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23.06.2020 - 13:570

Crediti vs Debiti

L’opinione del Direttore della Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Cantone Ticino Luca Albertoni

Fra le molte misure disposte in particolare dalla Confederazione per tutelare il funzionamento del sistema economico elvetico, fortemente colpito dal Coronavirus, una delle più straordinarie è senza dubbio quella che ha permesso un accesso rapidissimo ai crediti garantiti dalla Confederazione. 40 miliardi di franchi per scongiurare il pericolo di un grave blocco delle liquidità aziendali. Finora ne sono stati utilizzati circa 15 miliardi, il che ha portato taluni osservatori superficiali a concludere in modo frettoloso che, tutto sommato, la crisi economica non è poi così grave, visto che non sono stati richiesti tutti i miliardi. Comunque 15 miliardi di franchi non sono noccioline, per prima cosa, e la realtà è ben più complessa di quanto potrebbe apparire a prima vista.

In effetti, i motivi che hanno fatto sì che le aziende svizzere non abbiano espresso richieste maggiori sono molteplici. Avantutto l’apprezzato orientamento alla prudenza della stragrande maggioranza degli imprenditori, poco propensi a indebitarsi e tendenzialmente portati a “stringere i denti”, facendo capo in primo luogo alle proprie riserve. E questo è quello che sta accadendo in questo momento. Scelta più che comprensibile e che evita fondatamente di esporsi a debiti. Purtroppo sussiste evidentemente l’insidia che, in taluni casi, questo atteggiamento prudente limiterà la capacità d’investimento futura e quindi una certa competitività. Non esiste una ricetta vincente per tutte le realtà; in un sistema “imperfetto”, ogni imprenditore farà le sue valutazioni sulla base dei parametri della propria azienda, calzanti la propria realtà.
Il livello generalmente buono di auto-finanziamento delle aziende svizzere e ticinesi ha determinato questo contesto determinandone sicuramente la portata e le mosse. Questo dato emerge regolarmente da anni dalla nostra puntuale inchiesta congiunturale, malgrado una certa flessione registrata quest’anno. I livelli restano comunque di tutto rispetto, anche comparati all’auto-finanziamento delle aziende in altri paesi europei.

L’orientamento dimostrato verso i crediti legati al Coronavirus conferma che molte aziende, pur nelle gravi e innegabili difficoltà di questa situazione quasi surreale, hanno trovato propri margini di manovra. Certo non infiniti e comunque, forse, non sufficienti per mettersi per sempre al riparo dalle inevitabili conseguenze negative che potranno presentarsi. È innegabile che in questo contesto abbiano aiutato anche le altre misure messe a disposizione, come ad esempio il rafforzamento del lavoro ridotto che ha permesso di mantenere tanti posti di lavoro, affrontando al contempo i costi urgenti alla voce “stipendi” per le aziende. Infine, la mancata corsa sfrenata alla concessione di crediti garantiti dalla Confederazione ha anche una spiegazione legata alle diverse esigenze dei settori economici. Tutti colpiti, quasi senza distinzione, ma in modi e tempi differenti. Fra chi è stato obbligato a chiudere, chi ha scelto una chiusura più o meno volontaria e chi invece ha continuato a lavorare, seppure a ritmo ridotto, vi sono spesso grandi differenze. Non tanto o comunque non solo per dimensioni aziendali, ma proprio per ramo di attività. Proprio questa differenziazione presente sul nostro territorio ha fatto in modo che le esigenze e i mezzi di “reazione” non fossero omogenei e pericolanti allo stesso modo. Swissmem ha sottolineato come i settori industriali che essa rappresenta temono di dover affrontare grandi difficoltà soprattutto a partire dal secondo semestre del 2020 e nel 2021. Questo per vari motivi, in primis ovviamente l’andamento dei mercati più importanti rappresentati da paesi che probabilmente faranno più fatica a ripartire.

È quindi legittimo ritenere che vi potrebbe essere una seconda ondata di richieste di credito, quando altri settori rispetto a quelli chiusi per decreto andranno a loro volta in difficoltà. Non a caso, vi è la legittima attesa che il termine per chiedere la concessione di crediti Coronavirus venga spostato dal 31 luglio 2020 almeno fino a dicembre 2020. Se vi sono legittime ragioni di essere soddisfatti della capacità reattiva delle aziende svizzere e ticinesi, l’attenzione deve restare alta, vigile e propositiva. Ci auguriamo che il peggio stia oltrepassando il nostro quotidiano, ma “prudenza” resta la parola d’ordine per la salute e gli affari.

 

Articolo a cura della CC-Ti


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