Tra ghiacciai e leggende: il volto segreto di Saas-Fee

Dialoghi alpini nel cuore del Saastal – tra memoria, turismo e futuro (seconda parte)
Dialoghi alpini nel cuore del Saastal – tra memoria, turismo e futuro (seconda parte)
SAAS-FEE - Tra le montagne più spettacolari delle Alpi svizzere esistono luoghi che non si limitano a raccontare il turismo, ma custodiscono la memoria di un’intera civiltà alpina. Saas-Fee è uno di questi. Conosciuta soprattutto per i suoi ghiacciai, per le piste da sci estive e per il fascino del villaggio senza automobili, la località vallesana nasconde anche un patrimonio culturale sorprendente, capace di spiegare come le popolazioni di montagna abbiano trasformato un ambiente difficile in una straordinaria storia di ingegno, resilienza e apertura al mondo.
Durante il mio ultimo soggiorno nel Saastal ho avuto la possibilità di visitare il Saaser Museum, ospitato in una storica casa del villaggio, e di scoprire il VirtuAllalin, il moderno centro informativo dedicato alle leggende legate ai ghiacci eterni. Due visite che, insieme, permettono di comprendere meglio l’anima autentica di Saas-Fee: un luogo dove tradizione e innovazione convivono in modo quasi naturale. Il Saaser Museum non è il classico museo alpino fatto soltanto di oggetti esposti dietro una vetrina. È piuttosto un viaggio dentro la vita quotidiana di una valle che per secoli ha dovuto convivere con il gelo, l’isolamento e la forza della natura. Ogni piano dell’edificio apre una finestra su un mondo che oggi appare lontano, ma che ha modellato il carattere degli abitanti del Vallese.
La visita inizia dal tema dell’agricoltura alpina e del ruolo delle donne nella società tradizionale. In una regione dove l’inverno poteva durare molti mesi e dove la sopravvivenza dipendeva dall’organizzazione familiare, il lavoro femminile era fondamentale. Gli oggetti esposti – utensili domestici, attrezzi agricoli, abiti tradizionali – raccontano un mondo duro, ma anche estremamente dignitoso. Particolarmente interessante è la sezione dedicata alla lavorazione delle salsicce, chiamate Saaser Würste. Oggi sono considerate una specialità regionale, ma in passato rappresentavano soprattutto un modo intelligente per conservare la carne durante i lunghi mesi invernali. Il museo mostra come le famiglie si riunissero in autunno per preparare le salsicce, seguendo rituali tramandati di generazione in generazione. L’esposizione prosegue con la ricostruzione di una tipica Stuba, il locale principale della casa alpina, dominato dalla stufa in pietra ollare. È facile immaginare le famiglie raccolte attorno al fuoco mentre fuori la neve isolava il villaggio dal resto del mondo. In queste stanze semplici si svolgeva la vita quotidiana: si cucinava, si lavorava, si raccontavano storie e si affrontavano gli interminabili inverni di montagna.
Uno degli oggetti più affascinanti custoditi nel museo è senza dubbio l’orologio del 1842 appartenuto al prete Imseng, figura leggendaria nella storia del turismo alpino svizzero. Fu lui a inventare i primi sci corti legati ai piedi e a intuire il potenziale turistico delle montagne del Saastal. In un’epoca in cui le Alpi erano ancora considerate luoghi ostili e pericolosi, Imseng comprese che proprio quel paesaggio spettacolare poteva attirare viaggiatori e pionieri dell’alpinismo. Il suo contributo fu fondamentale per trasformare Saas-Fee da villaggio isolato a destinazione turistica internazionale. Camminando tra le sale del museo si percepisce chiaramente quanto l’alpinismo abbia cambiato il destino economico e culturale della valle. Le prime guide alpine, le fotografie storiche delle ascensioni, le corde e gli attrezzi di un tempo testimoniano un’epoca eroica fatta di esplorazioni, coraggio e improvvisazione.
