Saas-Fee, dove il ghiaccio racconta storie

Dialoghi alpini nel cuore del Saastal – tra memoria, turismo e futuro (prima parte)
Dialoghi alpini nel cuore del Saastal – tra memoria, turismo e futuro (prima parte)
SAAS-FEE - Davanti al Saaser Museum, con lo sguardo che si perde tra i ghiacciai e le cime oltre i quattromila metri, Saas-Fee sembra sospesa tra passato e presente. Il silenzio è quello tipico dei villaggi senza auto, un silenzio pieno, quasi ovattato, che amplifica ogni dettaglio: il rumore dei passi sulla pietra, il vento che scivola tra le case in legno, il lontano eco dell’acqua che scende dalla montagna. Accanto a me, seduti su una panchina, ci sono Laila Zurbriggen e Yves Audrimont, della destinazione turistica Saastal. Poco più in là si trova la casa dove visse il sacerdote Johann Josef Imseng, una figura che – mi spiegano – è impossibile ignorare se si vuole davvero comprendere la storia di questo luogo.
È proprio Laila a rompere il silenzio, indicando la valle che si apre davanti a noi. «Per molto tempo questo era un mondo a parte», racconta. «Il Saastal era una valle isolata, raggiungibile solo attraverso sentieri stretti e impegnativi. Si viaggiava a piedi o con animali da soma, e arrivare fin qui richiedeva giorni». Yves annuisce, completando il quadro: «Era un viaggio faticoso, ma proprio questa difficoltà rendeva la valle ancora più affascinante. I ghiacciai, le cime imponenti, la natura intatta: tutto contribuiva a creare un’attrazione quasi magnetica».
Questa attrazione, infatti, si manifesta già nel XIX secolo, quando i primi viaggiatori iniziano a spingersi fin qui. Non si tratta ancora di turismo nel senso moderno del termine, ma piuttosto di una forma di esplorazione. «I primi ospiti erano alpinisti, ricercatori, persone colte e benestanti», spiega Laila. «Venivano per vivere un’esperienza autentica, per confrontarsi con la montagna, non per una vacanza nel senso attuale». Yves aggiunge: «In quegli anni, il Saastal aveva un ruolo importante insieme a Zermatt. Era un territorio ancora poco conosciuto, e proprio per questo estremamente affascinante».
Il passaggio verso un turismo più strutturato avviene gradualmente, quasi in sordina. Yves cita una data che segna un primo punto fermo: «Nel 1833, a Saas-Grund, apre il Gasthaus zur Sonne. È la prima vera struttura ricettiva della valle». Da quel momento, lungo la via principale del Saastal, iniziano a nascere altri alberghi, dando forma a una rete ancora embrionale ma sempre più organizzata.
È qui che la figura di Johann Josef Imseng torna centrale. Laila lo racconta con un certo entusiasmo: «Non era solo un sacerdote, ma anche un pioniere. Accoglieva i viaggiatori nella sua casa, li accompagnava tra le montagne e, soprattutto, aveva capito che il turismo poteva rappresentare un’opportunità per tutta la valle». La sua visione porta alla costruzione di nuove strutture negli anni Cinquanta dell’Ottocento e prepara il terreno per un momento decisivo: «Nel 1881», interviene Yves, «con l’apertura dell’Hotel Dom, il turismo arriva definitivamente anche a Saas-Fee».
Da quel momento, il villaggio inizia lentamente a trasformarsi. Nascono nuovi hotel, alcuni dei quali diventeranno iconici, e Saas-Fee si trasforma per diventare una destinazione in cui fermarsi. «Gli alberghi hanno avuto un ruolo fondamentale», sottolinea Laila. «Non solo offrivano un posto dove dormire, ma permettevano agli ospiti di vivere la montagna più a lungo, di esplorarla davvero».
Passeggiando oggi tra le vie del paese, questa evoluzione è ancora leggibile. Le antiche case in legno, i tradizionali “Stadel” utilizzati un tempo per conservare viveri e raccolti, e le strutture alberghiere storiche convivono in un equilibrio affascinante. «La storia qui non è nascosta», dice Yves. «È parte del paesaggio». Il Saaser Museum, alle nostre spalle, aiuta a interpretarla, ma è il villaggio stesso a raccontarla in modo diretto e tangibile.
