ROMA
15.07.2008 - 10:320
Aggiornamento : 13.10.2014 - 14:02

Italiani: creativi per caso secondo rapporto Federculture

ROMA - Italiani leader al mondo per il design, secondi solo alla Cina per esportazione di prodotti creativi, con un valore di scambi che nel 2005 ha raggiunto i 28'000 milioni di dollari. È quanto emerge dal V Rapporto annuale di Federculture - che sarà presentato questa mattina a Roma - che critica però il fatto che la vicina Penisola non investa abbastanza sulla creatività e i giovani. Anzi: la fotografia di Federculture mostra un paese drammaticamente incapace di essere competitivo, tanto da scivolare al 46esimo posto nell'ultima graduatoria del World economic forum, con sei mila cervelli che ogni anno emigrano verso gli Usa e un tasso di disoccupazione giovanile che supera il 20%.

Alle prese con la crisi economica, l'Italia appare afflitta da contraddizioni pesanti, con uno Stato sempre meno capace di spendere per la cultura e privati ancora incerti. Un paese, sottolinea anche il segretario generale della Federazione Roberto Grossi - che come ogni anno ha curato il rapporto - che sconta una visione della cultura ancora troppo identificata solo con la tutela, quasi sempre legata alla spesa più che all'investimento, "che non comprende la reale portata della creatività come forza trainante dell'economia".

"Siamo bravi. Ma quando si tratta di investimenti su creatività e produzione culturale, di sostegno ai giovani talenti", rileva il rapporto, "siamo lontani anni luce rispetto ai nostri partner europei". Lontani dall'Inghilterra, per esempio, che ha stanziato oltre 10 milioni di sterline per il piano strategico Creative Britain News Talents for the New Economy, per la formazione e l'apprendistato di giovani creativi. Lontani dall'Olanda, che con il programma per le Industrie Creative (15,5 milioni di euro) promuove la connessione tra creatività, cultura, economia. Lontani dalla Germania, dai paesi Scandinavi.

Eppure agli italiani la cultura piace: i dati del 2007 raccontano che nelle famiglie italiane, a dispetto di inflazione e crisi dei consumi, per questo settore si spende un po' di più. Sarà perché i prezzi sono cresciuti relativamente meno, ma dove c'é cultura il pubblico in generale, tende ancora ad aumentare. Succede a teatro (+7,66 nell'ultimo anno, +23,5% negli ultimi 10 anni), per i concerti (+17,36%) e per tutto il settore dello spettacolo dal vivo, che vede crescere il pubblico del 10,7% e anche la spesa del 11,28%. Certo, non dappertutto allo stesso modo.



ATS
Potrebbe interessarti anche
Copyright © 1997-2019 TicinOnline SA - Tutti i diritti riservati
IMPRESSUM - DISCLAIMER - SEGNALACI - COMPANY PAGES
Disposizioni sulla protezione dei dati  -   Cookie e pubblicità online  -   Diritto all'oblio


Ultimo aggiornamento: 2019-10-21 12:45:54 | 91.208.130.85