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BERLINO
19.11.2019 - 21:080

Clima, i Paesi ricchi stanno tradendo l'accordo salva Terra

Sconfortante rapporto sulle emissioni di CO2: nessuna nazione del G20 in linea con obiettivi Parigi. Preoccupano Russia, Arabia Saudita e Turchia, ma anche la marcia indietro cinese

di Redazione

Nell’acceso dibattito ambientale, e sullo sfondo di una anche inutile battaglia social sulla valenza della figura e dell'azione di Greta Thunberg, ci sono poi i numeri. Che difficilmente mentono e che in questo caso offrono un quadro sconfortante a livello mondiale.

L'accordo  - Quattro anni fa a Parigi il G20 dei Paesi più industrializzati si era dato un obiettivo sul clima in quello che appunto era stato chiamato Accordo di Parigi sul Clima: contenere l'aumento della temperatura media globale entro 2 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali ma si punta a limitare l'aumento a 1,5°C, dato che ciò ridurrebbe in misura significativa i rischi e gli impatti dei cambiamenti climatici. 

I Paesi firmatari - Ma hanno fallito tutti, senza se e senza ma. Questo il verdetto del report “Brown to green" di Climate Transparency, istituto con sede a Berlino, sulla base di 80 indicatori, grazie ai quali è possibile tracciare il “cammino” di ciascun Paese verso politiche economiche, ambientali e gestionali orientate alla sostenibilità. Il G20 comprende Argentina, Australia, Brasile, Gran Bretagna, Canada, Cina, Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Messico, Russia, Arabia Saudita, Sudafrica, Corea del Sud, Turchia e Stati Uniti. Insieme, sono responsabili dell'80% circa delle emissioni globali di gas serra.

La dura realtà - Nel 2018, le emissioni di CO2 dei paesi G20 sono aumentate in tutti i settori, in particolare in quello dell'edilizia, e molti degli attuali obiettivi climatici per il 2030 sono troppo deboli per raggiungere i target di Parigi. Fa discutere il picco negativo dell'Australia, ultima in questa classifica già negativa di per sé, unica nazione a non aver preso praticamente iniziative concrete contro le emissioni dei gas a effetto serra. Ma non c’è di che stare tranquilli per gli altri 19 Paesi analizzati: nessuno è realmente sulla buona strada per centrare gli obiettivi. 

L'inversione cinese - Secondo il rapporto “Brown to Green”, tra i paesi piú lontani dal target ci sono Russia, Arabia Saudita e Turchia. La Cina nel 2015 e 2016 aveva stabilizzato le sue emissioni, ma nel 2017 queste hanno ripreso a salire. E dire che una decina di anni fa, quindi prima di Parigi, i paesi del G20 si erano impegnati per eliminare i sussidi alle fonti fossili, ma è avvenuto l’esatto contrario. La percentuale della loro energia derivata dalle fonti fossili è sempre molto alta (intorno all’80%), e l’aumento delle emissioni di gas serra è all’ordine del giorno.

L'effetto Trump - Avvisaglie di un quadro generale poco collaborativo si erano avute due anni fa quando ad Amburgo il G20 si era ritrovato proprio per parlare di clima sotto la spinta dei primi e rinnovati movimenti ambientalisti attivisti. Proprio in quell’occasione con gli Stati di Uniti di un Trump poco collaborativo il documento finale in fatto di carburanti fossili e politiche per l’ambiente e per il clima era apparso piuttosto debole.

2050 Terra invivibile - Un problema globale non di poco visto che, secondo uno studio firmato da 11mila scienziati, se non verranno attuate politiche virtuose a livello ambientale le ripercussioni sul clima a medio e lungo termine potrebbero essere difficili da sostenere. Tra i più pessimisti c’è chi ipotizza una Terra invivibile già per il 2050, a causa degli effetti catastrofici del riscaldamento globale. 

Emergenza clima, i sei consigli degli esperti

Non solo parole ma fatti. Non solo numeri ma consigli pratici. Oltre 11mila scienziati di tutto il mondo hanno sottoscritto un documento per aiutare le nazioni a inquinare meno. Così i professori William Ripple della Università dell'Oregon, Thomas Newsome della Università di Sydney e William Moomaw della Università Tufts hanno redatto il rapporto "Avvertimento degli scienziati riguardo alla emergenza climatica", pubblicato sulla rivista Bioscience.

Sono le sei le regole d’oro per salvaguardare il clima della terra e per fare quell’inversione di tendenza che il report “Brown to green" di Climate Transparency ha confermato non esserci stato sconfessando gli impegni di Parigi prima e Amburgo dopo. Ecco cosa bisogna fare.

1) Sostituire i combustibili fossili con fonti rinnovabili a basse emissioni con politiche che vadano sempre meno verso l’utilizzo del petrolio e del carbone.
2) Ridurre rapidamente le emissioni di metano, polveri sottili, idrofluorocarburi che pesano notevolmente sul surriscaldamento della terra.
3) Ripristinare e proteggere gli ecosistemi che, come le foreste, contribuiscono a fornire di ossigeno la Terra.
4) Cambiare le nostre abitudini alimentari, optare per un’alimentazione più vegetale e meno animale. Cosa che ridurrebbe e non di poco le emissioni di metano favorendo una produzione agricola rispetto a quella del bestiame, soprattutto intensiva.
5) Anche l’economia deve evolversi verso una cultura libera dal petrolio e dal carbone. Secondo gli scienziati l’emergenza climatica avrà ripercussione anche sull’economia mondiale, mandando in crisi le banche, il sistema finanziario e di conseguenza facendo collassare il debito pubblico.
6) Trovare il compromesso di giustizia sociale ed economica in un pianeta sempre più popolato e sempre più squilibrato.

 

Commenti
 
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Nmemo 7 mesi fa su tio
Il mondo sta grottescamente fuori dai tempi stabiliti per la sua sopravvivenza. A fronte di nazioni che determinano più della metà delle immissioni mondiali di CO2, da noi (1 per mille delle immissioni mondiali di CO2), si compete a fare il primo della classe autotassandoci e trasferendo certificati all’estero.
Simona Mari 7 mesi fa su fb
Ne porteranno conseguenze anche i loro figli e nipoti . Che incoscienti...
Corri 7 mesi fa su tio
Ci vorrebbe un terremoto su tutto il pianeta, solo così cambierebbe la gente, presa di coscienza. Finito tasse, si cambia tutto il sistema, si parte tutti alla pari.
Francesco Cec Moretti 7 mesi fa su fb
Tanto la scusa è: se gli altri non fanno niente allora anche noi
Maurizio Roggero 7 mesi fa su fb
Ovvio se ne strasbattono le palle di sti accordi...
Fabrizio Nicolucci 7 mesi fa su fb
Assolutamente prevedibile, la COP 21 è stata una buffonata.
Dem Borgna 7 mesi fa su fb
"e io pago" Cit.
Bayron 7 mesi fa su tio
Ancora con sto clima??? Paranoia che serve solo a mettere più tasse.
Nazgul 7 mesi fa su tio
@Bayron Povero te, e chi la pensa come te.
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