Il museo dedica spazio anche alla gastronomia tradizionale del Vallese, elemento essenziale della cultura alpina. Colpisce la semplicità dei piatti: minestre d’orzo, pane di segale, patate, carne essiccata e formaggi robusti, pensati per fornire energia durante i mesi freddi. Interessante è il riferimento al mercato di Visp, da cui provenivano diversi ingredienti destinati alla valle. In passato i collegamenti erano difficili e ogni prodotto trasportato fino a Saas-Fee aveva un valore importante. La cucina di montagna nasceva dunque dall’esigenza di utilizzare al meglio ciò che era disponibile localmente. Questa cultura gastronomica sopravvive ancora oggi nelle locande e nei ristoranti del Saastal, dove i prodotti regionali sono valorizzati con orgoglio. Ed è proprio questa autenticità che rende il Vallese così affascinante anche dal punto di vista turistico.
Tra le figure più celebri legate a Saas-Fee vi è lo scrittore e drammaturgo tedesco Carl Zuckmayer, che trascorse gli ultimi anni della sua vita proprio nel villaggio vallesano. Nato nel 1896 in Germania, Zuckmayer è considerato uno dei più importanti autori di lingua tedesca del Novecento. Dopo l’ascesa del nazismo fu costretto all’esilio, vivendo prima in Austria e poi negli Stati Uniti, dove lavorò anche come sceneggiatore e agricoltore nel Vermont. Negli anni Cinquanta decise infine di stabilirsi in Svizzera, scegliendo Saas-Fee come sua patria d’adozione. Nel 1966 ottenne anche la cittadinanza svizzera. Passeggiando oggi nel villaggio è facile comprendere perché Zuckmayer si sia innamorato di questo luogo. Il silenzio della montagna, la luce dei ghiacciai e il ritmo lento della vita alpina offrivano allo scrittore un rifugio ideale dopo le tragedie e le tensioni del Novecento europeo. Nel museo vengono ricordati il suo legame con il Vallese e alcune delle sue opere più importanti. Tra queste spicca certamente «Der Hauptmann von Köpenick» («Il capitano di Köpenick»), brillante satira sul militarismo prussiano che gli regalò fama internazionale. Molto celebre è anche «Des Teufels General» («Il generale del diavolo»), dramma ambientato nella Germania nazista che affronta il tema della responsabilità morale durante il Terzo Reich. Tra le altre opere fondamentali figurano «Der fröhliche Weinberg», la commedia che lo rese celebre negli anni Venti, «Schinderhannes», «Katharina Knie», «Barbara Blomberg» e il tardo «Der Rattenfänger». Zuckmayer fu inoltre autore di sceneggiature cinematografiche e di un’importante autobiografia intitolata «Als wär’s ein Stück von mir», pubblicata nel 1966 e diventata un vero long seller della letteratura tedesca. Lo scrittore morì nel 1977 a Visp e venne sepolto proprio a Saas-Fee, il luogo che aveva scelto come casa definitiva. Ancora oggi la sua presenza culturale è molto forte nella valle e rappresenta un legame affascinante tra la grande letteratura europea e il mondo alpino.
Un intero piano del museo è dedicato agli sport invernali e all’evoluzione di Saas-Fee come stazione sciistica internazionale. Vecchi manifesti pubblicitari, fotografie e filmati mostrano come il villaggio abbia saputo reinventarsi nel corso del Novecento. Particolarmente emozionante è il video sull’inaugurazione degli impianti e sullo sviluppo dello sci moderno. Saas-Fee ha avuto un ruolo importante anche nella preparazione di atleti internazionali grazie alla possibilità di allenarsi in quota durante l’estate. Tra i cimeli spicca il riferimento ai fratelli Zurbriggen e ai Giochi olimpici di Calgary del 1988, uno dei momenti più gloriosi per lo sport svizzero. La valle conserva ancora oggi un forte legame con i suoi campioni. L’ultimo piano ospita invece una sezione dedicata all’artista Werner Zurbriggen, figura significativa della cultura locale, oltre a una preziosa collezione di costumi tradizionali femminili. Gli abiti, riccamente decorati, testimoniano quanto anche nelle regioni alpine più isolate esistesse un forte senso estetico e identitario.
