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Fondation Gianadda: arte, memoria e passione

Storie, luoghi e personaggi da scoprire a Martigny, nel cuore del Vallese (seconda parte)
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Fondation Gianadda: arte, memoria e passione

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Storie, luoghi e personaggi da scoprire a Martigny, nel cuore del Vallese (seconda parte)

MARTIGNY - Nel cuore del Vallese, circondata dai vigneti e dalle montagne che accompagnano il Rodano verso il Lago Lemano, Fondation Pierre Gianadda rappresenta uno dei più importanti poli culturali della Svizzera. Situata a Martigny, questa istituzione è molto più di un semplice museo: è un luogo dove arte, memoria, archeologia, musica e paesaggio dialogano continuamente, creando un’esperienza culturale unica nel panorama europeo.

La storia della fondazione è profondamente legata alla figura del suo fondatore, Léonard Gianadda, imprenditore, ingegnere e mecenate svizzero di origini italiane. La famiglia Gianadda proveniva infatti dal Piemonte e si trasferì in Vallese all’inizio del Novecento, portando con sé quella sensibilità mediterranea che ancora oggi si riflette nello spirito della fondazione. Nato a Martigny nel 1935, Léonard Gianadda studiò ingegneria civile all’École Polytechnique Fédérale di Losanna e sviluppò in seguito una brillante carriera imprenditoriale. Parallelamente coltivò una passione sempre più intensa per l’arte, la musica e la cultura, diventando una delle personalità più influenti del panorama culturale svizzero contemporaneo.

La nascita della Fondation Pierre Gianadda è però legata a una tragedia personale. Nel 1976 il fratello Pierre Gianadda perse la vita in un incidente aereo. Nello stesso periodo, durante gli scavi per la costruzione di un complesso immobiliare, vennero alla luce importanti resti archeologici gallo-romani. Léonard Gianadda decise allora di abbandonare il progetto edilizio e di creare un luogo dedicato alla memoria del fratello. Nacque così, nel 1978, una fondazione costruita attorno ai resti di un antico tempio celtico-romano, dove il visitatore può ancora oggi passeggiare tra colonne, pietre e reperti archeologici perfettamente integrati nell’architettura contemporanea. È proprio questa fusione tra memoria privata, storia antica e grande arte internazionale a rendere la Fondation Gianadda un luogo davvero unico.

Nel corso dei decenni, la fondazione è diventata una delle mete culturali più visitate della Svizzera, superando gli 11 milioni di visitatori. Un risultato straordinario per una città relativamente piccola come Martigny, che testimonia la qualità delle esposizioni organizzate e la reputazione internazionale conquistata dall’istituzione. Qui sono state presentate mostre dedicate ai più grandi artisti della storia dell’arte moderna, da Picasso a Van Gogh, da Monet a Modigliani, attirando visitatori da tutta Europa.

Oltre agli spazi espositivi interni, la Fondation Gianadda conquista anche grazie ai suoi magnifici giardini. Il grande parco che circonda il museo ospita infatti una straordinaria collezione di sculture all’aperto, trasformando la visita in un’esperienza immersiva tra arte e natura. Passeggiando tra prati, alberi e specchi d’acqua si incontrano opere di artisti come Joan Miró, Alexander Calder, Jean Dubuffet e Auguste Rodin. Le sculture dialogano armoniosamente con il paesaggio alpino circostante, offrendo scorci di grande suggestione e contribuendo a creare quell’atmosfera di calma e contemplazione che caratterizza l’intero complesso.

Parallelamente alle mostre, la Fondation Gianadda si è affermata anche come uno dei più prestigiosi centri musicali della Svizzera romanda. La sua sala concerti ospita regolarmente interpreti e orchestre di fama mondiale. Nel corso degli anni si sono esibiti artisti del calibro di Martha Argerich, Barbara Hendricks, Mischa Maisky e Cecilia Bartoli. Sul palco della fondazione hanno inoltre suonato prestigiose formazioni come la Orchestre de la Suisse Romande e la Filarmonica della Scala, consolidando il ruolo di Martigny come importante centro culturale europeo.