Nel frattempo, la montagna continua a esercitare il suo richiamo. Gli alpinisti giocano un ruolo determinante nello sviluppo della regione. «Tra il 1854 e il 1865», racconta Laila, «siamo negli anni d’oro dell’alpinismo. Molte cime vengono scalate per la prima volta, e il Saastal diventa sempre più conosciuto a livello internazionale». Yves aggiunge: «Ma non bisogna dimenticare il ruolo delle guide locali. Senza di loro, queste imprese non sarebbero state possibili. La loro esperienza era – ed è ancora – un valore fondamentale». Il Novecento segna però il vero punto di svolta. «La costruzione della strada fino a Saas-Fee, completata nel 1951, cambia completamente le regole del gioco», afferma Yves. «Per la prima volta il villaggio diventa facilmente accessibile». Questa nuova accessibilità apre la porta a un turismo più ampio e strutturato. Nascono infrastrutture, si sviluppano servizi, e il numero di visitatori cresce rapidamente.
Parallelamente, prende forma il turismo invernale. «Il primo skilift viene installato nel 1948», ricorda Laila. «Poi arrivano le funivie, le seggiovie… e nel 1954 la teleferica dello Spielboden segna l’inizio di una nuova fase». Ma è nel 1984, con l’apertura della Metro Alpin, che la montagna diventa davvero accessibile a tutti, anche alle quote più elevate. «È stato un passo fondamentale», aggiunge Yves, «perché ha reso la dimensione glaciale fruibile in modo completamente nuovo».
Con il turismo invernale, Saas-Fee cambia definitivamente volto. «L’economia del villaggio si trasforma», spiega Laila. «Il turismo diventa il motore principale: alberghi, ristoranti, impianti di risalita, negozi… tutto ruota attorno a questo settore». Ma non si tratta solo di crescita economica: cambia anche la struttura sociale e culturale della comunità.
Oggi, però, Saas-Fee è molto più di una destinazione sciistica. «Negli ultimi decenni abbiamo ampliato molto l’offerta», racconta Yves. «Escursionismo, percorsi tematici, attività per famiglie, eventi culturali… siamo diventati una destinazione per tutto l’anno». Laila annuisce: «Non si tratta più solo di sport, ma di esperienza. Le persone cercano emozioni, autenticità, contatto con la natura».
Uno degli aspetti più evidenti di questa evoluzione è l’attenzione alla sostenibilità. «Saas-Fee è senz’auto dal 1951», ricorda Laila. «Allora si decise di non aprire il villaggio al traffico, scelta che oggi appare più attuale che mai». A questa si aggiungono nuove iniziative: autobus elettrici, mobilità pubblica efficiente, utilizzo di energia rinnovabile. «Dal 2012 utilizziamo energia idroelettrica locale», spiega Yves, «e abbiamo sviluppato sistemi innovativi anche per il riscaldamento». Ma dietro queste scelte c’è una consapevolezza più profonda. Laila guarda verso i ghiacciai, visibilmente più arretrati rispetto al passato. «Il cambiamento climatico qui è evidente», dice. «E ci obbliga a ripensare il turismo in modo responsabile». Yves aggiunge: «La sfida è trovare un equilibrio tra sviluppo economico, tutela dell’ambiente e qualità della vita». Questo equilibrio riguarda anche il rapporto tra residenti e visitatori. «Il turismo è parte integrante della nostra identità», spiega Yves. «Ma è importante che resti un rapporto sano, basato sul rispetto reciproco». Laila conclude: «Vogliamo che Saas-Fee sia un luogo vivo, autentico, in cui chi arriva si senta ospite, non solo cliente».
Mentre la stagione invernale si avvicina alla sua conclusione, Saas-Fee continua a regalare emozioni fino all’ultimo giorno di sci. Il 19 aprile segna infatti la chiusura ufficiale della stagione, ma fino ad allora gli appassionati di sport invernali possono ancora godere di condizioni eccellenti. Con circa 150 chilometri di piste a disposizione nell’intero comprensorio del Saastal, tra discese panoramiche, ghiacciai e neve garantita in alta quota, la destinazione si conferma un vero paradiso per sciatori e snowboarder. È un finale di stagione che unisce sport, luce primaverile e paesaggi spettacolari, offrendo un’ultima, intensa occasione per vivere la montagna prima del cambio di stagione.
Il sole, intanto, scende lentamente dietro le montagne, tingendo il ghiaccio di sfumature rosate. La luce cambia, il paesaggio si trasforma ancora una volta, e con esso la percezione del luogo. In quel momento è chiaro che Saas-Fee non è solo una destinazione turistica, ma un racconto continuo, fatto di natura, persone e visioni che si intrecciano nel tempo.
E proprio da questo intreccio prenderà forma il prossimo capitolo: la prossima volta vi porterò, tra storia e innovazione, alla scoperta del Virtuallalin, un’attrazione unica situata a 3’500 metri di altitudine.
Testo a cura di Claudio Rossetti
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