Campus Galli, il Medioevo torna a vivere

Intervista alla direttrice Sonja Fecht nel cantiere vivente che riporta in vita il XIII secolo
Intervista alla direttrice Sonja Fecht nel cantiere vivente che riporta in vita il XIII secolo
MESSKIRCH - Nel Baden-Württemberg un progetto unico al mondo sta ricostruendo il monastero ideale di San Gallo utilizzando esclusivamente le tecniche, gli strumenti e i materiali dell'Alto Medioevo. Un viaggio sorprendente nel tempo raccontato dalla direttrice Sonja Fecht.
Il suono ritmico delle asce che affondano nel legno rompe il silenzio del bosco. Poco più in là il martello del fabbro batte incandescente sull'incudine, mentre alcuni artigiani intrecciano rami destinati a diventare le pareti di una nuova abitazione. Nessun rumore di motori, nessuna gru, nessuna betoniera. Soltanto uomini e donne vestiti con abiti medievali che lavorano come oltre mille anni fa. Al Campus Galli di Messkirch, nel Baden-Württemberg, il tempo sembra essersi fermato.
Più che un museo, questo luogo è un immenso laboratorio vivente di archeologia sperimentale, dove la storia viene ricostruita giorno dopo giorno davanti agli occhi dei visitatori. Ad accompagnarmi tra i cantieri è la direttrice Sonja Fecht, che con entusiasmo racconta una delle iniziative culturali più originali d'Europa.
«Tutto nasce da un'idea del giornalista di Aquisgrana Bert Geurten», spiega mentre osserviamo alcuni carpentieri intenti a preparare una gigantesca trave. Durante una visita alla Biblioteca abbaziale di San Gallo, Geurten rimase affascinato dalla celebre pianta del monastero, il più antico progetto architettonico medievale giunto fino a noi. «Si domandò se fosse davvero possibile costruire quel monastero utilizzando soltanto gli strumenti e le conoscenze dell'epoca. Da quella domanda è nato il Campus Galli»,
La pianta di San Gallo, realizzata all'inizio del IX secolo, rappresenta infatti il modello ideale di un monastero carolingio. Pur non essendo mai stata realizzata integralmente, costituisce una testimonianza eccezionale dell'organizzazione religiosa, economica e sociale dell'epoca. È proprio questo straordinario documento ad aver ispirato il progetto di Messkirch. Qui, però, non si vuole semplicemente riprodurre degli edifici. «Il nostro obiettivo è capire come vivevano davvero le persone del primo Medioevo», precisa Fecht. «Per riuscirci dobbiamo costruire esattamente come facevano loro». Il Campus Galli è infatti ambientato nei secoli successivi alla fine della dominazione romana e all'insediamento degli Alemanni, un periodo che segna la nascita di una nuova organizzazione del territorio e delle comunità monastiche.
La filosofia del progetto è rigorosa. Ogni attività viene svolta con gli stessi mezzi disponibili oltre mille anni fa. I circa cinquanta collaboratori indossano quotidianamente fedeli riproduzioni degli abiti medievali e utilizzano esclusivamente utensili ricostruiti sulla base dei ritrovamenti archeologici. «Non impieghiamo macchinari moderni», racconta la direttrice. «Le travi vengono abbattute con l'ascia, lavorate a mano e trasportate come sarebbe avvenuto allora. È un lavoro estremamente impegnativo, ma proprio così impariamo davvero come costruivano i nostri antenati».
È questo l'aspetto più affascinante del Campus Galli: ogni edificio rappresenta contemporaneamente una costruzione e un esperimento scientifico. Gli archeologi osservano ogni fase dei lavori, documentano i risultati e confrontano continuamente le ipotesi con la pratica. Non di rado emergono scoperte inattese che aiutano a comprendere meglio la vita quotidiana dell'Alto Medioevo.
