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Obama: «Io fermai Netanyahu, Trump lo ha accontentato»

Il premier israeliano, nell'occasione, usò le stesse argomentazioni che alla fine hanno trovato in Donald Trump la sponda finale, quella utile.
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Fonte ats ans
Obama: «Io fermai Netanyahu, Trump lo ha accontentato»
Il premier israeliano, nell'occasione, usò le stesse argomentazioni che alla fine hanno trovato in Donald Trump la sponda finale, quella utile.

WASHINGTON - Barack Obama respinse il tentativo di Benyamin Netanyahu di regolare i conti con l'Iran quando era alla Casa Bianca.

Il premier israeliano, nell'occasione, usò le stesse argomentazioni che alla fine hanno trovato in Donald Trump la sponda finale, quella utile.

"Credo che la mia previsione si sia rivelata esatta", ha confidato l'ex presidente americano al "New Yorker", parlando degli scenari che vedono gli USA impantanati in un conflitto impopolare che alimenta il crescente disagio dei democratici verso Israele.

È possibile che ora Netanyahu abbia "ottenuto ciò che voleva. Se questo sia ciò che è meglio per il popolo israeliano è un punto su cui nutro dei dubbi. Che sia un bene per gli Stati Uniti è un altro punto su cui ho dei dubbi. Credo ci sia un'ampia documentazione delle mie divergenze con Netanyahu", ha sottolineato Obama, voce autorevole dei democratici sempre più propensa a trascorrere il tempo con le giovani generazioni, come tutore in tempi incerti e controversi.

I dubbi sulle strategie di Israele si sono radicati sul fronte liberal americano fino a toccare il tabù delle armi nucleari in suo possesso. Il senatore "socialista" Bernie Sanders si è affermato con forza tra i principali critici, a partire dalle vicende di Gaza. Ha sostenuto la necessità di condizionare gli aiuti americani, ha sollecitato la fine del sostegno militare e ha accusato Netanyahu di perseguire una "pulizia etnica", ponendosi come difensore dei diritti dei palestinesi e al contempo da catalizzatore del malessere democartico.

Al punto che ora un gruppo di deputati ha esortato l'amministrazione Trump a riconoscere pubblicamente il programma di armi nucleari non dichiarato in capo a Israele, con una mossa che è una svolta rispetto a decenni di politica americana, confermando quello che, tra gli addetti ai lavori dell'intelligence, è una sorta di segreto di Pulcinella fin dalla fine degli anni '60.

In una lettera al segretario di Stato Marco Rubio e ottenuta dal "Washington Post", più di 20 legislatori guidati dal deputato texano Joaquin Castro hanno sostenuto che il silenzio di Washington sul programma atomico di Israele sia "ormai indifendibile" nel contesto di un'aspra guerra all'Iran. "I rischi di errori di calcolo, di escalation e di ricorso alle armi nucleari non sono meramente teorici".

Il Congresso, hanno rimarcato i deputati, "ha la responsabilità costituzionale di essere pienamente informato sull'equilibrio nucleare in Medio Oriente, sul rischio di escalation da parte di qualsiasi attore coinvolto, nonché sulla pianificazione e sulle misure di emergenza predisposte dall'amministrazione per far fronte a scenari" complessi, in linea con timori condivisi da esponenti dell'amministrazione Trump.

La lettera è l'ultimo campanello d'allarme del cambio di passo dei democratici verso Israele, alimentato dalla frustrazione per attacchi indiscriminati contro i civili a Gaza, Cisgiordania e Libano, nonché per l'intensa attività di lobbying svolta a Washington a sostegno della guerra in Iran.

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