KEYSTONE/AP (Elmontasir Darwish)
SUDAN
03.06.2019 - 12:070
Aggiornamento : 12:59

L'esercito spara sui manifestanti: almeno nove morti

Le forze di sicurezza sudanesi hanno disperso con la forza un sit-in per la democrazia. L'ambasciata americana: «Attacco sbagliato»

KHARTUM - Almeno nove persone hanno perso la vita dopo che l'esercito sudanese, questa mattina, ha aperto il fuoco contro un sit-in che, da inizio aprile, occupa parte di una piazza nel centro di Khartum e chiede la transizione a un governo civile e democraticamente eletto. In un video diffuso su Twitter si vedono alcuni momenti del violento assalto.

Come riporta Al Jazeera, per disperdere i manifestanti le forze di sicurezza hanno dapprima usato gas lacrimogeni e granate stordenti. I militari hanno poi sparato munizioni vere sui dimostranti rimasti. «Ora sono in controllo della maggior parte dell'area», riporta un corrispondente.

Secondo quanto riferito dal Comitato centrale dei medici sudanesi, almeno nove persone sono rimaste uccise nell'assalto e molte altre sono state ferite. Le forze di sicurezza avrebbero sparato anche all'interno dell'East Nile Hospital, dove alcuni dei feriti venivano curati. La Bbc parla di almeno cinque morti confermati. 

«Sparavano a tutti a caso e la gente scappava per salvarsi la vita», racconta al portale d'informazione arabo uno dei manifestanti, Mohammed Elmunir. «La gente è molto arrabbiata ora, non sa che cos'altro possa succedere», aggiunge. 

«Gli attacchi delle forze di sicurezza sudanesi contro i manifestanti e altri civili sono sbagliati e devono fermarsi», ha twittato l'ambasciata americana a Khartum. «La responsabilità ricade sul TMC (Consiglio militare di transizione, ndr)», ha aggiunto.

Nate come proteste contro il rincaro del prezzo del carburante e del pane a fine dicembre 2018, le manifestazioni in Sudan si sono presto trasformate in dimostrazioni contro il presidente Omar al-Bashir, che era al potere dal 1989.

Al-Bashir è stato destituito l'11 aprile 2019, ma l'esercito ha previsto un periodo di transizione della durata di tre anni, probabilmente controllato dai militari, prima del passaggio a un governo civile. Una prospettiva che non vede affatto d'accordo chi manifesta da mesi per l'istituzione immediata di un esecutivo di civili democraticamente eletto.   

Potrebbe interessarti anche

YouTube

Facebook

Instagram

Linkedin

Twitter

TikTok


Copyright © 1997-2021 TicinOnline SA - Tutti i diritti riservati
IMPRESSUM - DISCLAIMER - SEGNALACI - COMPANY PAGES
Disposizioni sulla protezione dei dati  -   Cookie e pubblicità online  -   Diritto all'oblio


Ultimo aggiornamento: 2021-05-15 22:47:07 | 91.208.130.87