Passeggiando tra i cantieri si percepisce chiaramente l'enorme ambizione del progetto. Quando sarà completato sorgeranno una quarantina di edifici, con al centro la grande chiesa abbaziale prevista nella pianta di San Gallo. Attorno ad essa prenderanno forma abitazioni, laboratori artigianali, officine, magazzini, stalle e tutti gli edifici necessari alla vita di una comunità monastica completamente autosufficiente. Le tecniche costruttive sorprendono ancora oggi per la loro semplicità ed efficacia. Le case vengono realizzate con robuste strutture lignee, mentre le pareti sono formate da intrecci di rami ricoperti d'argilla. I tetti vengono costruiti con scandole di legno oppure con paglia, proprio come avveniva oltre mille anni fa. Anche i muri in pietra vengono innalzati senza cemento moderno, affidandosi esclusivamente ai materiali disponibili all'epoca.
«Ogni edificio ci insegna qualcosa», osserva Sonja Fecht. «A volte ci rendiamo conto che alcune teorie formulate dagli studiosi funzionano perfettamente, altre volte invece dobbiamo correggerle perché la pratica ci dimostra qualcosa di diverso». Uno degli aspetti che più colpiscono il visitatore è la straordinaria attualità del concetto di sostenibilità. Ben prima che questo termine diventasse di moda, gli uomini del Medioevo costruivano seguendo criteri che oggi definiremmo perfettamente ecologici. «Utilizziamo esclusivamente materiali naturali provenienti dalla regione», racconta la direttrice. «Legno, pietra, argilla, sabbia e fibre vegetali. Anche il trasporto dei materiali avviene con metodi storici. Lavorando qui ci si rende conto di quanto fosse sostenibile il modo di costruire medievale.»
La stessa filosofia caratterizza tutta la vita del villaggio. Il monastero progettato a San Gallo era concepito per essere completamente autosufficiente e il Campus Galli ripropone fedelmente questa impostazione. Accanto ai cantieri trovano spazio il pollaio, il recinto dei maiali, gli orti e i campi coltivati secondo le tecniche agricole dell'epoca. «Per noi è importante mostrare come funzionava realmente l'economia di un monastero», sottolinea Fecht. «L'agricoltura, l'allevamento e l'artigianato costituivano un unico sistema». Particolarmente affascinante è il giardino delle erbe aromatiche e medicinali. Passeggiando tra i sentieri si respirano i profumi di numerose piante officinali che i monaci utilizzavano sia per la preparazione dei pasti sia come rimedi naturali. È un luogo che racconta quanto fossero avanzate le conoscenze botaniche del tempo e quale ruolo centrale avessero i monasteri nella conservazione e nella trasmissione del sapere.
Dopo aver visitato i cantieri, molti ospiti si concedono una sosta nell'accogliente ristoro del parco, dove è possibile rilassarsi continuando a osservare gli artigiani all'opera. È un modo piacevole per prolungare un'esperienza che coinvolge tutti i sensi.
Il Campus Galli, però, non invita soltanto a osservare. Chi desidera vivere questa avventura in prima persona può diventare volontario. «Accogliamo persone provenienti da molti Paesi», racconta Sonja Fecht. «Generalmente chiediamo una permanenza di almeno un mese, perché è necessario imparare le tecniche e integrarsi nelle squadre di lavoro. Molti arrivano per curiosità e poi ritornano ogni anno». Lasciando il parco rimane la sensazione di aver visitato un luogo davvero speciale. Qui il Medioevo non viene raccontato attraverso pannelli o vetrine, ma prende forma davanti agli occhi del visitatore. Ogni trave issata, ogni pietra posata e ogni tetto completato raccontano una storia fatta di pazienza, ingegno e collaborazione. È proprio questa autenticità a rendere il Campus Galli un'esperienza straordinaria, capace di trasformare un antico disegno custodito nella Biblioteca abbaziale di San Gallo in una realtà viva e pulsante.
Il parco è aperto tutti i giorni fino alla fine di ottobre e rappresenta una meta imperdibile per chi ama la storia, l'archeologia o semplicemente desidera vivere un'esperienza fuori dal comune. Per qualche ora, tra il suono delle asce e il profumo del legno, il passato torna davvero a essere presente.
Testo a cura di Claudio Rossetti
Contatto: newsblog@viaggirossetti.ch
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