L’attuale esposizione temporanea “De Manet à Kelly – L’art de l’empreite”, aperta fino al 14 giugno 2026, è dedicata all’arte della stampa e della litografia e propone una straordinaria selezione di 178 capolavori provenienti dalle collezioni dell’Institut national d’histoire de l’art di Parigi. La mostra offre un viaggio affascinante nell’universo dell’estampa tra XIX e XX secolo, rivelando la straordinaria creatività degli artisti nel campo della grafica. L’esposizione nasce oltre trent’anni dopo la storica mostra De Goya à Matisse presentata alla Fondation Gianadda nel 1992 e propone oggi uno sguardo nuovo, trasversale e contemporaneo sulle collezioni fondate all’inizio del Novecento dal visionario mecenate Jacques Doucet.

La selezione mette in dialogo opere storiche e contemporanee, privilegiando il piacere della scoperta e della curiosità. Il percorso conduce il visitatore dalle celebri incisioni all’acquaforte di Francisco de Goya fino alle astratte serigrafie digitali di Vera Molnar, passando attraverso le intense scene sociali di Käthe Kollwitz. L’esposizione dimostra come l’arte della stampa abbia saputo reinventarsi continuamente, attraversando epoche, stili e linguaggi differenti.

La stampa artistica consiste nella creazione di immagini attraverso matrici incise, disegnate o trattate con differenti tecniche. A seconda del procedimento — xilografia, acquaforte, incisione o serigrafia — l’artista ottiene effetti visivi molto diversi. La litografia, sviluppata alla fine del XVIII secolo, si basa invece sul principio della repulsione tra acqua e grasso: il disegno viene realizzato direttamente su pietra calcarea con materiali grassi e successivamente trasferito su carta tramite inchiostrazione. Questa tecnica rivoluzionò il mondo dell’arte perché permetteva una straordinaria libertà espressiva e una grande ricchezza di dettagli. Ancora oggi viene considerata una delle forme più raffinate della grafica artistica.

Tra i grandi protagonisti della mostra figurano Henri Matisse, Paul Cézanne, Paul Gauguin, Edvard Munch ed Ellsworth Kelly. Particolarmente interessante è anche la presenza dell’opera Corps multiple di Jeanne Bardey, collaboratrice di Rodin, che testimonia il dialogo continuo tra grafica e scultura. L’esposizione rende inoltre omaggio al poeta simbolista Stéphane Mallarmé, creando suggestivi collegamenti tra arti visive e letteratura. Una sezione particolarmente affascinante è dedicata agli artisti svizzeri e ai pionieri della sperimentazione contemporanea. Tra questi emerge la figura di Bertha Züricher, artista poliedrica che contribuì alla vita culturale svizzera del Novecento, mentre Vera Molnar sorprende con opere che anticipano il linguaggio dell’arte digitale e generativa. L’insieme delle opere esposte restituisce l’immagine di una collezione straordinariamente aperta, dinamica e innovativa, fedele allo spirito visionario di Jacques Doucet e dell’INHA.

Visitare la Fondation Gianadda significa dunque vivere un’esperienza culturale completa: archeologia romana, arte moderna, concerti internazionali, sculture all’aperto e grandi mostre dialogano in perfetta armonia con il paesaggio alpino del Vallese. È un luogo dove il tempo sembra rallentare e dove ogni spazio invita alla contemplazione, alla scoperta e alla riflessione.

E il viaggio nel Vallese continua. Dopo l’arte e la cultura di Martigny, il prossimo appuntamento sarà dedicato ai rinfrescanti bagni termali di Bains de Saillon, dove acqua calda, benessere e panorama alpino si fondono in una delle esperienze più rilassanti della Svizzera romanda.

Seguitemi!

Testo a cura di Claudio Rossetti


Questo articolo è stato realizzato da Progetti Rossetti, non fa parte del contenuto redazionale.

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