ormai parte del paesaggio quotidiano.»
Ed è forse proprio questa la misura del suo successo: aver creato un linguaggio artistico così profondamente radicato nel territorio da diventare parte integrante dell'identità stessa della Valle di Saas.
Mentre percorriamo le sale, la conversazione si sposta inevitabilmente oltre le mura della casa.
«Chi visita Saas-Fee ha probabilmente già incontrato mio padre senza saperlo», osserva sorridendo. Ha ragione.
L'arte di Werner Zurbriggen non è confinata nei musei. Basta passeggiare per il villaggio per scoprirne le tracce. Il grande murale della scuola, lo sgraffito del municipio e altre opere disseminate nel paese accompagnano residenti e visitatori da generazioni. Sono diventate parte integrante del paesaggio urbano, quasi elementi naturali dell'identità di Saas-Fee.
Salendo al primo piano, la dimensione privata dell'artista diventa ancora più evidente. Qui si trovano opere che raccontano la sua ricerca interiore. Alcune tele sono dedicate ai ghiacciai che dominano la valle. Altre esplorano il rapporto tra uomo e montagna.
Davanti a una composizione dominata da tonalità blu e bianche, chiedo cosa rappresenti.
«Per mio padre il ghiacciaio era la memoria delle montagne», risponde la figlia. «Qualcosa che conserva il passato ma che continua a trasformarsi».
È una definizione che sembra perfetta anche oggi, in un'epoca in cui il cambiamento climatico modifica rapidamente il volto delle Alpi.
La visita prosegue tra fotografie di famiglia, documenti e ricordi personali. Poco alla volta emerge il ritratto di un uomo profondamente legato alla propria terra, ma allo stesso tempo aperto alle influenze artistiche che provenivano dai grandi centri culturali svizzeri ed europei.
La carriera di Werner Zurbriggen fu intensa quanto breve. Nel pieno della maturità artistica e del riconoscimento pubblico, il destino interruppe improvvisamente il suo percorso. L'8 dicembre 1980, a soli 49 anni, l'artista venne strappato alla vita nel mezzo della sua attività creativa. La sua scomparsa lasciò un vuoto profondo nel panorama culturale vallesano, ma non fermò la diffusione della sua opera.
Il suo talento trovò espressione non soltanto sulla tela, ma anche nell'arte monumentale. Numerose chiese e edifici pubblici del Vallese conservano ancora oggi le sue opere. A Saas-Fee il visitatore incontra il suo linguaggio artistico nella scuola, nel municipio e nella chiesa parrocchiale. Ma il suo sguardo creativo si estende ben oltre la Valle di Saas. Murali, mosaici, rilievi e vetrate realizzati in diverse località del cantone testimoniano la sua capacità di dialogare con l'architettura e con lo spazio pubblico. Le sue opere sono entrate nella vita quotidiana delle persone, accompagnandole all'uscita di scuola, durante una celebrazione religiosa o semplicemente lungo una passeggiata tra le vie di un villaggio.
Guardando le montagne dalla finestra dell'atelier, diventa chiaro quanto il territorio abbia influenzato la sua produzione. Le vette che circondano Saas-Fee non rappresentavano semplicemente uno sfondo. Erano parte della sua identità. Come molti artisti del Novecento cercò nuovi linguaggi espressivi, ma senza mai recidere il legame con le proprie radici.
«La montagna è sempre stata il suo punto di riferimento», mi spiega la figlia indicando le cime che si stagliano oltre la finestra. «Anche quando affrontava temi diversi, in fondo tornava sempre qui».
E forse è proprio questa la chiave per comprendere Werner Zurbriggen. Le sue opere non raccontano soltanto paesaggi. Raccontano un modo di vivere la montagna, di percepirne il silenzio, la forza e la spiritualità. Nei suoi colori si ritrovano le luci dell'alba sui ghiacciai, le ombre lunghe dell'inverno, il verde intenso dei prati estivi e il bianco abbagliante delle nevi perenni.
Prima di lasciare la casa chiedo alla figlia quale sia oggi la sua missione.
«Far sì che le persone continuino a scoprire mio padre. Non solo come pittore, ma come uomo che amava profondamente questa valle».
Oggi, grazie all'impegno della figlia Chantal, la casa di famiglia in Blomattenweg è diventata il Kunsthaus Werner Zurbriggen. Più che una semplice esposizione permanente, rappresenta un luogo della memoria e della scoperta, un autentico faro nella storia culturale e artistica di Saas-Fee. Qui il visitatore può ripercorrere l'intero universo creativo dell'artista e comprendere come un figlio della Valle di Saas sia riuscito a lasciare un'impronta duratura nell'arte svizzera del Novecento.
Uscendo, il rumore del torrente accompagna nuovamente i miei passi. Ripenso alle opere appena viste e a quelle incontrate poco prima nel villaggio. Werner Zurbriggen appartiene a quella rara categoria di artisti che riescono a trasformare un territorio in una galleria a cielo aperto. Le sue tele raccontano il Vallese dall'interno, mentre murali, mosaici e vetrate continuano a dialogare con la vita quotidiana delle persone. Forse è proprio questo il suo lascito più prezioso: aver trasformato la luce, i colori e l'anima delle montagne in un patrimonio condiviso che ancora oggi accompagna chi percorre la Valle di Saas e il resto del Vallese.
Con la visita alla casa-galleria di Werner Zurbriggen si conclude questo viaggio alla scoperta di Saas-Fee. Un villaggio che, nel corso dei decenni, ha saputo trasformarsi da remoto insediamento alpino in una delle destinazioni turistiche più celebri della Svizzera, diventando una vera culla del turismo invernale e, al tempo stesso, una destinazione estiva di straordinaria bellezza. Qui la neve non è mai troppo lontana: mentre l'estate conquista il fondovalle, sul ghiacciaio si preparano già le piste che torneranno ad accogliere gli sciatori a partire dal mese di luglio.
Tra ghiacciai e sentieri, tra tradizioni secolari e nuove forme di accoglienza, Saas-Fee continua a reinventarsi senza perdere la propria anima. È forse questo il segreto del suo fascino: la capacità di guardare al futuro restando profondamente fedele alle proprie radici.
Il mio reportage sul "villaggio dei ghiacci" termina qui. Non termina però il legame che mi unisce a questa valle e alla sua gente. Troppi sono ancora gli angoli da scoprire, le storie da raccontare e i sentieri da percorrere sotto lo sguardo delle diciotto vette oltre i quattromila metri che vegliano sulla Valle di Saas. Sono certo che tornerò presto. Perché alcuni luoghi si visitano una volta sola, mentre altri continuano a richiamarti anche dopo la partenza. Saas-Fee appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.
I precedenti articoli di questo reportage sono stati pubblicati il 3 aprile e 27 maggio 2026.
Testo a cura di Claudio Rossetti
Contatto: newsblog@viaggirossetti.ch
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