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MEDIO ORIENTE

«La più grande minaccia alla sicurezza energetica nella storia dell'umanità»

Il direttore dell'IEA Birol lancia l'allarme: la carenza di petrolio è solo la punta dell'iceberg. Proposte misure concrete e urgenti
AFP
Fonte 20 Min
«La più grande minaccia alla sicurezza energetica nella storia dell'umanità»
Il direttore dell'IEA Birol lancia l'allarme: la carenza di petrolio è solo la punta dell'iceberg. Proposte misure concrete e urgenti

PARIGI - La previsione di Fatih Birol, direttore dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) è tra le più cupe mai formulate: «Siamo di fronte alla più grande minaccia alla sicurezza energetica nella storia dell’umanità», ha dichiarato recentemente il 68enne in un’intervista al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung. Una valutazione tutt’altro che improvvisata, quella dell'uomo che da oltre dieci anni guida l'organismo incaricato di coordinare e garantire l’approvvigionamento energetico globale.

Gli effetti della guerra in Medio Oriente sulla fornitura di energia sono già evidenti in tutto il mondo. Secondo Birol, però, la politica non ha ancora compreso la reale portata della crisi. Il paragone è con le due crisi petrolifere degli anni Settanta: nel 1973 e nel 1979 l’offerta globale si ridusse di circa dieci milioni di barili al giorno. Oggi, invece, mancano all’appello undici milioni di barili quotidiani. «Il danno è quindi superiore a quello provocato da entrambe le grandi crisi petrolifere messe insieme», avverte Birol.

La carenza di petrolio è solo la punta dell’iceberg - Il blocco dei trasporti di petrolio è solo una parte del problema. Attraverso lo Stretto di Hormuz, chiuso in gran parte da quasi un mese, transitano anche fertilizzanti e materie prime fondamentali come zolfo ed elio. Le conseguenze si estendono quindi ben oltre il mercato energetico.

Particolarmente grave è la situazione del gas. Dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, l’offerta globale era diminuita di 75 miliardi di metri cubi. Oggi, a causa del conflitto in Medio Oriente, le perdite raggiungono i 140 miliardi di metri cubi al giorno.

Trump tra minacce e azioni - Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha recentemente lanciato un ultimatum a Teheran: se l’Iran non riaprirà lo stretto entro lunedì sera (ora svizzera), gli Stati Uniti distruggeranno le centrali elettriche iraniane. Il regime degli ayatollah ha replicato che, nel caso di un attacco al sistema energetico, lo Stretto di Hormuz diventerà completamente inaccessibile fino al ripristino delle infrastrutture elettriche.

In precedenza aveva affermato di non aver bisogno di un cessate il fuoco, sostenendo che la controparte iraniana fosse ormai quasi completamente annientata. Nel frattempo, migliaia di soldati statunitensi e diverse navi da guerra sono in viaggio verso il Medio Oriente per rafforzare ulteriormente la già consistente presenza americana.

La conclusione non è all'orizzonte - Nonostante le ripetute dichiarazioni di Trump, secondo cui gli Stati Uniti avrebbero praticamente vinto il conflitto, non si intravede ancora una conclusione a breve. Di conseguenza, anche la stabilità dell’approvvigionamento energetico globale resta fortemente compromessa. L’IEA ha già liberato il 20% delle proprie riserve di petrolio, mentre gli Stati membri dispongono ancora di 1,6 miliardi di barili.

L’IEA chiede limiti di velocità e lavoro da remoto - Anche queste riserve, tuttavia, rappresentano solo una soluzione temporanea. Con un deficit di undici milioni di barili al giorno, le scorte rimanenti basterebbero per circa 120-150 giorni. Per questo, secondo il presidente dell’IEA, saranno necessarie misure più incisive.

Venerdì, infatti, l’agenzia ha presentato un pacchetto di interventi urgenti, raccomandando tra le altre cose il ricorso al lavoro da remoto e l’introduzione di limiti di velocità.

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