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ITALIA
11.03.2021 - 20:300

Lasciata a casa perché incinta, la squadra poi le ha fatto anche causa

La storia della pallavolista italiana Lara Lugli ha fatto il giro del mondo, arrivando anche a interessare la politica

PORDENONE - Era stata licenziata perché era rimasta incinta, e ora il suo club l'ha citata anche per danni.

Il caso della pallavolista italiana Lara Lugli, attiva per il Volley Maniago Pordenone e che ha giocato anche in Svizzera nel Neuchâtel, è finito addirittura in Senato e su diversi media stranieri.

Lugli, oggi 41enne ed ex-capitana della Maniago Pordenone, era stata lasciata a casa nel marzo 2019 dopo aver avvisato il club della gravidanza. In seguito aveva avuto un aborto spontaneo.

Al momento di richiedere i 2'500 euro dovuti per il mese della stagione in cui aveva comunque giocato prima di aver scoperto di essere rimasta incinta. Non solo le è stato risposto picche ma l'organizzazione l'ha citata per danni.

Nella querela l'accusa «di non aver avvisato il club delle sue intenzioni di maternità», così come una cattiva performance generale che ha impattato in maniera significativa sui risultati della squadra e sui contributi degli sponsor.

«Quando ho letto il carteggio legale mi sono così arrabbiata», ha spiegato Lugli al Guardian che ha finito per interessarsi della questione, «ho dato alla pallavolo 25 anni della mia vita, loro non solo hanno messo in dubbio la mia professionalità ma hanno anche associato la gravidanza a qualcosa d'illecito, scabroso e fatto di nascosto».

Sulla questione si è poi piegata anche la politica portando a prendere posizione (a favore della donna) anche Luigi Di Maio, la presidentessa del senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e il responsabile del Comitato olimpico italiano Giovanni Malagò.

Franco Rossato, responsabile della Maniago Pordenone Volley, ha spiegato alla stampa le motivazioni del club: «È stata una mossa di difesa, dopo che lei ci ha fatto causa diversi mesi dopo la chiusura del suo contratto, questa era stata fatta con l'accordo di entrambe le parti».

 


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