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19.08.2018 - 19:030

«Dopo Genova penseremo all'Italia. Fatti non parole»

Il premier italiano Giuseppe Conte promette un piano concreto per ridare ai genovesi sfollati una nuova abitazione. E alla nazione infrastrutture più sicure

GENOVA - Subito un piano concreto - «fatti non parole» promette il premier italiano Giuseppe Conte - per ridare ai genovesi sfollati una nuova abitazione. E subito dopo un piano nazionale per rimettere in sicurezza le infrastrutture del Paese. Ponti ed autostrade, ma non solo.

In Italia alla vigilia della riapertura dell'anno scolastico c'è massima allerta per la situazione dei 42 mila plessi, la metà dei quali ha più di 50 anni, 2 su 10 risultano chiusi o in attesa di essere ristrutturati, tanto che per rimetterli a norma lo Stato ha utilizzato meno del 10% dei fondi stanziati.

«L'Italia ha bisogno di più infrastrutture. Non possiamo tornare indietro, serve la messa in sicurezza di tutto il territorio nazionale, pensiamo ai fiumi, alle montagne, alle scuole, alle ferrovie» ripete da ieri il ministro dell'interno Matteo Salvini.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti promette tempi brevi: già a settembre il piano di messa in sicurezza infrastrutturale del Paese verrà varato e a suo parere dovrebbe contenere anche la Gronda di ponente, la nuova arteria che dovrebbe prendersi carico del traffico del ponte Morandi di Genova. Il piano, manco a dirlo, è promosso trasversalmente. Lo promuove anche il rettore del Politecnico di Milano, Ferruccio Resta, che esorta ad una «pianificazione politica, economica e tecnica dello stato delle infrastrutture in Italia».

L'ex premier Paolo Gentiloni condivide intanto l'appello del presidente di Confindustria a non dividere il Paese per rispetto ai morti di Genova ma avverte: «A dare il buon esempio dovrebbe essere il Governo che purtroppo invece contribuisce a un clima di rissosa confusione indegno di un grande Paese. Dal mondo delle imprese e dai corpi intermedi può venire la spinta necessaria a fare, e a fare insieme».

Prova dunque ad evitare polemiche il primo ministro Giuseppe Conte: «Non lasciamo sola Genova» promette e ricorda che il governo lo farà «non solo a parole, ma con gesti concreti». E lo ha già fatto, sottolinea, mettendo «a disposizione i fondi necessari». Adesso però si aspetta «che si faccia in fretta e che sia data una dimora a queste persone».

Domani il sindaco di Genova e il governatore della Liguria consegneranno i primi alloggi ma Giovanni Toti assicura che entro otto settimane ci saranno alloggi per tutti. Il suo timore, tuttavia, continua ad essere la linea dura del governo con Autostrade. La revoca della concessione, ammette, «sicuramente non sarà una guerra facile. Non vorrei che si combattesse sulla pelle degli sfollati, dei morti e dei feriti. Il governo rifletta e faccia quello che ritiene sulle concessioni ma noi oggi abbiamo bisogno di far ripartire Genova e la Liguria».

Salvini però conferma la strada intrapresa: «Andiamo avanti, 43 morti meritano giustizia. Autostrade deve vergognarsi, aprire il portafoglio, ricostruire e risarcire tutti». Anche il leader dei 5 Stelle Beppe Grillo attacca i Benetton e rispolvera un suo vecchio cavallo di battaglia: «Le autostrade diventino gratuite. Non abbiamo pagato per decenni le tasse per arricchire Benetton e soci».

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