Dopo il viaggio nel passato offerto dal Saaser Museum, il “VirtuAllalin” permette invece di entrare letteralmente dentro il ghiacciaio. Questa nuova esperienza immersiva, realizzata presso il Mittelallalin, rappresenta una delle attrazioni più innovative del Saastal e combina tecnologia, storytelling e patrimonio alpino. Il visitatore viene accompagnato in un’affascinante avventura virtuale da una figura storica molto amata nella valle: il parroco Johann Josef Imseng, considerato uno dei grandi pionieri del turismo alpino svizzero. È lui a guidare gli ospiti attraverso il mondo del ghiaccio, dei miti alpini e della storia del Saastal. L’esperienza non si limita a una semplice proiezione audiovisiva. Il VirtuAllalin utilizza infatti elementi interattivi e immersivi che trasformano il pubblico in protagonista del racconto. Si vola virtualmente sopra il ghiacciaio eterno, si esplorano le profondità del ghiaccio e si affrontano enigmi e scoperte per raggiungere il cuore nascosto del ghiacciaio. Il risultato è sorprendente. In pochi minuti il visitatore passa dalla contemplazione del paesaggio alpino reale a una dimensione quasi fantastica, dove natura, leggenda e tecnologia si fondono in modo estremamente coinvolgente. Uno degli aspetti più riusciti del progetto è proprio la capacità di combinare informazioni scientifiche e racconto emozionale. La storia del Saastal e dei suoi ghiacciai viene narrata attraverso immagini spettacolari e una trama capace di coinvolgere adulti e bambini. L’esperienza si svolge in piccoli gruppi di massimo nove persone per sessione, scelta che permette di mantenere un’atmosfera intensa e partecipativa. Ogni viaggio dura circa quindici minuti, ma lascia l’impressione di aver compiuto una vera spedizione nel mondo nascosto del ghiaccio.
Questa attrazione rappresenta anche un segnale importante per il turismo alpino contemporaneo. Le montagne non vengono più presentate soltanto come luogo sportivo, ma anche come spazio culturale, educativo e narrativo. Particolarmente interessante è inoltre il progetto di ampliamento previsto per l’estate 2026. Verrà infatti inaugurata una seconda sala immersiva che continuerà la storia iniziata nel primo spazio. I visitatori saranno confrontati con nuovi enigmi, ulteriori scoperte e nuove esplorazioni del mondo glaciale. In un’epoca in cui molti ghiacciai alpini stanno rapidamente cambiando a causa del riscaldamento climatico, il VirtuAllalin assume anche una forte dimensione simbolica: permette di vivere il ghiaccio non soltanto come spettacolo naturale, ma come patrimonio culturale e memoria collettiva delle Alpi.
Ciò che colpisce maggiormente a Saas-Fee è proprio la capacità di unire passato e futuro. Da una parte il museo conserva la memoria di una società contadina alpina che viveva quasi isolata dal resto del mondo. Dall’altra il Virtualpin racconta un territorio che ha saputo diventare simbolo di innovazione tecnica e turismo internazionale. Poche località alpine riescono a mostrare in modo così evidente questa evoluzione. In poche ore si passa dalla cucina annerita dal fumo di una Stuba ottocentesca alle moderne installazioni multimediali dedicate alla tecnologia sotterranea. Ed è forse proprio questo il segreto del fascino di Saas-Fee: non aver mai dimenticato le proprie radici pur aprendosi al mondo. Passeggiando oggi tra le vie del villaggio, circondati dai quattromila che dominano il paesaggio, è difficile immaginare quanto dura fosse un tempo la vita da queste parti. Eppure ogni edificio, ogni sentiero e ogni oggetto custodito nel museo ricordano che il turismo alpino non nasce dal nulla: è il risultato di secoli di adattamento, sacrifici e visione.
Il Saaser Museum e il Virtualpin meritano quindi molto più di una semplice visita di passaggio. Sono due luoghi complementari che aiutano a comprendere davvero il Vallese e il suo rapporto con la montagna. In un’epoca in cui il turismo tende spesso a trasformare le destinazioni in semplici scenografie, Saas-Fee continua invece a raccontare una storia autentica, fatta di uomini, ghiacciai, cultura e coraggio. E proprio questa autenticità rappresenta oggi il suo valore più prezioso.
La prossima volta parlerò invece dell’artista saas-feese Werner Zurbriggen, figura originale e profondamente legata al mondo alpino. Sono stato alla casa-galleria d’arte ed accolta per un caffè dalla figlia Chantal.
Il precedente articolo di questo reportage è stato pubblicato il 3 aprile 2026.
Testo a cura di Claudio Rossetti
Contatto: newsblog@viaggirossetti.ch










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